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Crosetto non è un duellante, ma ha il senso del presente che deve tradursi in futuro

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La vulgata sinistroide pur di screditare Meloni e la Destra, continua ossessivamente a parlare di storia e non di politica

Nell’ultimo scorcio delle vicende della politica, quello che va dall’avvento di Draghi alla sua destituzione/defenestrazione, uno dei personaggi tra i più vivisezionati è Guido Crosetto. Siccome in molti danno per certo, a cominciare dai sondaggi, che Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni può assumere un ruolo centrale di responsabilità per la conduzione della macchina dello Stato in via di aggiornamento appare corretto tentare di dipanare la matassa delle interpretazioni.

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Questo è il nodo su cui si stanno soffermando giornali e giornalisti, intellettuali e storici, con una propensione, soprattutto per la costruenda vulgata di sinistra, di rintracciare elementi di revanscismo, se non di fascismo, tra le parole e le fattezze del partito della Meloni. Eppure l’effetto che si ottiene, in questo ossessivo dibattito sulla storia e non sulla politica, è quello di ergere un muro, non facilmente valicabile, di pregiudizi che traggono fonte nel sistema mass-mediale, teso a voler rinsaldare il legame forte con l’egemonia ed il potere di sinistra.

Tuttavia, tutto questo impegno della cultura dei salotti di sinistra non trova grandi sbocchi perché non persuade. E non coglie nel segno per il fatto che la storia si fa sui libri e le ricerche possono servire a comprendere più a fondo il passato, nel suo avvicendarsi di fasi e di fatti, ma non certo a cogliere gli aspetti enzimatici del presente che devono raccordarsi ad un senso della prospettiva e proiettare elementi di novità.

Il sistema-Italia

Questo è il senso del presente che deve tradursi in futuro, che non sempre si riesce a possedere, il senso cioè di un contesto che ha bisogno di passaggi attraverso cui si concepisce, si scolpisce e si realizza una prospettiva in cui una comunità nazionale, in questo caso italiana, deve far sentire la propria voce in un sistema più vasto, quello europeo, col fine di rendere la politica e le sue connesse riforme momento visionario e tangibile in cui mettere insieme intelligenza di una comunità, competenza delle sue professioni e trasparenza in un cammino in cui coniugare attenzioni e cure per i territori, realizzazioni strategiche, che siano in grado di dare risposte, implementare il valore del prodotto italiano, sì da riconoscere al sistema-Italia una peculiarità fatta di bellezza unica da collegarsi a servizi che favoriscano la fruizione diffusa.

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Questo è l’ambito in cui la destra italiana può dimostrare con la sua capacità di coordinarsi di trovare occasioni e condizioni attraverso cui personalità come Nordio, Tremonti, Ricolfi, Pera etc. possano contribuire a fissare coordinate e delineare proiezioni, mediante cui la politica si assuma le redini di comando per creare i presupposti per una migliore vivibilità e ed una qualificata riformabilità del sistema.

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Questo è il passaggio decisivo che vede la Meloni e il suo gemello/diverso Crosetto a dover spingere il prossimo governo, se i numeri dei sondaggi dovessero convertirsi in consenso reale attraverso il voto espresso, a concepire riforme giuste a cominciare dalla giustizia fiscale, fino a smuovere, con ragionevole equilibrio, le risorse verso la sacche di presente e forte povertà, ovvero a mettere in campo una riforma della giustizia, penale e civile, che sia in grado di essere veloce, equilibrata e giusta, ovvero efficace ed efficiente.

Le risposte che si attendono da Crosetto e Meloni

Sono queste le risposte che si attendono da Crosetto e Meloni, laddove fossero chiamati ad incarnare l’idea di un cambiamento concreto per un’Italia che non ha bisogno di duellanti, di presenze arroganti ed intoccabili, come i salottieri di sinistra alla Calenda, ovvero di capricciosi dell’umanità (alla Salvini o alla Miccichè tanto per fare un esempio e dare un’idea) che ruotano attorno a batture e sentimenti tristi.

In tutto questo è Crosetto che traccia con la sua corpulenta figura, con moderazione e concretezza, il nuovo assetto che deve e/o dovrebbe seguire la nuova destra al governo che con identità e valore sia in grado di dimostrare che si può essere conservatori e creativi.

Così come espone Galli della Loggia oggi: «Essere politicamente conservatori non significa essere contro il cambiamento, non significa affatto essere a favore sempre e comunque del mantenimento dello status quo. Significa una cosa assai diversa: significa essere contro il cambiamento come lo intendono i progressisti. Contro i contenuti, le scelte e i tempi che caratterizzano la politica progressista, e viceversa essere a favore di scelte e contenuti differenti».

Non vuol dire insomma, essere comunque contro, bensì fare il contrario. Naturalmente vuol dire anche in senso proprio cercare di conservare. Ma conservare che cosa? Direi conservare quella cosa che sono i «valori» di una società, alcuni aspetti essenziali della sua “tradizione”. Ed ancora come dice lo storico laico «Essere conservatori», significa pure, che «… non vuol dire essere di una destra più simpatica e rassicurante. Vuol dire, sì, non essere di sinistra, ovviamente. Ma al fondo vuol dire essere soprattutto a favore di cose — il buon senso, la cautela, l’amore per il passato, la conoscenza del mondo, il senso dello Stato, la coerenza…»

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