Musica, il difficile cambio generazionale… e non per mancanza di «ricambi» di qualità

E se provassimo a costituire una Music Commission?

E se in Campania, sull’esperienza della Film Commission, si istituisse una analoga fondazione che abbia come mission quella di promuovere la costituzione di una rete di collaborazione che garantisca la qualità e l’affidabilità dei servizi alle produzioni per promuovere il più grande patrimonio culturale immateriale che abbiamo e cioè la musica?

Il rapporto tra Napoli e la musica è profondamente radicato nella cultura di questa città ed è strano che, se per il cinema e la letteratura all’ombra del Vesuvio si vive una stagione di grandi fermenti che ha portato la città a poter parlare di un primato assoluto, i nostri musicisti stentano ad affermarsi oltre le mura cittadine.

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Stiamo vivendo una stagione dove accanto ai più affermati esponenti della musica e della canzone napoletana come Enzo Avitabile, Edoardo Bennato, Eduardo de Crescenzo, Gigi D’Alessio, Nino D’Angelo, Gigi Finizio, Sal Da Vinci, Enzo Gragnaniello, Massimo Ranieri, Franco Ricciardi, Valentina Stella, Clementino, Andrea Sannino etc. non mancano giovani leve che stanno rimodellando il modo di fare musica in questa città.

Vi sono, infatti, tanti giovani artisti influenzati da diversi generi, diverse sfaccettature, diverso linguaggio. Una moltitudine di persone che, non solo a mio avviso, può sicuramente interessare il mercato della musica ma che nella città più musicale d’Italia stentano a trovare opportunità per poter far conoscere il loro meraviglioso mondo.

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Da un lato la città è piena di nuovi talenti, mentre dall’altro lato si assiste alla difficoltà dei musicisti più giovani di emergere. Una situazione che costringe molti a doversi trasferire per entrare in contatto con le case discografiche e le piattaforme che sono quasi del tutto concentrate a Milano, o addirittura costretti ad «emigrare» all’estero come, per esempio, il gruppo dei Nu Guinea che spopola in Germania.

L’esperienza del “Palco libero”

Proprio per rispondere a questo disagio nel 2014 al Teatro Trianon nacque Palco libero, una rassegna per la valorizzazione della musica e dei musicisti campani. Funzionava in questo modo. Ogni martedì quattro gruppi/solisti salivano sul palco del Trianon per un concerto live di 20 minuti ciascuno, ascoltati oltre che dal pubblico, l’ingresso era gratis, anche da molti addetti ai lavori appositamente invitati dalla direzione del teatro e dal direttore artistico della iniziativa, Gennaro Pasquariello.

Fu una stagione nella quale si offrì una occasione a giovani artisti di suonare davanti ad un pubblico, in una grande struttura e con staff tecnico e impianti professionali a disposizione e la possibilità di poter essere accompagnati a Faenza per partecipare a Supersound, il maggiore festival italiano della musica Indie, promosso dal Meeting degli indipendenti.

A distanza di anni, però, ritengo che occorra fare qualcosa di più per accompagnare i talenti napoletani e campani nella carriera professionale, per valorizzare la musica che qui si produce a getto continuo e per questo è necessario l’intervento delle istituzioni.

Una fondazione partecipata dalla Regione

Da qui la mia proposta di creare una Film Commission per la musica, una fondazione partecipata dalla Regione come strumento strategico che nella fase di start-up dovrebbe realizzare quelle strutture e quegli spazi per rendere stabile la possibilità di fare musica a Napoli cercando di raggiungere ed ottenere le migliori performance in termini di distribuzione, apprezzamento del pubblico e interesse delle principali case discografiche.

Non trascurerei anche l’aspetto che vede l’industria discografica come opportunità occupazionale che impegna diverse figure professionali, produttori, fonici, turnisti, esperti di mixing e mastering, manager e tanti altri, che se formate adeguatamente possono diventare altamente specializzate e competenti tanto da fare la differenza in termini di qualità.

Dare la possibilità ai nostri giovani artisti di registrare potendo usufruire di una sala super attrezzata e tecnologica messa a disposizione dalla fondazione aiuterebbe a dare maggiore profondità e risalto ai brani e se l’attività di questo ente non si fermasse solamente alla registrazione e alla produzione degli album, ma proseguisse verso altre possibilità fino ad arrivare alla distribuzione vera e propria e alla gestione degli eventi live potremmo fare di Napoli la nuova New Orleans.

Non bisogna sottovalutare la ricaduta economica di un settore che ha fatto enormi balzi in avanti negli ultimi anni. Gli ultimi dati di Deloitte sul primo semestre del 2022 confermano la costante crescita del mercato musicale in Italia (+18%) e in particolare del «segmento streaming, sia in abbonamento sia nella modalità free sostenuta dalla pubblicità».

Da sempre qui si produce musica di grande valore, abbiamo una grande tradizione musicale, eccellenze come il Conservatorio di S. Pietro a Majella e il Teatro San Carlo, e non coglierne le opportunità date in termini di valorizzazione dei nostri talenti e di ricaduta economica è veramente inaccettabile.

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