Traffico illecito di rifiuti tra Puglia, Campania e Calabria: 9 misure cautelari | Video

Venivano scaricati anche in aree di pregio naturalistico

Sono 9 le ordinanze cautelari emesse dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura della Repubblica-Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino, a carico di altrettante persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, impedimento al controllo e gestione illecita di rifiuti. I provvedimenti sono stati eseguiti stamani nelle province di Bari, Taranto, Trani/Barletta, Brindisi, Caserta, Napoli, Avellino, Cosenza, Matera, Campobasso, Viterbo e Potenza, dai carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai carabinieri dei Comandi Provinciali dei territori interessati.

Mediante intercettazioni di conversazioni, video riprese e pedinamenti, è stato accertato un fenomeno di abbandono di rifiuti speciali pericolosi e non, a carico degli indagati. Questi ultimi si sarebbero associati per svariate attività finalizzate al traffico illecito di rifiuti.

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Gli stessi, mediante la predisposizione di una falsa autorizzazione ambientale che attestava, in capo all’impresa Eko srl di Onano (Viterbo), la disponibilità di un impianto autorizzato al trattamento dei rifiuti e tramite l’utilizzo di formulari con indicazioni mendaci sul luogo di conferimento per il successivo recupero, avrebbero movimentato illecitamente ingenti quantità di rifiuti industriali, provenienti dalla Puglia e Campania e dirette per lo smaltimento illegale nella stessa Puglia, Calabria, Campania e Basilicata (segnatamente in località ricadenti nelle province di Taranto, Cosenza, Avellino e Matera).

Il materiale veniva sversato sul suolo o abbandonato all’interno di capannoni in disuso. Dall’analisi delle modalità, gli investigatori del Noe, coordinati dalla Dda leccese, hanno focalizzato l’attenzione su una organizzazione criminale strutturata campana, dedita a questo tipo di smaltimento di rifiuti speciali.

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L’inchiesta

Venivano scaricati anche in aree di particolare pregio naturalistico, affacciate su strade comunali e provinciali a ridosso delle aree rurali più isolate, i rifiuti, anche speciali e pericolosi, di derivazione industriale, smaltiti illegalmente dall’organizzazione sgominata dai carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai carabinieri dei Comandi Provinciali dei territori di varie province italiane.

L’inchiesta è stata condotta in particolare dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) di Lecce, Bari e Napoli, a partire da giugno del 2023 protraendosi poi per diversi mesi e interessando diverse regioni. Nove le misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Lecce, su richiesta della Procura della Repubblica-direzione distrettuale antimafia. Le aree scelte nel tempo sono divenute autentiche discariche abusive a cielo aperto, dove i rifiuti, una volta scaricati, in alcune circostanze venivano dati alle fiamme, rendendo l’aria irrespirabile.

I siti e il meccanisco

Fin dall’inizio delle investigazioni, si è appurato che i rifiuti speciali, codici Eer 191212 e 150106, organizzati in balle ‘reggiate’, composte prevalentemente da scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali e frazione indifferenziata di Rsu, nonché scarti tessili, dopo essere stati raccolti e prelevati dai luoghi di produzione, invece di essere conferiti in siti di smaltimento e/o recupero autorizzati, venivano trasportati e smaltiti abusivamente in terrenti oppure in capannoni abbandonati.

Si realizzava una vera e propria filiera del commercio illecito di rifiuti che comprendeva la fase di consegna, ricezione nonché intermediazione, trasporto e smaltimento abusivo. Ciò consentiva un profitto ingiusto, rappresentato dal risparmio di spesa, derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti prescritte dalla legge.

A Villapiana e Cassano allo Jonio (Cosenza), Ferrandina (Matera), e Pulsano (Taranto) sono stati individuati i siti di abbandono degli ingenti quantitativi di rifiuti trafficati illegalmente. I meccanismi erano collaudati: classificazione fittizia dei rifiuti da parte degli impianti di produzione, redazione di falsa documentazione che indicava siti di destinazione inesistenti, che consentisse di giustificare il trasporto dei rifiuti ed il successivo illecito abbandono in siti abusivi, di volta in volta individuati.

La vicinanza con la Campania, principale area di provenienza dei rifiuti, e la vastità e l’orografia del territorio pugliese hanno contribuito notevolmente alla realizzazione di tali traffici. L’attività criminale ha consentito agli indagati un profitto illecito calcolato in un milione di euro, somma di denaro di cui è stato disposto il sequestro per equivalente.

Il sequestro

Nel corso della operazione, sono state inoltre sequestrate 3 società di trattamento/recupero rifiuti di Giugliano (Napoli), Onano (Viterbo), San Martino Valle Caudina (Avellino), 3 capannoni industriali, a Pulsano (Taranto) e Cassano allo Ionio (Cosenza), 2 terreni agricoli a Villapiana (Cosenza), 25 automezzi (rimorchio e motrice).

L’applicazione della misura cautelare per gli indagati, autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società responsabili, è finalizzata ad impedire il ripetersi dell’attività criminale, attraverso ulteriori illeciti abbandoni di rifiuti e ad evitare l’alterazione delle fonti di prova attraverso la predisposizione di documentazione volta a dimostrare il preteso regolare smaltimento dei rifiuti. Oltre alle persone colpite dal provvedimento cautelare, altre 34 sono sono indagate e sono state deferite all’Autorità giudiziaria.

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