Napoli, a piazza Municipio desolazione e degrado

La città rimpiange l’eleganza di un tempo, nei lucernai della nuova piazza sversate sedie e suppellettili

A meno di due anni dalla sua inaugurazione Piazza Municipio, uno dei luoghi più iconici della città di Napoli, si ritrova già in condizioni di squallido degrado. A saltare agli occhi di un osservatore neanche troppo attento non sono solo i cumuli di rifiuti lasciati a marcire al sole, i cestini «senza fondo» che vengono svuotati forse troppo poco frequentemente oppure gli alberi secchi e spogli; ciò che più di ogni altra cosa scontenta la maggioranza di coloro che l’attraversano è la totale sterilità progettuale.

Probabilmente pochi hanno competenze e formazione sufficienti ad esprimere un valido giudizio sul progetto sviluppato dagli architetti portoghesi Alvaro Siza e Eduardo Souto de Mura, che ribadiamo, hanno saputo creare in mezza Europa opere architettoniche di pregevole livello; ciò non toglie che la maggioranza dei cittadini, anche se meno illuminati, si è mostrata delusa del risultato partorito. Dei meravigliosi giardini all’italiana che adornavano la piazza fino agli anni novanta non c’è più nessuna traccia.

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La piazza si presenta nel primo tratto che va dal porto allo snodo con via Medina come una landa desolata e spoglia; niente verde, niente arredo urbano e pochi, pochissimi cestini per la raccolta dei rifiuti, solo una enorme distesa di fredda pietra nera, che in estate, a causa della mancanza di zone d’ombra, fa quasi paura attraversare per il rischio di subire colpi di calore. Al centro una lunga fenditura aperta delimitata da lunghi cordoli in marmo che funge da lucernaio e finestra di aereazione per la stazione sottostante.

Com’era prevedibile, quest’enorme pozzo è divenuto in breve tempo uno sversatoio di rifiuti; durante il nostro reportage abbiamo notato all’interno di esso rifiuti di qualsiasi natura dagli indumenti alle bottiglie fino addirittura a sedie e piccole suppellettili. Non è finita qui, molti dei pochissimi alberi piantumati sono secchi o spogli, mentre le enormi superfici in pietra etnea sono sporche di graffiti e slogan di rivolte ideologiche. E’ giusto essere progressisti e guardare al futuro, ma se il futuro è questo forse il passato non era poi tanto male.

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