Mps scala Mediobanca, l’operazione incassa ok del Governo: «Offerta trasparente»

Il ministro Giorgetti: «Usciremo da Monte Paschi»

L’assedio al fortino delle Generali, la partita delle partite della finanza italiana, trova il suo snodo a Siena, araba fenice del credito italiano risorta dopo anni di perdite miliardarie e nel cui cda, accanto agli uomini del Tesoro, siedono quelli di Delfin e Caltagirone, protagonisti tre anni fa di un duro scontro con Mediobanca per il controllo del Leone di Trieste.

L’offerta pubblica di scambio

Con una mossa sorprendente, il Monte dei Paschi di Siena ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Piazzetta Cuccia, ai cui azionisti offre 2,3 azioni in cambio di un’azione della banca guidata da Alberto Nagel, valorizzate 15,992 euro l’una, con un premio del 5% sulla chiusura di mercoledì, per una valutazione del capitale di Mediobanca di 13,3 miliardi. E incassa l’ok del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che, parlando a un’iniziativa della Lega, afferma: «Offerta trasparente» che «è nell’interesse dell’economia italiana». Aggiunge poi: usciremo da Mps e «se il mercato risponderà saremo contenti, se il mercato non risponderà ne prenderemo atto».

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L’operazione è stata presentata dall’ad di Mps, Luigi Lovaglio, che l’aveva proposta al Mef già nel 2022. «Creiamo un nuovo campione nazionale, con due brand di eccellenza, che vogliamo proteggere e valorizzare ancora di più», afferma, snocciolando i numeri dell’operazione: 700 milioni di sinergie, 600 di costi di integrazione, un indice patrimoniale pro-forma del 16%, un ritorno sul capitale del 14% e un utilizzo accelerato del “tesoretto” fiscale rappresentato dalle Dta, che genereranno 500 milioni di capitale all’anno per sei anni, con un valore netto per gli azionisti di Mediobanca di 1,2 miliardi.

Reazioni di Mediobanca e analisi degli esperti

L’offerta, che Lovaglio definisce «amichevole», viene valutata come convincente dal governo, orgoglioso della rinascita di Mps. È letta invece come «ostile» da Piazzetta Cuccia, che riunirà il cda la prossima settimana per bocciarla e studiare le difese: eventuali operazioni straordinarie dovranno passare in assemblea, dove Caltagirone e Delfin hanno il 25%. Sempre che in scena non intervenga un cavaliere bianco, in una partita a cui tutti – da Intesa a Unicredit – guarderanno con grande attenzione.

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La Borsa ha dato una prima valutazione a caldo: Mps perde il -6,9% a 6,49 euro, mentre Mediobanca prende il volo mettendo a segno un +7,7% a 16,47 euro e trasformando il premio del 5% della mattina in uno sconto del 9,3% la sera. Diversi analisti (Morgan Stanley, Kwb, Equita, Jefferies, Ig) hanno sollevato dubbi sulle sinergie ed evidenziato rischi per i ricavi di Mediobanca, che potrebbe perdere alcuni dei suoi banchieri, giudicando anche basso il prezzo e incerto l’esito dell’Ops.

I benefici potenziali e il futuro dell’Ops

C’è anche chi, come Scope Rating, ne indica i possibili benefici e sottolinea il fatto che l’operazione appare chiaramente ben vista dal governo. «Degli impatti sui ricavi ci possono essere», ma saranno «marginali» rispetto alle sinergie generate dalla «combinazione del business retail», cioè credito al consumo e gestione del risparmio, afferma Lovaglio, che sottolinea l’assenza di «impatti sociali» per Mps, dopo gli oltre 4000 esuberi gestiti nel 2022. Il banchiere riconosce che si tratta di «un’operazione complessa», ma è convinto che si tratti della «migliore opzione» per Mps, anche se «ci vorrà tempo per metabolizzarlo».

Tajani: «Rafforzare il sistema bancario»

Nel Governo, il primo ad esporsi è Antonio Tajani: «Tutte le iniziative di libero mercato sono benvenute. Siamo sempre stati per il libero mercato se serve a rafforzare il sistema bancario, che in Italia è già sano, più di altri». Il suo partito, Forza Italia, chiede «che lo Stato esca il prima possibile dal capitale di Mps». «Lavoriamo per un’uscita ordinata dello Stato», disse due anni fa Giorgia Meloni. E quella resta la direzione del Governo, dove adesso si rivendica con orgoglio di aver risanato una banca fallita, ora in grado di puntare al salotto buono della finanza italiana.

Dalle dichiarazioni pubbliche e dalle analisi riservate, si evince che questa operazione viene considerata in grado di creare valore non solo per chi ha lanciato l’Ops. Non prospetta infatti riduzioni di personale o sportelli né sacrifici di asset. Si guarda al nuovo gruppo nascente come una garanzia a tutela della ricchezza e del risparmio degli italiani. «Dimostra come il sistema bancario abbia superato gli anni difficili in cui doveva essere salvato con i soldi degli italiani e oggi possa offrire opportunità agli italiani stessi», afferma il responsabile Economia di FdI, Marco Osnato.

Tra gli osservatori politici e finanziari circola anche la lettura di una mossa funzionale ai piani di FdI e meno a quelli della Lega, che perorava la causa di un terzo polo bancario a trazione Mps-Bpm. Dal partito di Matteo Salvini arrivano pochi commenti, ma non negativi. «Direi che la cosa va seguita con interesse e non solo per Siena, ma per tutta l’Italia…», twitta Claudio Borghi. «Mi sembra – nota il sottosegretario al Mef e vicesegretario leghista Claudio Durigon – una grande operazione perché dà ancora più forza a un istituto di credito italiano. È presto per capire come andrà a finire e vedremo i dettagli, ma diciamo che non sono dispiaciuto».

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