I «pizzini» per Marco Di Lauro passavano per un negozio del corso Italia a Secondigliano

Il retroscena spiegato da Tamburrino: «La fidanzata di Marco portava una busta che dava con indicazione di recapitarla a me»

Nell’ambito dell’inchiesta sulle truffe all’Iva organizzate con i soldi di camorra e mafia, il pentito Salvatore Tamburrino spiega alcuni dettagli in merito alla latitanza di F4, ovvero Marco Di Lauro.

«Cosimo Marullo – riferisce Tamburrino – sapeva che ci servivano schede intestate a persone non collegabili a noi, con documenti di comodo. Gestendo la latitanza di Marco Di Lauro, ci scambiavamo anche tra noi le schede fornite da Cosimo».

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«È capitato che la fidanzata di Marco Di Lauro – spiega ancora Tamburrino – andasse al negozio di Corso Italia con una busta che dava ai ragazzi con indicazione di recapitarla a me (conteneva pizzini da distribuire e direttive/istruzioni tra cui quelle sui soldi di cui necessitava ecc.). Capendo ciò Cosimo di chiese di evitare per il prosieguo perché nel negozio veniva pure un parente di Genny Marullo che era carabiniere. Anche la moglie di Cosimo lavorava lì e si prestava anche per l’intestazione di beni di Marullo».

Poi un aneddoto: «Quando hanno tentato di estorcere 500.000 euro a Marullo, sono intervenuto io per dire alle persone antagoniste al clan Di Lauro, ovvero alla Vanella Grassi, che io ero socio e dunque non si poteva toccare».

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