Quirinale, il ricatto di Letta per dividere Salvini, Tajani e Meloni

La realtà però racconta di un Centrosinstra senza idee

Dopo giorni di vuoto e di nulla cosmico, è arrivato il quarto giorno. Da oggi il quorum per eleggere il nuovo presidente della Repubblica scenderà alla maggioranza semplice e i giochi diventeranno maledettamente seri. A condurli ancora il Centrodestra che, al netto del segnale lanciato ieri con Guido Crosetto, è ancora intenzionato a proporre un suo nome forte della maggioranza dei grandi elettori.

L’ultimo che sta circolando, e preoccupando il Centrosinistra, è quello di Elisabetta Casellati, presidente del Senato della Repubblica. Un nome relativamente nuovo, donna, seconda carica dello Stato. Una figura importante, forse troppo. Al punto che manda su tutte le furie i leader Dem e M5S che iniziano a dare i «numeri». Soprattutto Enrico Letta che non ha una figura competitiva da proporre.

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E allora che fa? Arriva a ricattare Matteo Salvini dicendo: «Proporre la candidatura della seconda carica dello Stato, insieme all’opposizione, contro i propri alleati di governo sarebbe un’operazione mai vista nella storia del Quirinale. Assurda e incomprensibile. Rappresenterebbe, in sintesi, il modo più diretto per far saltare tutto». In tempi normali, con una maggioranza uscita dall’urna sarebbe anche un ragionamento giusto.

Il dem «minaccia» il leghista: «O vota con la maggioranza o salta tutto»

Ma il Democrat sorvola su com’è stato creato il governo. Forza Italia e Lega sono nella maggioranza non perché volevano allearsi con Letta ma perché lo chiese Sergio Mattarella e per Mario Draghi. In realtà l’obiettivo del nipote di Gianni Letta è separare Antonio Tajani e Salvini da Giorgia Meloni per far sparire così la maggioranza che, anche se per pochi numeri, al momento è vincente. Poco importa minacciare di far saltare il governo. L’importante è isolare Giorgia Meloni.

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Il problema fondamentale però è che il leader Dem non sa che «pesci pigliare» e fino a ora ha saputo solo porre veti. Non una proposta degna di nota. E allora perché il Centrodestra dovrebbe spaccarsi? Per far contento «Enrico stai sereno»?

La quarta chiama per il Presidente della Repubblica

Alle 11 la quarta chiama che dovrebbe durare circa 6 ore più le pause. I 1009 grandi elettori torneranno a riempire (si spera) le schede per eleggere l’inquilino del Quirinale. Solo dopo si saprà se la notte ha portato consiglio. E si sa che la notte romana, in queste occasioni, è molto importante. Una notte in cui leader e leaderini si spostano da un tavolo all’altro in cerca di un accordo. Per ora però sembra tutto ancora in alto mare. Soprattutto perché il Partito Democratico, che dovrebbe essere il faro del Centrosinistra in quanto coalizione più esperta, sembra in balìa delle onde. E meno male che Enrico Letta doveva tirarlo fuori dalle zone oscure.

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