Ex Ilva, la partita è ancora aperta: tre sfidanti e un possibile outsider

Migliorie last-minute e mosse strategiche: la sfida si infiamma

Partita ancora aperta. Nella gara per l’acquisizione dell’ex Ilva nulla è deciso, anzi. Gli ultimi minuti di gioco sono sempre più densi, con ulteriori migliorie arrivate a ridosso della presentazione delle valutazioni dei commissari straordinari, in realtà ancora al lavoro per «completare la loro analisi» delle tre proposte. Lo rivela il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che ha partecipato a un incontro sul tema tra governo e commissari. E, mentre si era già parlato di una revisione da parte degli indiani di Jindal, qualcuno ipotizza che ne sia arrivata un’altra dagli americani di Bedrock. E pure Baku Steel (con il fondo statale Azerbaijan Investment Company) – finora data per favorita – resta in campo.

Ma su come si stiano muovendo le singole aziende Urso non si sbilancia. La sfida rimane dunque a tre. Con il rischio del ribaltone. Dopo i rilanci di dieci giorni fa, c’è «ogni possibilità di migliorare le proposte in un confronto che viene fatto con i commissari» stessi, chiarisce il titolare di Palazzo Piacentini. E si valuta persino l’opzione outsider, ossia «la possibilità che una proposta nuova nettamente migliore delle altre sia presa in considerazione». Sempre nella logica per cui la priorità va a chi fa un’offerta unica, come ricorda il dg di Acciaierie d’Italia, Maurizio Saitta, parlando a Genova: «fortunatamente ci sono tre offerte per il tutto e hanno la precedenza».

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Una modalità che prevede una «interlocuzione continua» tra commissari e attori, e che per il ministro permette di «evitare gli errori del passato». E si valuta pure una partecipazione di Invitalia come socio di minoranza: «un’ipotesi che stiamo considerando – prosegue Urso – qualcuno degli attori lo ha esplicitamente richiesto».

Il nodo bonifiche

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Nel frattempo, sul campo parlamentare si cerca di sciogliere un altro nodo. È quello dei fondi per le bonifiche, che il dl ex Ilva andava a tagliare (nella somma di 250 milioni provenienti dalle confische ai Riva) per destinarli alla continuità produttiva.

Un emendamento del relatore Salvo Pogliese (Fdi), presentato alla commissione Industria del Senato, prevede l’istituzione di un fondo da 80 milioni per l’anno 2027 per coprire interventi di ripristino e bonifica ambientale su aree «ricomprese nel Sin di Taranto e diverse da quelle occupate dal gestore ovvero oggetto di trasferimento a terzi, che non trovano copertura finanziaria nelle residue disponibilità» del patrimonio già destinato. Una quota che vale però un terzo di quanto stanziato originariamente, e che andrà a ridurre le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione per la programmazione 2021-2027.

Immediata la polemica delle opposizioni. «Abbiamo presentato dei subemendamenti al fine di ripristinare la dotazione originaria», annuncia il vicepresidente M5s Mario Turco. Gli fa da sponda la senatrice di Iv Raffaella Paita, che sostiene che «la gara dovrebbe essere aperta e pubblica» ma «si portano avanti strani tavoli e incontri con imprenditori», che «non hanno nulla a che fare con la trasparenza». Domani previsto il voto alle ulteriori modifiche al decreto, giunte in serata, così che arrivi alla Camera verso metà marzo. E per allora il destino dell’ex Ilva dovrebbe essere più chiaro

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