Non bastano l’Emilia-Romagna e l’Umbria, il centrosinistra continua a litigare

Bonelli e Fratoianni «litigano» con Renzi e Calenda. Nel frattempo il M5S si lecca le ferite: non ha superato il 5%

Le vittorie in Emilia-Romagna e in Umbria non hanno cambiato granché: all’interno del campo largo, le distanze restano quelle e i litigi continuano. Matteo Renzi può sgolarsi quanto vuole, ma i leader del M5s Giuseppe Conte e di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, non cambiano opinione: «Siamo incompatibili con Iv». Insomma, dopo le regionali, il compito di cucitura che si è assunto la segretaria Pd sembra ancora una sfida insormontabile. Al Nazareno, nessuno pensava che l’esito delle urne avrebbe potuto spianare la via delle alleanze, ma almeno una spintina sarebbe stata benvenuta. Invece nulla. Renzi non ha perso tempo. Ne ha approfittato per tornare a bussare alla porta.

All’indomani del voto, ha convocato una conferenza stampa al Senato. «La politica dice che in Liguria senza di noi si è perso, in Emilia-Romagna e in Umbria abbiamo vinto – ha detto – Per me è matematica, o politica, poi chiamarla sfiga o karma, ma il dato di fatto è la sconfitta di chi dice: Non aprite a Italia viva, il centrosinistra può fare senza».

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La risposta di Bonelli e Fratoianni è arrivata in una conferenza stampa convocata a ruota. Con Iv «ci sono profili programmatici assai diversi – ha detto Fratoianni – Si sono visti anche in Parlamento sul salario minimo e sugli emendamenti alla manovra in tema di sanità. Questo fa testo. Per noi questa discussione finisce qui». Bonelli ha esteso il «No» ad Azione di Carlo Calenda. «Non è un problema di veti, ma di impianto programmatico – ha spiegato – Anche Renzi, come Calenda, dice sì al nucleare sì al Ponte sullo Stretto, posizioni incompatibili non solo con le nostre ma anche con quelle del Pd o del M5s».

Movimento 5 Stelle, apertura e calo dei voti

Per la verità, nel Movimento 5 stelle, qualche voce meno intransigente si è sentita. A voto ancora caldo, il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli aveva fatto notare che «il centrosinistra torna a vincere e torna a farlo bene, con un’unità reale di coalizione». E l’ex presidente della Camera Roberto Fico aveva sottolineato la «vittoria del campo progressista. Abbiamo costruito un percorso solido – aveva spiegato – partendo dai temi e dai programmi». Ma questo non significa che la posizione del Movimento sia cambiata.

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Quando Renzi rivendica un ruolo di Iv nelle vittorie in Umbria e in Emilia-Romagna «parla come se fosse a capo di una forza che non è la sua – è il commento di un parlamentare M5s di lungo corso – Il peso di Iv nelle urne è stato nullo. Anzi, Renzi è respingente per tutto ciò che è campo progressista, per chi pensa che la politica sia al servizio dei cittadini. Il campo progressista è un’altra cosa, lui non è atto a farne parte».

Resta il fatto che anche i Cinque stelle non possono ignorare l’esito del voto, con i consensi ancora in drastico calo. Il Movimento ha registrato sia in Emilia-Romagna sia in Umbria solo il 3,55% e il 4,71. «È stata la conferma del fatto che quando si tratta di voto di prossimità abbiamo un oggettivo problema – è la spiegazione del M5s – Ci stiamo lavorando coi gruppi territoriali, ma i risultati richiedono tempo. La Costituente darà un input ulteriore».

Questo fine settimana, a Roma si celebra l’evento che dovrà disegnare il nuovo M5s. In discussione ci sono il ruolo di Conte e quello del garante, Beppe Grillo. Ma pure le alleanze e la strategia politica. Al gelo che c’è nel M5s e in Avs nei confronti di Iv, si affianca il clima tiepido fra Schlein e Conte. Non una foto insieme per le vittorie in Emilia-Romagna e in Umbria. E nemmeno una chiacchierata faccia a faccia. In giornata, alla Camera, Schlein si è fermata a parlare a lungo con Bonelli e Fratoianni. Non ha invece incrociato Conte.

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