Export, Sud in crescita: Campania e Calabria guidano la classifica fra regioni

Per il superamento della questione meridionale c’è bisogno dell’intervento statale, ma non può arrivare solo da quello

Crescono lavoro ed export. Stando all’Inps e all’Istat, con 23,5milioni di occupati (61,3% +0,3% in confronto al trimestre scorso) in Italia l’occupazione ha messo il turbo e realizzato il record storico dal 2004. Sono cresciuti gli occupati a tempo indeterminato (0,8%) e gli autonomi (0,5%), sono calati disoccupazione (-0,3%) e inattivi 15 e 64 anni (-0,1%) e il salario minimo è inutile. Interesserebbe solo 20mila lavoratori.

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E nell’esportazione il Sud fa addirittura meglio di tutti. Tant’è che a guidare la classifica fra le regioni è la Campania con un +25,5, seconda la Calabria +20,6, quarto il Molise +16,2, sesto l’Abruzzo +12,1 e nona la Basilicata +6,7. Senza i flop di Puglia quindicesima -1,4, Sicilia terzultima -17,2 e Sardegna ultima -24,4, per l’Italia sotto il Garigliano sarebbe stato davvero un trionfo.

Intanto, al ministero delle imprese e made in Italy, si è conclusa la lunga telenovela dei 312 lavoratori ex Whirlpool. La Tea Tek ha deciso di assumerli, entro il 31 ottobre prossimo, niente più lavatrici, ma panelli fotovoltaici. A dimostrazione, che il superamento della questione meridionale abbisogna dell’intervento statale, ma non può arrivare solo da quello. Il nuovo Mezzogiorno o verrà da una rivoluzione totale avvolgente e coinvolgente, del modo di essere e di pensare il Sud di tutte le componenti sociali, interessate al suo rilancio o non verrà mai.

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La Zes Unica

Una compattezza che, per altro, servirebbe anche all’Italia, per non essere sempre ricattata da un’Europa che non c’è. Da qui, la conferma di quanto potrà essere importante l’avvio della Zes Unica con la conseguente riduzione dei tempi per l’ok alle opere e credito d’imposta per tutta l’area. Il che può trasformarlo nel terminale degli investimenti e nel paradiso della competitività.

E dell’Agenda Sud ovvero la riforma della scuola del ministro Valditara, che coinvolge 2000 istituti e prevede l’assunzione di docenti e nuovo personale amministrativo, istituti aperti nel pomeriggio e formazione dei professori. Un vero rilancio per la scuola «sudista».

E il Salvini che confida di «sognare» che l’acciaio per il Ponte sullo stretto possa essere prodotto dall’ex Ilva (Acciaierie d’Italia) di Taranto per non dover dipendere da quello cinese, turco o indiano e il governatore pugliese Emiliano che si dice d’accordo con lui, sono la dimostrazione che se si mettono da parte le ideologie che dividono e si ragiona su cosa fare, per il bene della comunità, trovare una quadra diventa più semplice. Certo, nello specifico, occorre investire 2 miliardi di euro per decarbonizzare lo stabilimento tarantino. Ma ne vale la pena. Potrebbe consentire la nascita di 100mila posti di lavoro.

E perché no, sarebbe da ritenere positiva anche la nascita dell’«intergruppo parlamentare per il Sud, aree interne e isole minori», presentato nel convegno «Sud soggetto di pensiero» (personalmente, ci avrei aggiunto anche «d’azione»), alla Fiera del Levante. Se non suscitasse tante perplessità. I suoi componenti, (viva l’autonomia) saranno «nominati» dalle segreterie di partito.

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La strategia regionale

Inoltre, se è vero com’è vero che a Bari è stata presentata la strategia regionale «#mareAsinistra», significa che laddove, per far crescere il Mezzogiorno, è necessario un «progetto complessivo di sviluppo» che metta in sinergia le potenzialità delle diverse regioni, facendone discendere il ruolo che il Sud può e deve svolgere – in Italia e in Europa – lascia presumere che ne nasceranno altri 8. Tutti scollegati e senza prospettive concrete, rischiando di depotenziare le opportunità garantite dalla Zes Unica.

Soprattutto in fatto di fondi europei ordinari (Pon, Por e Fsc) per i quali i governatori fanno fuoco e fiamme per ottenerli e poi lasciarli in massima parte inutilizzati nei cassetti. Dei 116.240 milioni di euro a disposizione dell’Italia per il settennio 2014-20, ad oggi ne sono stati spesi, soltanto 36.579 (31%).

In verità, qualche perplessità la suscita anche il comportamento del ministro forzista dell’ambiente Pichetto Fratin. Dal momento che nel piano nazionale dell’Energia ha solo previsto la possibilità, ma non la realizzazione dei rigassificatori di Gioia Tauro e Porto Empedocle. Mettendo a rischio sia il Sud hub energetico d’Europa, che il «Piano Mattei». I due progetti voluti dalla Premier Meloni. Attenti, «pe’ n’àceno ‘e sale se perde ‘a menèsta».

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