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Foti: «E’ l’ora d’introdurre nel Trasporto Pubblico Locale, il Livello Essenziale di Trasporto»

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Intervista all’esperto di pianificazione, progettazione e regolazione servizi di trasporto

Da più parti e sempre di più si parla di livelli essenziali di prestazione. Per saperne di più sull’argomento abbiamo provato a parlare con l’ ing. Marco Carmine Foti che svolge la sua attività professionale per la Pubblica Amministrazione centrale e locale prevalentemente nel campo della pianificazione, progettazione e regolazione dei servizi di trasporto, studi di fattibilità tecnica e analisi economico-finanziarie, piani di riqualificazione e studi di sistemi ed infrastrutture di trasporto. Possiede un’esperienza ultra ventennale nel settore del Trasporto Pubblico Locale.

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«I livelli essenziali delle prestazioni (abbreviato LEP) sono quelli che l’articolo 117 della Costituzione individua a garanzia di tutto il territorio nazionale. La definizione spetta esclusivamente allo Stato ma la realizzazione compete, oltre che allo stesso Stato, ai diversi enti territoriali, comprese le Regioni».

Quali sono gli obiettivi a cui devono tendere gli Enti interessati?

«Una corretta determinazione dei LEP parte dall’individuazione dei diritti civili e sociali che si intendono garantire su tutto il territorio nazionale e si possono ricondurre a diversi ambiti quali l’istruzione e la formazione, la salute, l’assistenza sociale, la mobilità ed il trasporto pubblico, trasferiti sui diversi territori regionali. Con la legge 42/2009 si sarebbe dovuto realizzare un federalismo efficiente e solidale, rispettoso della Costituzione, superando il criterio della spesa storica, sulla base appunto di Lep validi per il territorio nazionale e finanziati in riferimento alla previsione del fabbisogno standard».

E quindi a che punto siamo?

«Siamo al punto che ciò non è mai avvenuto. Un esempio è fornito dalle sperequazioni che si manifestano mettendo a confronto due comuni italiani con lo stesso numero di abitanti. I casi sono molteplici, inutile dilungarsi. Non aver applicato i Lep ha significato impedire anche ad amministrazioni virtuose di offrire servizi ai propri cittadini, più istruzione e cultura, assistenza ai più deboli, di creare lavoro e fornire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini».

Il dibattito che nuovamente prende le scene è inerente al confronto Nord-Sud che non dovrebbe esistere.
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«Corretto, non dovrebbe esistere ancora la questione meridionale perché non può esistere autonomia se non si stabiliscono Livelli Essenziali di Prestazione. Se si realizzerà il passaggio dal criterio della spesa storica a quello dei fabbisogni standard, questi ultimi dovranno essere calcolati con attenzione, prendendo a riferimento i livelli essenziali delle prestazioni uguali per tutto il Paese».

Per la sanità questo approccio accade ormai da tempo.

«Nella sanità sono previsti i Livelli essenziali di assistenza (LEA), prestazioni e servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, con le risorse pubbliche provenienti dalla fiscalità generale, sulla base di criteri definiti attraverso il DPCM del 12 gennaio 2017. Ulteriore esempio di standardizzazione dei servizi da offrire sui territori».

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Perché questo approccio non viene applicato anche in altri settori cruciali della gestione ordinaria della vita dei cittadini, ad esempio il trasporto pubblico locale?

«La Commissione Europea, con l’ormai superato Regolamento 1370, individua i servizi minimi come quegli “obblighi di servizio pubblico intesi a garantire frequenza, qualità, regolarità per il trasporto sicuro a costi ragionevoli di elevata qualità”. Per cui in Italia vige ancora l’approccio del «trasferimento storico» della ripartizione dei contributi alle Regioni. È palesemente comprovato che questo approccio non è più percorribile dopo che la delega alle stesse Regioni, soltanto nell’ultimo triennio (2020-2022), ha prodotto ingenti sprechi di risorse, per circa 15 Mld di Euro».

Quale è il suo suggerimento ing. Foti?

«Nel trasporto pubblico locale occorre introdurre il concetto del “Livello Essenziale di Trasporto” (LET), ovvero prestazioni e servizi che l’amministrazione pubblica è tenuta a fornire a tutti i cittadini in ragione del rispetto di quel diritto alla mobilità richiamato più volte nella nostra Costituzione (articolo 1, primo comma, articoli 2, 3, 4, 16, 33 e 34) e spesso trascurato in molte aree del territorio nazionale, in ambito urbano ed extraurbano. I Livelli Essenziali di Trasporto devono avere uno scopo ben preciso ed essere focalizzati attraverso un concetto di trasporto pubblico concepito a condizioni accessibili per tutti, integrativo alla mobilità privata anche con forme diverse dalle soluzioni tradizionali.

Una visione innovativa della mobilità collettiva a supporto di un nuovo concetto di regolazione della spesa pubblica quindi?

«Esattamente, ha centrato l’obiettivo a cui vorrei che si giungesse. Il «LET» ha tutte le carte in regola per fornire la base per la nuova riorganizzazione dell’ex «Fondo nazionale trasporti», e la relativa ripartizione alle Regioni ed alle provincie autonome, attraverso l’impiego di specifici indicatori che terranno conto delle caratteristiche del territorio e dell’economia, della demografia e della domanda di mobilità, oltre ai parametri caratteristici dell’offerta di trasporto ed in minima parte (10%) della spesa storica. Il trasporto pubblico locale necessita di una profonda rivisitazione nella sua organizzazione a livello centrale e quindi a cascata a livello regionale. Le condizioni ormai ci sono tutte così come i presupposti per una nuova regolazione. I tempi sono maturi».

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