Giovanni Marchionni, l’armatrice iscritta nel registro degli indagati

Nuove verifiche tecniche sull’imbarcazione di 17 metri

A sei mesi dalla scoperta del cadavere di Giovanni Marchionni, 21enne di Bacoli trovato senza vita su uno yacht ormeggiato alla Marina di Portisco, nel comune di Olbia, le indagini iniziano a fornire i primi elementi. A quanto si è appreso, un unico nome risulta iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Tempio Pausania: quello dell’armatrice dell’imbarcazione Gravia.

L’iscrizione riguarda Annalaura Di Luggo, difesa dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto, proprietaria del motoscafo di 17 metri che si trova ancora sotto sequestro alla banchina 7 del porto turistico. L’atto, di natura tecnica e funzionale allo svolgimento di ulteriori verifiche, è stato notificato anche ai difensori. La titolarità del fascicolo è del pubblico ministero Milena Aucone, che nelle prossime ore dovrà definire, insieme agli investigatori, il calendario dei nuovi approfondimenti.

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Gli accertamenti sullo yacht

Il cuore dell’inchiesta resta legato alle cause del decesso del giovane skipper campano. Dalla relazione autoptica e dagli esami tossicologici sarebbe emersa la possibile inalazione di acido solfidrico come fattore determinante. Un’ipotesi che ha orientato l’attività investigativa verso verifiche tecniche mirate sull’imbarcazione.

Proprio in questa direzione si inserisce il coinvolgimento degli ispettori del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della Asl di Olbia, chiamati a effettuare controlli a bordo. Finora lo Spresal non era stato interessato dagli accertamenti; il loro intervento rappresenta un passaggio ulteriore nell’analisi delle condizioni operative e ambientali presenti sullo yacht.

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Il nodo della presenza in Sardegna

Nei momenti immediatamente successivi al ritrovamento del corpo, l’armatrice aveva sostenuto che Marchionni si trovasse con lei e con la sua famiglia in vacanza in Costa Smeralda. Una ricostruzione che è stata respinta fin da subito dai genitori del 21enne e dal sindaco di Bacoli, paese di origine del ragazzo.

Il primo cittadino, attraverso i propri canali social, ha più volte ribadito che il giovane si trovava in Sardegna per motivi professionali, impegnato come skipper, e non come ospite per un soggiorno di piacere. Un elemento che contribuisce a delineare il contesto in cui maturano gli accertamenti, mentre la Procura prosegue con le verifiche per chiarire dinamica e circostanze della morte.

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