Accoltella sconosciuta sul bus: la rabbia per una presunta truffa amorosa di una escort

Il 39enne arrestato è laureato in Giurisprudenza e senza precedenti

Ha raccontato agli investigatori di aver «covato rabbia verso il mondo intero» dopo una presunta truffa sentimentale. Da quel rancore sarebbe nata la decisione di accoltellare una sconosciuta su un autobus di Napoli. Così Antonio Meglio, 39 anni, è finito in carcere dopo l’aggressione avvenuta giovedì sera sul bus di linea C32 in via Simone Martini, al Vomero, dove ha colpito con dieci coltellate una penalista di 32 anni, Alessia Viola, scelta come bersaglio casuale.

Aggressione sul bus C32: penalista colpita con dieci coltellate

La vittima è stata immobilizzata per circa quindici minuti all’interno del mezzo pubblico, con il volto a terra, mentre l’aggressore la colpiva al volto, al collo e alle mani. Le coltellate, si apprende da un articolo di Leandro Del Gaudio su «il Mattino», le hanno provocato ferite gravi e la rottura di un tendine alla mano, conseguenza del tentativo disperato di difendersi e di schermirsi dai colpi.

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La scena è stata ripresa con i telefoni da altri passeggeri e nei video si vede la donna che, nonostante l’aggressione, prova anche a disarmare l’uomo. L’autista del bus, Davide Pecoraro, ha cercato di mantenere la calma e di avviare una sorta di trattativa a distanza con l’aggressore quando il mezzo ormai si era svuotato. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del radiomobile che hanno bloccato il 39enne.

Le accuse e l’indagine della Procura

Sulla vicenda indaga il pubblico ministero Roberto Pirro Balatto, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci. Le accuse ipotizzate sono lesioni gravissime, sequestro di persona e deturpamento di viso, nuova fattispecie giuridica introdotta nell’ambito delle norme del cosiddetto codice rosso.

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Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe spiegato di essersi sentito vittima di una truffa amorosa da parte di una escort. Avrebbe anche tentato di presentare denuncia, ma senza essere ritenuto credibile. Da qui, nella sua ricostruzione, sarebbe nata la rabbia che lo avrebbe spinto a colpire una donna qualunque.

Il tentativo di suicidio

Antonio Meglio non è considerato dagli investigatori uno sbandato. È laureato in Giurisprudenza ed è iscritto all’albo dei praticanti avvocati e in passato avrebbe anche provato a intraprendere la carriera forense.

Proveniente da una famiglia descritta come rispettabile e senza precedenti di condotte illecite, era stato seguito da un ufficio di igiene mentale dell’Asl cittadina, accettando terapie che sembravano aver prodotto risultati positivi. Più recentemente, si apprende ancora dal quotidiano napoletano si era rivolto a uno specialista privato, dal quale aveva ricevuto indicazioni terapeutiche anche di tipo farmacologico.

Dopo l’arresto, e dopo essere stato sottratto al rischio di linciaggio da parte delle persone presenti, il 39enne avrebbe tentato il suicidio. Secondo quanto emerso avrebbe cercato di ferirsi utilizzando una pen drive che teneva in tasca, quella che – nella sua ricostruzione – conteneva le prove della presunta truffa sentimentale subita. È stato quindi trasferito all’Ospedale del Mare, dove resta ricoverato e piantonato dalle forze dell’ordine. L’uomo è difeso dal penalista napoletano Gianluca Sperandeo e dovrà comparire davanti al gip per l’interrogatorio di convalida del fermo.

La ricostruzione dell’aggressione e le armi trovate in casa

È stata la stessa Alessia Viola a ricostruire quanto accaduto ai carabinieri. Tutto è iniziato poco prima delle 21 in piazza Quattro Giornate, dove la penalista attendeva il bus C32 diretto verso il Vomero alto. Secondo il suo racconto, l’uomo avrebbe iniziato a imprecare ad alta voce mentre i passeggeri salivano sul mezzo. Avrebbe poi osservato uno per uno i presenti, fino a individuare la donna che non aveva mai visto prima.

Si è seduto alle sue spalle per poi estrarre un coltello. In tasca ne aveva un secondo. A quel punto ha iniziato a colpirla ripetutamente al volto e al collo. Durante l’aggressione avrebbe gridato «la fotto, la fotto», espressione che nel contesto è stata interpretata come «la uccido».

Nel corso delle perquisizioni nell’abitazione di Antonio Meglio i carabinieri hanno trovato anche manifesti ideologici, ritagli del codice penale e massime che richiamerebbero una non meglio specificata «praxis».All’interno dell’abitazione sono state inoltre rinvenute armi: diversi coltelli, alcuni dei quali da cucina, ma anche armi da fuoco tra cui fucili e carabine. Su questo materiale è in corso lo screening da parte dei militari.

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