Corruzione al Parlamento europeo: sacchi di contanti e vacanze a peso d’oro

Nel corso dell’operazione contro la corruzione al Parlamento europeo sequestrati 600.000 euro in contanti

Ben gli sta agli spocchiosi e alteri eurodeputati che non si sa chi siano e cosa facciano in realtà come attività, ma che bacchettano il mondo intero per ogni minimo discostamento dai canoni del politicamente corretto e dei nuovi «extra large» diritti civili…

Venerdì la polizia belga ha arrestato l’eurodeputata socialista greca Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento europeo, e un ex eurodeputato italiano sempre socialista, Antonio Panzeri insieme ad altri tre italiani che gravitano negli ambienti progressisti.

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Nel corso dell’operazione la polizia ha sequestrato 600.000 euro in contanti, oltre a materiale informatico e a telefonini portatili. Gli arresti si iscrivono nell’inchiesta che la magistratura belga ha promosso per fatti di corruzione e di riciclaggio che coinvolgono un paese del Golfo, dai media meglio identificato come il Qatar.

Le autorità di Doha infatti sono sospettate di influenzare le decisioni politiche ed economiche dell’Assemblea europea versando cospicue somme di danaro e offrendo regali importanti ai beneficiari, in maggior parte personaggi politici che occupano posizioni prominenti nell’istituzione.

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La Kaili, vicepresidente socialista, prima di venire arrestata, aveva incontrato in Qatar Al Marri, ministro del lavoro qataro, ed a nome del PE aveva salutato «l’impegno del Qatar sulla via delle riforme del lavoro» ed aveva indicato nell’allora prossimo svolgimento della coppa calcistica proprio nel paese del golfo, «la prova concreta della maniera con la quale la diplomazia sportiva può portare ad una trasformazione storica di un importante paese del Golfo le cui riforme hanno ispirato l’intero mondo arabo».

L’ecatombe di operai stranieri

La Kaili, con una inquietante spudoratezza, ha inoltre indicato il Qatar come il capofila del mondo arabo in materia di diritti del lavoro, e questo nel momento in cui cominciano a trapelare le notizie della drammatica ecatombe di operai stranieri, morti nei cantieri che preparavano a marce forzate gli stadi «fasulli» per la competizione. Secondo un’inchiesta del Guardian le vittime accertate sarebbero al momento già oltre 6500.

Nell’inchiesta del tribunale belga, viene particolarmente attenzionata la «Fight Impunity», l’ong della quale è oggi presidente l’ex eurodeputato socialista ed ex segretario della CGIL, Antonio Panzeri. La Fight Impunity è un’organizzazione non profit con sede a Bruxelles fondata nel 2019 proprio da Panzeri per «promuovere la lotta contro l’impunità per gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità».

Il consiglio dei membri onorari della ong è composto da personalità di assoluto rilievo…tutte provenienti dal mondo liberal-progressista. Tra queste, secondo il sito della ong, figurano anche Emma Bonino, ex ministra e commissaria europea, l’on. Federica Mogherini, già Alto Rappresentante degli affari esteri dell’Ue, oltre a Dimitris Avramopoulos, già commissario europeo agli Affari Interni, e all’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve. È membro onorario di Fight Impunity anche Denis Mukwege, ginecologo congolese premio Nobel per la Pace nel 2018…

Cosa dire? Che da garantisti aspettiamo che la magistratura belga faccia  il suo corso e ci dica come effettivamente stanno le cose, ma registriamo sgomenti che anche stavolta ad essere pizzicati per presunte «corruzioni di influenza» sono dei «buoni e bravi» progressisti; politici, sindacalisti ed ex politici… che poi il modo di sopravvivere a Bruxelles lo trovano sempre paracadutandosi in qualche associazione o ente non profit (sovvenzionati sempre e comunque da soldi pubblici…in questo caso dal bilancio UE).

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