Continua la caccia di Vincenzo De Luca al terzo mandato a Santa Lucia

Davvero brutta questa Italia con qualche «sì», ma tantissimi «ma»

L’ambiguità di una sinistra incapace di uscire dal passato ed entrare nel futuro, ci sta trasformando in un Paese che guardandosi allo specchio non può fare a meno di chiedersi: ma cosa sto diventando?

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Purtroppo, un Paese, dove per voglia di protagonismo qualche magistrato, a dispetto dello spirito della Carta Costituzionale, interpreta – anziché applicare, la legge – e poi sentenzia, indifferente al principio di terzietà e imparzialità, che dovrebbe caratterizzare chi è chiamato a giudicare, secondo le proprie idee politiche. E soprattutto la propria sensibilità, senza tenere in alcun conto quelle del legislatore e dei cittadini.

Poi incurante del ruolo rivestito – e, per di più, senza preoccuparsi di essere notato – di partecipare alle manifestazioni di protesta contro il governo e, infine, andandosene a passeggio su un motorino senza casco. Col rischio che – come si è già verificato, con la disapplicazione dei decreti sicurezza per l’accelerazione delle espulsioni degli immigrati irregolari – questo comportamento possa trasformarsi in un esempio per chi non accettando il casco, per non indossarlo «disapplichi» la legge. «Se lo fa un magistrato, perché non posso farlo io»?

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Il neo procuratore generale di Messina, Caponcello, ex avvocato generale della Corte d’Appello di Catania, si augura che «i magistrati siano giudicati per i loro provvedimenti e non per altro» e «di vivere in un Paese dove nessun magistrato debba domandarsi, prima di apporre la propria firma su un’ordinanza, cosa potrà accadere se non sarà in linea». D’accordissimo! A patto, però, che quei provvedimenti, non siano, dimostratamente e ideologicamente in linea unicamente con le sue personali convinzioni, non violino apertamente il principio di terzietà e imparzialità. E, ancora di meno, di essere «contra legem».

I sondaggi

Gli italiani, sono stanchi di questi comportamenti da «lei non sa chi sono io». Tant’è che nel 2023 – ancora prima che la giudice catanese Apostolico ed i colleghi che l’hanno seguita sulla stessa strada – decidessero di rifiutare l’applicazione del decreto per l’espulsione il 69% degli italiani riteneva che «sovente i magistrati agiscono per fini politici» e ben l’83% era «convinto dell’urgenza di riformare la giustizia per farla funzionare meglio», mentre un sondaggio di Euromedia Research, successivo alla decisione, ha confermato, invece, che il 63% degli italiani «condivide le espulsioni facili» e solo il 32,7% è contrario. Ma per tutta risposta – mentre i rilasciati sono già scomparsi – i giudici continuano a dire no ai decreti sicurezza.

Certo, il Viminale «impugnerà», ma, intanto, il Paese resta ostaggio delle toghe rosse. E qualcuno può dire senza arrossire che non è un tantinello preoccupante – se non addirittura inquietante, per le conseguenze che potrebbero derivarne – la condanna (si fa per dire) inflitta a mister gomorra, Saviano ad una multa di mille euro per aver diffamata, dandole della «bastarda», Giorgia Meloni, all’epoca dei fatti, leader dell’opposizione e oggi presidente del Consiglio? Secondo il giudice avrebbe «agito per motivi di alto valore morale».

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Signori, se offendere la premier, è un «valore malore» e, per di più, «alto», grazie al quale in caso di condanna possono scattare le attenuanti generiche, in questo Paese siamo davvero alla frutta. «Lascio l’Italia!» ha detto, il gomorrista, dopo la sentenza. Ma non andrà da nessuna parte. Non gli conviene!

L’appoggio al terrorismo

E che Paese è quello dove gli universitari dalle Alpi al Capo Passero – mentre 275 loro coetanei solo perché israeliani, durante un «rave» e oltre 300 (fra cui bambini e neonati) riuniti in comunità, sono caduti sotto i colpi del terrorismo islamico – scendono in campo al grido di «che bello, brucia Tel Aviv» e a Roma si scontrano con la Polizia? I cattivi maestri, sono tornati. Zaki: «israeliani serial killer»; Ovadia: «colpa di Israele»; la Bindi: «Lo Stato ebraico deve fare un esame di coscienza»; la Como, dirigente Cgil ha postato un significativo «Palestina Free»; la sindaca di Brescia si è rifiutata di illuminare la Loggia con i colori di Israele.

E mentre tra israeliani e palestinesi il numero delle vittime continua salire, si moltiplicano le manifestazioni pro Hamas e gli slogan antigoverno e contro Meloni. Schlein e Conte, anziché preoccuparsi di quali conseguenze tutto questo possa avere per l’Italia, sono sempre più impegnati a contendersi i voti antisemiti. Sicché, la leader Dem, dopo una settimana di «fragoroso» silenzio ha ritrovato la voce per chiedere di difendere Gaza. E’ proprio vero: «un bel tacer non fu mai scritto», il capo dei 5Stelle «condanna gli attacchi terroristici, ma…». Davvero brutta questa Italia con qualche «se», ma soprattutto, tantissimi «ma…». Così, purtroppo, cresce solo l’odio.

La Schlein non ci sta e De Luca: «Nel Pd cafoni, maleducati e presuntuosi. Mi temono perché non ho padroni»

A Napoli, infine, il governatore De Luca, sempre a caccia del «si» al terzo mandato del suo partito, non riuscendo a spuntarla, alza sempre più la mira e cerca di distruggere l’immagine – tra l’altro, più pretesa che presunta – della sinistra «radical chic». «Nel Pd cafoni, maleducati e presuntuosi».

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