«Draghi irremovibile». Aspettava solo l’occasione per scappare?

«Le chiacchiere stanno a zero» e il premier non intende assumersene la responsabilità

L’epopea grillina si avvicina alla fine. Si consumerà con il prossimo voto che, per la determinazione mostrata da Draghi, sembra più vicino e dovranno prendersela solo con se stessi e ‘Brancaleone’ Conte da Volturata Appula che si sono scelti per capo e che ha fatto di tutto per metterne in luce l’inadeguatezza.

Dopo le dimissioni di Draghi (respinte da Mattarella e girate alle Camera per la verifica di maggioranza di mercoledì), qualcuno ha affermato che i 5 stelle «hanno voltato le spalle agli italiani». Certo, al momento del voto i grillini hanno lasciato l’aula e non hanno votato, decretando – secondo Draghi – la fine del «patto sociale» sottoscritto a febbraio 2021. Ma, la verità è che i 5S non hanno mai guardato negli occhi i cittadini, limitandosi a «estorcergli» il voto, lanciando improperi, strali e vaffa… alla «casta». E, promettendogli di abrogare la povertà, con il reddito di cittadinanza, che, pure, se ben regolamentato e gestito sarebbe anche condivisibile, ma così com’è prima viene cancellato e meglio è.

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A questo punto, vien da chiedersi se almeno si siano accorti di quello che hanno combinato, spingendo – senza neanche rendersene conto – superMario a dimettersi nonostante che in aula al Senato ancora una volta l’ex «homo bancarius» avesse ottenuto la fiducia con 172 sì, su 211 votanti.

E tutto questo perché Giuseppi e c., non erano d’accordo sulla realizzazione di un termovalorizzatore a Roma, inserita nel dl Aiuti e che, oltre a consentire – anche se, purtroppo, non oggi – di liberare la capitale dalla «monnezza», producendo energia, permetterà notevoli risparmi sui costi energetici, nel momento i cui, secondo l’Istat ben 4,3milioni d’italiani hanno salari inferiori a 780 euro.

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La graduatoria europea di crescita

E il futuro non sembra più roseo del presente, considerando che l’Italia nel 2023 si ritroverà, secondo il commissario europeo all’economia Gentiloni, all’ultimo posto della graduatoria europea di crescita. E non dimentichiamo gli altri problemi che affliggono il Paese: pandemia, guerra, siccità, inflazione, grano, agroalimentare, materie prime, energia, gas e disoccupazione.

Ma, in vista della verifica parlamentare di mercoledì e alla luce di tutto quello che si è verificato, a cominciare dal governo gialloverde (M5S-Lega) passando per quello giallorosso (M5S-Pd) per finire a quello a maggioranza allargata, viene da chiedersi, se sia ancora il caso di continuare a inseguire il «sogno» (o l’incubo?) di un nuovo governo di unità nazionale con maggioranza fotocopia di quella appena liquefattasi.

Con il rischio di ripetere gli stessi errori commessi fin qui, e procedendo a colpi di ricatti, veti incrociati, e bandierine l’una contro l’altra armate, si finirebbe, per consumare serbatoi di benzina, senza riuscire però a muovere neanche un passo. E il prossimo è un governo che dovrà correre alla velocità della luce, gli italiani aspettano risposte concrete e in tempi rapidi, soprattutto sul fronte del carovita, il taglio del cuneo fiscale, imposizione tributaria, salari, stipendi e occupazione.

Il fuoco della stampa amica dei grillini

Senza tralasciare il Pnrr, i fondi europei, debito pubblico (arrivato, nonostante i governi tecnici, a 2.755miliardi), guerra e il rischio del blocco totale del gas russo. Il che metterebbe Draghi nuovamente sotto il fuoco della stampa amica dei grillini e la preoccupazione che a ottobre alla verifica delle cosa «dette» e di quelle «fatte» si scopra che le prime siano decisamente maggiore delle seconde. Ciò infligerebbe un colpo alla sua credibilità internazionale. Lui lo sa e non intende recedere, per schivare le responsabilità del fallimento.

Forse sarebbe, dopo 11 anni, il caso di ritornare alla Costituzione chiedendo direttamente agli italiani da chi vogliono essere governati. Tanto più che – a differenza della sinistra, per interessi propri – mercati e finanza non hanno alcuna paura per la sconfitta di Letta & c. Anzi. Tant’è che, dopo il disorientamento iniziale per le dimissioni, la possibilità che vinca il centrodestra, ha fatto risalire la borsa (+1,84%) e calare lo spread a 217. Presidente Mattarella, non si lasci fuorviare dagli interessi di parte e ci faccia un pensierino! Gli italiani ci contano.

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