Estorsioni, tentato omicidio, rapina e droga, scacco al clan Cesarano: 15 arresti

Tra le vittime un parente di Raffaele Imperiale

Duro colpo al clan Cesarano. La scorsa notte a Castellammare di Stabia (Napoli), Pompei (Napoli) e nelle province di Brescia e di Pisa, i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale partenopeo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 18 indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione armata di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, porto illegale di arma clandestina aggravato dal metodo mafioso, rapina aggravata dal metodo mafioso, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.

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Tra le vittime di estorsione un parente del narco-trafficante internazionale, oggi collaboratore di giustizia, Raffaele Imperiale.

L’inchiesta ha avuto origine nel giugno 2020, all’indomani della chiusura di una prima tranche di indagini a carico di 16 indagati, accusati a vario titolo di aver dato vita ad un gruppo criminale, originariamente incardinato nel clan Cesarano che – sfruttando la momentanea assenza di una vera e propria leadership interna – si sarebbe organizzato per assoggettare al suo controllo parte del territorio della città di Castellammare di Stabia avviando una serie di estorsioni a commercianti ed imprenditori e una florida attività di spaccio di sostanze stupefacenti.

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Le indagini degli inquirenti

Le indagini avevano portato alla prima emissione di un’ordinanza di custodia cautelare eseguita nell’ottobre del 2021 ed alla condanna di alcuni imputati che nel frattempo hanno definito la propria posizione con il rito abbreviato. Il prosieguo è stato invece mirato sugli aspetti associativi ed ha permesso di raccogliere gravi indizi circa l’attuale operatività del clan, quale «associazione armata di tipo mafioso avente per scopo la commissione dei delitti di estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione di armi».

Al vertice dell’organizzazione criminale, secondo gli investigatori, si collocherebbero le figure di Vincenzo Cesarano, detto «O Mussone», Luigi Belviso e Giovanni Cafiero. Vincenzo Cesarano, cugino degli storici vertici del clan, avrebbe gestito la cassa e impartito le direttive strategiche, mentre Giovanni Cafiero, genero di Gaetano, oltre a partecipare alle riunioni nelle quali venivano decise le strategie del sodalizio e il sostentamento degli affiliati detenuti, si sarebbe occupato del recupero dei crediti maturati da vari imprenditori.

Luigi Belviso, invece, oltre ad intrattenere rapporti con esponenti di altri sodalizi dell’area napoletana, nel 2021 avrebbe tentato invano di separarsi da Vincenzo Cesarano e di assumere la guida del clan, in forza dell’avallo dei boss fondatori, acquisito attraverso Giovanni Cafiero

Nella morsa del clan sarebbe finito anche un familiare di Raffaele Imperiale, titolare di un’impresa edile, che – di fronte alla richiesta di 50.000 euro da parte di un affiliato – avrebbe invocato l’intervento del noto narcotrafficante, all’epoca latitante: quest’ultimo, per il tramite di vari emissari, avrebbe contattato Vincenzo Cesarano che avrebbe preso le distanze dal suo affiliato.

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I proventi delle attività illecite

Le risultanze delle indagini hanno anche permesso di ricostruire il tentativo degli indagati di ripulire i proventi delle attività illecite mediante il reinvestimento in beni mobili e in settori imprenditoriali come quello del noleggio auto, quello nautico e quello edile-immobiliare. Nel corso dell’attività sono poi emersi indizi di colpevolezza a carico di Luigi Belviso quale autore di una rapina a mano armata avvenuta a Pompei e a carico di un altro indagato quale mandante di un tentato omicidio, per il quale era stato ipotizzato un movente passionale ed erano stati già arrestati e condannati in primo grado i due esecutori materiali.

Nello specifico, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, Guglielmo De Iulio avrebbe commissionato il delitto a seguito di una diatriba sorta in occasione della compravendita di un terreno ubicato nella periferia nord di Castellammare di Stabia. Documentate anche alcune cessioni di sostanze stupefacenti ed emersi gravi indizi di colpevolezza a carico di quattro indagati che avrebbero utilizzato e comunicato con cellulari e sim indebitamente introdotti all’interno del carcere di Napoli Secondigliano. Al termine delle formalita’ di rito, quattordici indagati sono stati condotti in carcere, uno sottoposto ai domiciliari e quattro, due dei quali gia’ destinatari di misura cautelare in carcere, sottoposte a divieto di dimora nella provincia di Napoli.

In carcere:

  1. Cesarano Vincenzo, Pompei (Na), 62 anni;
  2. Cafiero Giovanni, Castellammare di Stabia (Na), 44 anni;
  3. Belviso Luigi, Castellammare di Stabia (Na), 44 anni;
  4. Belviso Raffaele, Vico Equense (Na), 43 anni;
  5. Corbelli Francesco, Castellammare di Stabia (Na), 35 anni;
  6. Langellotto Bartolomeo, Castellammare di Stabia (Na), 56 anni;
  7. Langellotto Carlo Alberto, Vico Equense (Na), 24 anni;
  8. Bambace Andrea, Castellammare di Stabia (Na), 35 anni;
  9. Aprea Domenico, Castellammare di Stabia (Na), 49 anni;
  10. Di Martino Michele, Castellammare di Stabia (Na), 58 anni;
  11. Gambardella Gennaro, Vico Equense (NA), 38 anni;
  12. Di Martino Gerardo, Castellammare di Stabia (Na), 34 anni;
  13. De Iulio Guglielmo, Castellammare di Stabia (Na), 40 anni;
  14. Corbelli Francesco, Castellammare di Stabia (Na), 63 anni;

Arresti domiciliari:

  1. Assante Francesco d’Assisi, Castellammare di Stabia (Na), 40 anni;

Divieto di dimora nella provincia di Napoli

  1. Belviso Luigi, Castellammare di Stabia (Na), 45 anni;
  2. Belviso Raffaele, Vico Equense (Na), 43 anni;
  3. D’Apice Vincenzo, Castellammare di Stabia, 60 anni;
  4. D’Apice Domenico, Castellammare di Stabia, 31 anni

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