Governo, più risorse per il decreto bollette: sul tavolo aiuti fino a 5 miliardi

Si lavora a misure più efficaci con sostegni estesi per famiglie e imprese

Il governo lavora al decreto legge sulle bollette che arriverà venerdì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Si affinano le norme e si cercano le risorse. Lunedì la premier Giorgia Meloni ha spinto per un rinvio del Consiglio dei ministri affinché si arrivi a delle misure più efficaci. Deve essere un provvedimento corposo e serio, ha fatto sapere a più di un interlocutore.

Maggiori risorse per contrastare il caro bollette

Una delle ipotesi sul tavolo, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari della maggioranza, è quella di arrivare a un provvedimento che metta sul tavolo più dei tre miliardi, si spinge per arrivare a cinque e prevedere aiuti per un anno, non solo per i prossimi sei mesi come era trapelato nei giorni scorsi. I fondi per l’ampliamento delle risorse potrebbero arrivare dalla proroga delle concessioni elettriche, passata da 40 a 20 anni, contenuta nell’ultima legge di bilancio.

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Il ruolo della rimodulazione delle concessioni elettriche

La rimodulazione delle concessioni è subordinata alla presentazione con un piano di investimenti che dovrà avere l’approvazione del ministero dell’Ambiente e dell’Arera. La manovra prevede infatti che l’eventuale maggiore gettito generato dalla misura sia destinato «prioritariamente alla riduzione dei costi energetici delle utenze domestiche e non domestiche». Si punta dunque a un sostegno immediato e tangibile, non solo ad ampio raggio.

Le misure

E si getta acqua sul fuoco sulle indiscrezioni di una distanza tra la premier e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. «Nessuna frizione», «nessuna necessità di chiarimento», il ‘refrain’. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe l’ampliamento fino a 15 mila euro di Isee del bacino di utenza del bonus sociale per disagio economico. Attualmente il sostegno viene concesso per 12 mesi, su una sola fornitura per ogni tipo di servizio (elettrico, gas e idrico), al cittadino o al nucleo con Isee non è superiore a 9.530 euro per famiglie con massimo 3 figli a carico (20.000 euro quelle numerose con almeno 4 figli a carico).

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Per il 2025 il bonus elettrico annuo prevede 167,90 euro per i nuclei da 1-2 componenti a salire fino a 240,90 euro per le famiglie numerose con oltre 4 componenti. Al vaglio anche possibili aiuti alle imprese, versante su cui sarebbe stato chiesto un intervento più incisivo. Ma i partiti del centrodestra sono in pressing anche sulle altre battaglie portate avanti nelle scorse settimane. A partire dalla rottamazione delle cartelle sulla quale insiste la Lega.

«Nel 2025 si troveranno risorse per le bollette, la rottamazione delle cartelle e la riforma dell’Irpef», sottolinea il presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, Alberto Gusmeroli. L’esponente della Lega fa scudo al collega di partito: «Abbiamo il miglior ministro dell’Economia al mondo, Giorgetti è stato dichiarato così, siamo in ottime mani».

Le opposizioni incalzano

Dalle opposizioni il leader del M5s Giuseppe Conte incalza: «tanti imprenditori e artigiani stanno vivendo sulla loro pelle il tracollo della produzione industriale e il caro bollette, li lasciate soli». Mentre per Matteo Renzi ironizza: «Trovano soldi per i centri in Albania vuoti, per gli staff di Lollobrigida, per lo stipendio di Brunetta ma non per le bollette degli italiani? Non ci voglio credere».

Pressioni sulle altre misure economiche in discussione

Intanto ha preso il via in Commissione Finanze di Palazzo Madama l’iter del disegno di legge della Lega sulla rottamazione lunga in 120 rate in 10 anni. Pace fiscale? «Io preferisco dire rateizzazione lunga. E siccome parallelamente facciamo un’indagine conoscitiva sullo stato dell’arte in materia di magazzino fiscale, ottimizziamo i tempi», spiega il presidente della Commissione Massimo Garavaglia.

La maggioranza converge sulla proposta della Lega, la richiesta di Matteo Salvini. Fratelli d’Italia, pur non dicendosi contraria alla rottamazione delle cartelle, frena. «No a interventi spot ma solo di sistema», osserva una fonte di Fdi. «Noi – ha detto il segretario di FI, Antonio Tajani – siamo per il taglio dell’Irpef dal 35 al 33 per cento allargando la base fino a 60 mila euro di reddito per sostenere il ceto medio, che non deve diventare ceto povero. Questa è la nostra priorità».

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