Materie critiche, accordo tra Italia, Germania e Francia: obiettivo autonomia

Urso: «non vogliamo passare dalla subordinazione all’energia dalla Russia alla subordinazione alle materie prime della Cina»

Un’Europa che dopo la pandemia e l’invasione dell’Ucraina si è scoperta più fragile di quanto credesse e che ora vuole diventare meno dipendente da altri Paesi, a partire dalla Cina, in nome dell’agognata autonomia strategica. Un’Europa che deve affrontare «l’urgente necessità di ripensare la posizione dell’Ue nelle catene del valore globali, in particolare per i minerali e i metalli critici (litio, nichel, elementi delle terre rare, gallio, tungsteno) da cui dipendiamo per costruire qualsiasi apparecchiatura, dalle celle fotovoltaiche alle turbine eoliche e alle attrezzature elettroniche».

A questo scenario, descritto in una nota congiunta, vogliono rispondere il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck, il ministro italiano delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire. I tre si sono incontrati lunedì a Berlino e hanno concordato quattro punti principali: stabilire insieme obiettivi di estrazione, lavorazione e riciclaggio per le materie prime strategiche; scegliere misure per promuovere il riutilizzo e il riciclo di Materie prime strategiche (Srm) e Materie prime critiche (Crim) in Europa; perseguire «ambiziosi criteri ambientali, sociali e di governance» nel settore e muoversi verso l’estensione degli elenchi di Crm/Srm (in particolare per includere l’alluminio).

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Per mettere in pratica i loro obiettivi, i tre ministri daranno vita a un format per condividere dati e criteri di sviluppo per investimenti congiunti e a un gruppo di lavoro con esperti delle varie amministrazioni. «Non possiamo avere indipendenza se poi restiamo dipendenti da altri Paesi. Alcuni componenti provengono da altri Paesi anche per il 90 e il 100%», ha detto Le Maire, mentre Habeck ha sottolineato che l’obiettivo è «un’Europa più indipendente per l’estrazione, che avvenga con alti standard ecologici».

Giacimenti in Europa e in Italia

Il ministro Urso ha parlato ancora più praticamente dei giacimenti in Europa e in Italia. «E’ necessario riaprire le miniere, i giacimenti che vi sono anche nel nostro Paese. Abbiamo riserve immense di cobalto, di titanio, abbiamo anche litio, manganese. 16 delle 34 materie prime critiche individuate sono nel nostro sottosuolo», ha detto Urso, che ha aggiunto che i giacimenti italiani ed europei vanno usati «con i nostri standard sociali e ambientali, perché non è giusto che a farlo siano soltanto il lavoro minorile in Cina o in Congo».

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Urso ha anche sottolineato che «non vogliamo passare dalla subordinazione all’energia dalla Russia, pagata a caro prezzo, alla subordinazione alle materie prime critiche che ci fornisce la Cina». Italia e Francia hanno già creato fondi per le materie prime e ora, come ha annunciato Habeck, lo farà anche la Germania. All’incontro erano presenti anche i rappresentanti di alcune delle più importanti industrie che operano, in varie fasi, nel settore delle materie prime.

Per l’Italia c’erano Leonardo, Fincantieri, Enel e StMicroelectronics. In merito al ruolo dell’industria, Habeck ha sottolineato che «se vengono identificati dei giacimenti, serviranno degli acquirenti» e in questo caso ci vogliono anche degli strumenti di sostegno finanziario, visto che «la politica ha il dovere di sostenere». Quello di Berlino è stato solo il primo incontro per la nuova cooperazione italo-franco-tedesca: i prossimi saranno a Roma, sulla tecnologia digitale, e in Francia, sulla tecnologia green.

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