Le civette rosse sbattono la testa contro l’aereo che ha riportato a casa la Sala

La liberazione di Cecila e «M. il figlio del secolo» di Scurati spingono FdI al 31,5%. Gli italiani non ne possono più di ipocrisia e impudenza di Pd e 5S

Alla faccia delle civette rosse che, stavolta, hanno sbattuto la testa contro un aereo. Quello che partito da Napoli è andato a Teheran e ha riportato a casa Cecilia Sala, completando la missione iniziata il giorno della befana con l’incontro fra Meloni e Trump. Un risultato quello della liberazione della collega romana, ottenuto a tempo di record e che, checchè ne dica la sinistra, è un successo tutto italiano, che non deve essere condiviso con nessuno. Ancor meno con l’opposizione.

L’opposizione cerca di salvare la faccia

Che, anzi, dopo aver lungamente espresso perplessità sull’opportunità dell’incontro «assolutamente inutile», more solito, quando si è resa conto che la sua «preveggenza» sull’esito della visita di Meloni a Mar-a-Lago era stata smentita dai fatti, ha tentato disperatamente di salvare la faccia. Se l’è sciacquata con un po’ di sapone, sostenendo che le accuse contro la conduzione delle trattative con Usa e Iran dell’esecutivo non erano critiche, bensì, offerte di collaborazione. Le macchie, però, sono rimaste. Ma un grosso «grazie», per il contributo fornito, meritano: diplomazia e servizi d’intelligence che lavorando all’unisono hanno messo in mostra una compattezza mai evidenziata in altre occasioni.

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E soprattutto ai genitori di Cecilia, che hanno giocato al meglio le proprie carte senza ergersi mai a protagonisti e con rispetto delle istituzioni, non pretendendo scadenze temporali che queste non avrebbero potuto assicurare. Facendosi, quindi, da parte e lasciando operare, chi per ruolo aveva il compito di farlo, con tranquillità e senza interferenze. Ma facendo pesare il loro essere genitori con determinazione, chiedendo ai «media» di abbassare la voce per non rischiare di mandare a carte quarantotto il lavoro che nelle sedi opportune, si stava facendo silenziosamente. E al meglio.

Meloni rafforza il ruolo dell’Italia

La realtà, è che – a dispetto delle polemiche, queste sì davvero superflue, delle opposizioni – anche in un momento di estrema difficoltà come quello del «sequestro» della collega di «Chora Media» e «Foglio» che appena arrivata ha ringraziato la premier con uno smagliante sorriso – il governo Meloni ha saputo dimostrare concretezza e determinazione, confermando il grosso ruolo che sta ricoprendo non solo in Italia, ma anche in campo internazionale.

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È ovvio, pertanto, che questo risultato abbia mandato in bestia l’opposizione. A cominciare da quel Conte che in appena un anno e 6 mesi di governo tra Rdc e Superbonus 110 ci ha annegati in un mare di debiti (oltre 235 miliardi), come del resto hanno fatto gli altri «amici del giaguaro» (Schlein, Calenda, Renzi, Bonelli, Fratoianni & c), nonché, accuse e bugie distribuite in giro dagli intellòsinistrati Santoro, Augias (89 anni, non ne azzecca più una, che sia tempo di pensione?) Scurati, Saviano e compagnia di giro. Persone dalle quali, è meglio prendere le distanze, piuttosto che esempi.

Cosa che, in verità, hanno già fatto gli italiani, il cui 95% non si è fatto scrupolo di criticare i contestatori del governo, facendo volare i consensi per FdI al 31,5%. Ovviamente, arrabbiatissimi sprizzano fuoco e fiamme da tutti i pori, perché vorrebbero – senza riuscirci – scaricare sulla maggioranza colpe e responsabilità ataviche che sono soltanto loro.

La retorica antifa

E dal trionfo dell’ipocrisia all’impudenza totale il passo è stato breve. Se non ci fosse da piangere per il bassissimo livello in cui – nonostante i contributi miliardari dello Stato per la realizzazione di film, che spesso neanche raggiungono le sale di proiezione – ci sarebbe davvero da scompisciarsi dalle risate. Lo dimostra il dolore – a suo dire – provato dall’attore antifa, Marinelli per aver fatto soffrire la nonna antifa, angustiata vedendolo sullo schermo nel ruolo di Mussolini, per la serie televisiva tratta dal romanzo dello scrittore (terzo per antifa, ma non meno importante) Scurati «M. il figlio del Secolo».

Bisogna, però, riconoscere che – dopo aver messo in banca la lauta ricompensa ottenuta per «rinfrancarsi» della sofferenza patita – si è scusato. E si è fatto perdonare, anche dalla nonna – confidandole via stampa, di aver vissuto «un sentimento orrendo», per tutti i 7 mesi trascorsi a registrare la fiction, – e questa, alla fine, lo ha rassicurato con un tranquillizzante «hai fatto bene».

«Se tanto mi dà tanto», mi chiedo, quanto sia stato raccapricciante per lui, interpretare, in precedenza, il ruolo di killer della ‘ndrangheta che non mi risulta carichino le pistole di cioccolatini, caramelle e baci perugina, quando sparano. Marinelli, insomma, – già vincitore di un David di Donatello, due premi al Festival di Venezia e due Nastri d’argento – chiedendo scusa per «aver dovuto farlo», (ma chi glielo ha imposto? Come mi piacerebbe saperlo!) – ha messo, le premesse per guadagnarsi anche il sesto premio. Spero riesca a sopportare il travaglio di averlo ottenuto «indossando le vesti di chi odiava tutti».

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