Alfredo Cospito: «Basta col digiuno, ho raggiunto gli obiettivi»

Lo stop dopo 6 mesi di sciopero della fame, ma il 41bis resta

Gli «obiettivi prefissati» sono stati «raggiunti», ossia è stato «svelato» all’opinione pubblica «cosa significhi in concreto il regime detentivo speciale: illogiche privazioni imposte ai detenuti, aspre limitazioni prive di una legittima finalità, deprivazione sensoriale, un ambiente orwelliano».

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E la «decisione» della Corte europea per i diritti dell’uomo «merita di essere attesa», considerando che avrà tempi molto lunghi, «incompatibili» con la prosecuzione dello sciopero della fame. È l’avvocato Flavio Rossi Albertini, dopo averlo incontrato anche ieri nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano, a sintetizzare le motivazioni che hanno portato Alfredo Cospito ad interrompere, dopo sei mesi, il digiuno che stava portando avanti per protestare contro il 41bis dal 20 ottobre.

Una decisione presa proprio il giorno dopo la sentenza della Corte costituzionale con cui è caduta la norma che vincolava la Corte d’Assise d’Appello di Torino a infliggere all’anarchico necessariamente l’ergastolo nel processo per l’attentato alla Scuola degli allievi dei carabinieri di Fossano. Aprendo di fatto alla possibilità, se i giudici di merito lo riterranno, di condannarlo ad una pena meno severa, tra i 20 e i 24 anni.

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Un verdetto che, comunque, non incide affatto sul 41bis, ma che martedì è arrivato dopo una lunga serie di bocciature incassate dall’esponente della Federazione anarchica informale e dalla sua difesa sulle istanze di revoca del carcere duro, confermato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.

La difesa ora attende la Corte europea dei diritti dell’uomo sul 41 bis e il 55enne abruzzese – la cui «lotta contro la barbarie», come l’ha definita, ha generato in questi mesi una serie di azioni di solidarietà e disordini nei cortei da parte della galassia anarchica e antagonista – vuole arrivare a vedere, da vivo, come deciderà la Cedu sul carcere duro. Perché sapeva bene che stava rischiando di morire.

Trascorsi 180 giorni di digiuno

«Dichiaro di interrompere lo sciopero della fame», ha scritto ieri mattina su un modello prestampato a disposizione dei detenuti, avvisando così i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, del carcere di Opera e del Tribunale di Sorveglianza di Milano.

«Trascorsi 180 giorni di digiuno e dopo aver esposto a rischio la propria vita – ha spiegato il suo legale – essere dimagrito 50 chilogrammi e aver ormai irrimediabilmente compromesso la propria funzione deambulatoria dovuta allo scadimento irreversibile del sistema nervoso periferico, ha deciso di porre fine allo sciopero della fame». Era arrivato allo stremo fisicamente, hanno spiegato anche fonti ospedaliere e giudiziarie.

Anche se da qualche giorno ormai aveva già ripreso ad alimentarsi, anche con del parmigiano, del brodo e della pasta a cui ora ha aggiunto omogeneizzati e fette biscottate. Ha seguito i consigli del suo medico, consulente della difesa. E ovviamente ora resta sotto osservazione medica, perché l’alimentazione deve essere ripresa in modo graduale, non potendo lui assumere ancora tutti i cibi, dato il digiuno così prolungato. Anche se gli integratori e qualche multivitaminico l’hanno aiutato molto in questi lunghi mesi.

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«Grazie alla vicenda Cospito, il 41 bis è sempre meno tollerato da un’opinione pubblica che in questi mesi è stata chiamata ad un ruolo attivo che superasse e bandisse l’indifferenza nei confronti dell’altro», ha spiegato ancora il suo avvocato, che continuerà a seguire tutte le istanze ancora pendenti contro il 41 bis, ma soprattutto la via della Corte europea per i diritti dell’uomo a cui Cospito si era già rivolto sostenendo fosse stato violato il suo diritto a non essere condannato per un crimine che al momento in cui è stato commesso non costituiva un reato in base alla legge italiana.

Per ora Cospito resta ricoverato al San Paolo, dove si trova da settimane ormai, ma quando le sue condizioni fisiche miglioreranno sarà trasferito nuovamente nel carcere di Opera, sempre in regime di carcere duro.

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