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SuperMario scopre le carte e avverte che ci sono «nuvole in vista». “Enrico stai sereno” resta solo

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«Era il momento di lasciare, la finanziaria sarebbe stata un disastro» e chi vincerà le elezioni non avrà un euro per gestire la crisi

«L’alleanza tecnica» di Letta & c. – grazie a Calenda – si schianta contro un muro che non c’è e non è mai esistito: la fantomatica «Agenda Draghi». I lettori de «ilSud24.it» e, soprattutto quelli che mi seguono con costanza e continuità lo sanno da tempo che non sono un fans di superMario ma neanche pregiudizialmente nemico. Non ho mai portato il cervello all’ammasso, perché mi serve a ragionare e a non lasciarmi condizionare da chicchessia.

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E non da oggi, ma da quando negli anni ‘80» del secolo scorso (accidenti, come sono vecchio!) scrissi il primo articolo, incurante di crearmi più antipatie che simpatie. E da allora non ho mai cambiato il modo d’interpretare quello che al tempo era definito «il mestieraccio» perché la stampa era il «cane da guardia» del potere a difesa dei cittadini.

Nell’editoriale della settimana scorsa, mi sono spinto fino a chiedere ai colleghi di farla finita con il «conformismo pro «homo bancarius» perché «i numeri dicono che «non è tutt’oro quello che luccica» e che c’è un limite a tutto». E sempre in quella occasione, dopo aver sottolineato di essere, forse, un tantinello malfidato, sostenevo di avere «la sensazione che dietro le dimissioni di superMario si nascondesse la necessità di «scappare» il prima possibile da quella poltrona per scaricare ad altri le proprie responsabilità, in vista della bufera autunnale che si sta avvicinando».

Ed evidentemente, visto come sono andate le cose in questo fine settimana, non mi sbagliavo. Anzi! Ho solo, e senza volerlo, anticipato i tempi. Perché pensavo che quella denuncia sarebbe venuta fuori, fra qualche tempo, ad elezioni concluse, a governo insediato ed operativo almeno da qualche mese. E non dal premier al momento in carica per l’ordinario, bensì dai suoi sostenitori, per accusare – nel caso di conferma dei sondaggi che danno per favorito il centrodestra – quest’ultimo «di aver fallito e distrutto quanto di buono fatto da superMario».

Le “nuvole all’orizzonte”

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Invece, è arrivata molto prima e direttamente dall’ex capo Bce che, sua sponte e senza che nessuno glielo chiedesse, ha messo le mani avanti, parlando con Bruno Tabacci avrebbe detto «di aver staccato la spina per evitare le forche caudine della legge di bilancio». I due smentiscono, ma in occasione della presentazione delle misure «di sostegno a imprese e cittadini contenute nel nuovo decreto «Aiuti» – che ha definito «straordinario», ma che avrebbe fatto meglio a definire «elemosine» – ha avvertito chi verrà dopo di lui e chi sogna di vincere le elezioni che ci sono «“nuvole all’orizzonte” e bisogna essere credibili».

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Chi vincerà le elezioni, insomma, non avrà risorse per fronteggiare la crisi. Di più, ma non so dire se con convinzione o solo per evitare d’indossare ancora una volta la maglietta «arcobaleno», apparire «superpartes» e non inimicarsi nessuno si è anche detto certo che il prossimo governo, qualunque sarà, «rispetterà gli obiettivi del Pnrr».

E, tra l’altro lo ha fatto, con il corollario di un «outing» dal potere devastante per i suoi «suffragetti» e soprattutto per Calenda che continua a subordinare l’arruolamento nell’esercito dei generali senza esercito dell’alleanza tecnica di centrosinistra – inventata dal leader Pd «Enrico, stai sereno» – all’adesione a quell’Agenda Draghi della cui esistenza – e anche di questo i lettori del «ilSud24.it» ne sono informatissimi – il loro cronista ha sempre dubitato e che giovedì scorso, lo stesso Draghi ha dichiarato inesistente.

«La mia agenda non c’è» ha detto. Affossando, così, la stessa ragion d’essere dell’Alleanza tecnica, di Letta; il niet del 21nesimo mistero gaudioso: Calenda – con qualche spicciolo di voto si è fatto ombelico e giudice unico di chi può, e chi no, essere ammesso nella coalizione di centrosinistra – all’ingresso della sinistra anti-Draghi e no rigassificatori di Fratoianni e quella verde di Bonelli portatrice degli stessi «no».

Finita la festa

Un no che – al di là di tutte le altre questioni sul tappeto, e le diversità di approccio a tali problematiche nella coalizione che non sono poche: riduzione delle tasse; energia nucleare; stop allo strapotere dei Pm; freno all’immigrazione; liberalizzazioni e privatizzazioni; politica estera filo-atlantista, rigassificatori, termovalorizzatori, salario minimo; reddito di cittadinanza; ponte sullo stretto; flat tax; jus scholae e jus soli; cannabis, patrimoniale pro 18enni; ecc. – dimostra che da quelle parti, come cantava Sergio Endrigo «la festa appena cominciata è già finita».

Tant’è che dopo la firma dell’accordo fra Letta, il verde Bonelli e l’esponente della sinistra anti -Draghi, Fratoianni, arrabbiatissimo il leader di Azione è esploso: annunciando che «Non mi sento a mio agio con questo Pd, non c’è dentro coraggio, bellezza, serietà e amore a fare politica così ho comunicato ai vertici del Pd che non intendo andare avanti con questa alleanza». Ed ha fatto macchina indietro. E ha cominciato a pensare ad un polo centrista con Renzi.

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