Ue, alleanza Meloni-Macron per immigrazione, nucleare e patto di stabilità

Lungo e ampio colloquio tra la presidente del Consiglio e il presidente francese

Schiarite a Bruxelles, nel cielo dove è comparso un timido sole ma soprattutto nei rapporti tra Roma e Parigi. Dal «lungo e ampio» colloquio tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente francese, Emmanuel Macron, è scaturito un riavvicinamento tra i due leader che finora hanno avuto un rapporto complicato e incerto.

Dallo scontro sull’assegnazione di un porto alla Ocean Viking – a novembre – alle scintille dopo la decisione del capo dell’Eliseo di accogliere a Parigi il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, lo scorso mese. E proprio sulla gestione delle migrazioni i due leader hanno siglato un’alleanza. In particolare per fronteggiare la crisi tunisina che spaventa la Francia almeno quanto l’Italia.

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Ma l’allineamento è stato segnalato anche nelle questioni cruciali dei prossimi mesi: dalla riforma del Patto di stabilità, alla difesa della neutralità tecnologica, che all’Italia fa comodo per i biocarburanti e alla Francia per il nucleare.

Meloni l’ha definito – in un punto stampa al termine del vertice – un incontro «molto lungo, molto ampio, anche di scenario sulla situazione sicuramente complessa sul piano geopolitico che tutti quanti viviamo», quello con Macron. «Mi pare che ci sia voglia di collaborare su materie che sono comunque d’importanza strategica, sicuramente per l’Italia e per la Francia», ha spiegato.

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E la volontà è di farlo in un «molto produttivo e molto favorevole» che porta la presidente del Consiglio a dirsi soddisfatta del colloquio. Sensazioni confermate in conferenza stampa anche da Macron: «è stata una discussione molto buona che ha permesso di chiarire molti argomenti e di definire su quali siamo pronti a lavorare assieme a livello bilaterale o europeo».

La crisi tunisina

In testa alle preoccupazioni vi è la Tunisia, con una crisi finanziaria che – ha avvertito Meloni – può innescare una crisi migratoria «senza precedenti». Nel suo intervento al Consiglio europeo ha stimato il rischio di 900 mila profughi. Macron ha confermato i timori: «Nel breve termine dobbiamo riuscire anche a fermare i flussi migratori dalla Tunisia che accrescono la pressione sull’Italia e il resto dell’Europa».

Altro elemento di comunanza è la neutralità tecnologica

Meloni la difende per ottenere la deroga ai biocarburanti dallo stop nel 2035 ai motori termici e Macron la evoca per poter portare avanti la propria agenda sul nucleare. «La partita sui biocarburanti non è affatto persa. Intanto è vinta la partita sulla neutralità tecnologica che è la condizione per riconoscere i biocarburanti. Mi pare anche sul tema della neutralità tecnologica, cioè di stabilire il principio che fermi restando i target che noi condividiamo, che siamo pronti a centrare, poi quali siano le tecnologie con le quali arrivare a quei target non sia un dogma che dev’essere imposto ma debba essere anche una valutazione complessiva», ha spiegato. E lo stesso principio vale per il nucleare su cui la premier ha detto di condividere la posizione francese.

La riforma del Patto di stabilità

Roma conta sul sostegno di Parigi anche per le partite economiche dell’Unione, a partire dalla riforma del Patto di stabilità su cui – ha evidenziato Meloni – «c’è un ampio allineamento». «Banalmente perché le regole servono per sostenere una strategia. Se noi ci diamo una strategia e la strategia è la doppia transizione, la questione geopolitica, il sostegno all’Ucraina. Poi bisogna immaginare regole che sostengano quelle strategie, altrimenti rischiamo un’Unione monca che non riesce a dare al meglio le risposte agli Stati membri sugli obiettivi che si è data insieme agli Stati».

La presidente del Consiglio si è mostrata ottimista anche sull’erogazione della terza rata dei fondi del Pnrr, attualmente in corso di negoziati con la Commissione europea. «No, non vedo assolutamente rischi. C’è un lavoro molto serio, molto collaborativo. Noi abbiamo ereditato una situazione che sicuramente richiede di lavorare molto velocemente, è quello che stiamo facendo assieme alla Commissione. Ho parlato ora con Ursula von der Leyen e mi sembra che la Commissione apprezzi molto il lavoro serio che sta facendo l’Italia. Tutte le decisioni che si prendono sono decisioni che stiamo condividendo. Non vedo rischi», ha assicurato.

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