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Draghi con quella bocca può dire ciò che vuole. E mentre il popolo sta a guardare la democrazia può aspettare

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I leader vivono alla giornata e i poteri del parlamento sono stati erosi dai “vincoli esterni” e dalle “condizionalità” imposte dall’Unione Europea

È da un po’ di tempo che la politica è scomparsa dalla scena pubblica e ciò può dirsi anche per la democrazia, che vorrebbe essere il quadro istituzionale dentro il quale il demos-popolo dovrebbe assumere le decisioni ultime e sovrane.

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Se si volge lo sguardo agli accadimenti degli ultimi anni, sembra che la classe politica, nella sua stragrande maggioranza, non abbia idea delle strade da intraprendere per andare incontro ai bisogni e alle aspettative della popolazione, e meno che mai abbia idea di quale destino disegnare per le generazioni future: mancano visione del mondo, cultura e strategia. È invalsa l’abitudine di spregiare le elezioni, che costituiscono l’unico momento di sovranità popolare, per affidarsi ai giochi di palazzo nel definire gli equilibri politici e le maggioranze di governo. Nel tempo, questo modo di procedere è diventato via via sempre più sistemico e non se ne avverte ormai l’aspetto patologico.

Del resto, i leader vivono alla giornata e i poteri del parlamento sono stati erosi dai “vincoli esterni” e dalle “condizionalità” imposte dall’Unione Europea. L’economia da tempo immemorabile ha preso il sopravvento sulla politica, lasciando intendere che debbano essere i “mercati” a determinare le scelte dei governi.
Purtroppo, oggi si aggiungono altri “vincoli esterni”, che trovano nella pandemia la loro apparente ragion d’essere.

In questo nuovo clima, Draghi rappresenta il punto di caduta dei vincoli economici e sanitari

Garante dei finanziamenti europei, pochi e a singhiozzo, che dovranno essere preceduti da 51 (cinquantuno) riforme e 528 (cinquecentoventotto) condizioni da rispettare, si è posto a capo della gestione sanitaria della pandemia, incurante dei conflitti di interesse interni allo stuolo di tecnici e sanitari che lo consigliano, ed ancor più incurante della violenza attuata contro i diritti individuali sanciti dalla Costituzione, che però viene spesso richiamata a sproposito.

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Siamo lontani dallo slancio lirico del premier Conte quando nel marzo 2020 poneva agli arresti domiciliari gli italiani ma li consolava dicendo: «Restiamo distanti oggi, per abbracciarci più forte domani». Il premier Draghi è più pragmatico e meno poetico nel proporre i vaccini come unico rimedio per uscire dalla pandemia: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore».

Poco importa che le sue affermazioni siano platealmente infondate, ma tanto basta per giustificare le più assurde misure restrittive, senza badare al rischio di perdere la faccia: «con quella bocca può dire ciò che vuole», così recitava una vecchia battuta pubblicitaria.

Quasi tutti i leader dei partiti pendono dalle sue labbra avendo sostanzialmente perso un vero ruolo politico: meglio andare a traino e beccarsi tra di loro, ma senza disturbare il manovratore, che va dritto per la propria strada in piena sintonia con la finanza speculativa e le sue legioni più agguerrite che operano nelle multinazionali del farmaco.

Debito pubblico alle stelle ma lo spread sonnecchia

Intanto il debito pubblico sale vertiginosamente ma senza impensierire gli investitori, quegli stessi che facevano schizzare in alto lo spread per costringere Berlusconi alle dimissioni e chiedevano al governo politiche di austerità attraverso la famigerata letterina di Draghi e Trichet nell’avvicendarsi alla guida della BCE.

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Oggi lo spread sonnecchia, il debito pubblico è diventato improvvisamente “sostenibile” pur essendo passato dal 116 del 2011 al 160 per cento rispetto al prodotto interno lordo, sfiorando l’astronomica cifra di 2.700 miliardi di euro.

Draghi siede sulla stessa poltrona che fu di Berlusconi e questi ne è diventato il più fedele sostenitore. Il centrodestra di governo, un tempo Casa delle libertà, oggi dimentica le più elementari libertà e invoca restrizioni e green pass per tutti, contribuendo ad alimentare una contrapposizione da tifoseria calcistica tra no-vax e sì-vax.

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Più realista del re, il ministro Brunetta definisce il green pass «una misura geniale». La genialità consiste nell’avere adottato uno strumento capace di esercitare una pressione violenta che sfocia di fatto in obbligo vaccinale, spacciato come libera scelta, per intere categorie di lavoratori che altrimenti si vedrebbero negato il diritto al lavoro proprio nella sedicente Repubblica fondata sul lavoro.

Se poi si aggiunge che i vaccini sono ancora in fase sperimentale e che è ormai acclarato che chi si vaccina può contrarre il virus e può trasmetterlo, non si capisce come possa essere rilasciata una sorta di certificazione di non contagiosità.

A questo punto la «licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui», di cui parla il Presidente Mattarella, non può riguardare solo i non vaccinati, peraltro costretti ad essere limitati nei loro movimenti, ma è ascrivibile anche a coloro che, in quanto vaccinati, possono muoversi liberamente e senza controlli, con piena libertà di contagiare.

 Vaccini sperimentali non potrebbero mai essere resi obbligatori per legge

Ma Draghi, contro il buon senso e contro ogni evidenza scientifica, afferma che il “certificato verde” offre agli italiani «la garanzia di non trovarsi fra persone contagiose». Ancora una volta, «con quella bocca può dire ciò che vuole».

Non gl’importa nemmeno dei risvolti di dubbia costituzionalità dei suoi provvedimenti, facendosi seguire da un parlamento ormai ridotto ad organo di semplice ratifica. Se così non fosse, non sarebbe difficile capire che dei vaccini sperimentali non potrebbero mai essere resi obbligatori per legge, come invece già sostanzialmente avviene per alcune categorie di lavoratori, senza ledere il principio costituzionale del «rispetto della persona umana» che, in nessun caso, può essere utilizzata come cavia.

Ma al di là delle questioni sanitarie, per loro natura controverse ed in Italia affrontate in maniera unilaterale, senza un serio dibattito tra scienziati di diverse tendenze ed opinioni, bisogna riconoscere che il Presidente del Consiglio ha raggiunto degli obiettivi politici impensabili dopo le elezioni del 2018.

Facendo salire sulla propria barca tutti i partiti, ad eccezione di Fratelli d’Italia, ha spaccato il centrodestra; sta favorendo la sostanziale fusione tra il Pd e i Cinque Stelle, salvando questi ultimi da estinzione sicura; ha ricondotto strutturalmente Forza Italia nel perimetro governativo; ha marginalizzato la Lega, paga (forse) di essere al governo, ma fortemente ridimensionata nelle previsioni di voto proprio alla vigilia delle elezioni amministrative.

E mentre il popolo sta a guardare, la democrazia può aspettare.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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