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Pazzi da Lega-re. Sul green pass prima ritira gli emendamenti ma poi vota quelli di FdI

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Maggioranza in subbuglio per la Lega di lotta e di governo

Alta tensione nella maggioranza con la Lega che ieri, dopo aver deciso di ritirare tutti gli emendamenti sul decreto Green pass, ha annunciato di voler votare quelli di Fratelli d’Italia. Quelli, per capirci, che smontano il decreto e bocciano l’obbligatorietà del green pass. E dire che dopo le parole di lunedì del ministro Giorgetti, il quale ormai dava il via libera all’estensione del green pass, sembrava che le acque nella maggioranza si fossero definitivamente calmate, confermando la svolta leghista in favore del certificato verde digitale.

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Parole distensive che, peraltro, sembravano il segnale che attendeva Palazzo Chigi per archiviare definitivamente l’ipotesi fiducia. Da qui l’annuncio, nella tarda mattinata di ieri, del ritiro di tutti gli emendamenti. Tutto, perciò, faceva presupporre un cammino in discesa. Invece, la brusca frenata con il leader, Matteo Salvini, che a margine della presentazione della lista del Carroccio a Milano annunciava la disponibilità della Lega a votare gli emendamenti targati FdI, assicurando però che il governo non era a rischio: «Non penso che il governo dipenda dal fatto che uno voglia andare al ristorante a mangiarsi la pizza con o senza il green pass. Penso che il governo abbia altre sfide ben più ambiziose rispetto a queste».

E in serata si passa dalle parole ai fatti quando i leghisti votano l’emendamento di FdI che chiede di abolire il green pass per i ristoranti. L’emendamento non passa ma sono ben 134 i voti a favore e tra questi molti deputati leghisti.

Letta accusa la Lega di «stare nella maggioranza e votare con l’opposizione»

Immediate e durissime le reazioni degli alleati di governo. A cominciare da Enrico Letta che accusa la Lega di «stare nella maggioranza e votare con l’opposizione». Un atteggiamento che dimostra «irresponsabilità e che la Lega non ha a cuore la salute degli italiani e che non è un partner di governo affidabile». Mentre il ministro Andrea Orlando parla di un «precedente pericoloso», perché «non può funzionare che in Consiglio dei ministri si decide una linea e in Parlamento la si smentisce con il voto segreto».

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Pure dal M5S piovono critiche con Luigi Di Maio che dagli studi televisivi di La7 si dice «preoccupato per la stabilità del governo. La mia impressione è che la Lega sia combattuta tra inseguire Fdi o fare il bene del Paese». Anche da Forza Italia traspare un certo imbarazzo per le scelte leghiste. Maria Stella Gelmini, ministro per gli Affari regionali, ammette che «Salvini ha sbagliato nel passaggio parlamentare ad appoggiare la linea di Borghi», ma «non credo che voterà contro l’estensione del Green pass o dell’obbligo vaccinale».

Giorgia Meloni soddisfatta del voto leghista

Chiaramente di segno diverso e contrario i commenti di Fratelli d’Italia dove Giorgia Meloni plaude al voto leghista, «contenta che quella parte del centrodestra che ha deciso di sostenere Draghi non si pieghi alla sinistra».

Ora gli occhi sono puntati verso l’orizzonte per cercare di capire cosa accadrà. Come ha detto lo stesso Salvini il governo non è a rischio, e questo significa che alla fine il decreto sarà approvato così com’è senza alcuno stravolgimento. Morale della favola, il green pass non corre rischi. Ma certamente la questione è politica visto che c’è un pezzo di maggioranza che vota con l’opposizione alimentando, tra l’altro, la voce di una Lega divisa in due: una parte governista, rappresentata da Giorgetti, Fedriga e Zaia, ed una sovranista e che parla alla pancia del Paese. Lettura che ieri quasi tutti i giornali accreditavano anche se smentita dai diretti interessati.

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Comunque sia il tema rimane e conferma una Lega che dall’inizio della pandemia ha smarrito la sua linea e soffre tremendamente la concorrenza di FdI. Lo dimostrano anche i dati, con il partito di Salvini che ha lasciato per strada quasi 15 punti percentuali dal 2020 ad oggi. Da qui però a dire che la leadership di Salvini sia in discussione ce ne passa, soprattutto perché chi potrebbe prendere il suo posto (leggasi Zaia, Giorgetti o Fedriga) non va oltre la linea gotica. Ecco perché la narrazione dell’esistenza di una doppia Lega regge poco.

Resta però il fatto che una Lega di lotta e di governo rappresenta un problema di non poco conto per il premier Draghi. Soprattutto in termini di convivenza con gli alleati. Sarebbe come abbiamo anticipato domenica scorsa nel nostro editoriale far convivere il diavolo con l’acqua santa. Senza contare che adesso arriva il difficile e cioè l’estensione del green pass e, chissà, addirittura l’obbligo vaccinale.

Domani Consiglio dei ministri per estensione del green pass?

Draghi insiste, infatti, con la linea della fermezza. Voci da Palazzo Chigi parlano di un Consiglio dei ministri convocato per domani che dovrebbe varare il decreto per estendere il green pass al settore pubblico e ad alcuni operatori del settore privato (si parla di centri commerciali e supermercati) più esposti ad assembramenti. Invece, sul fronte delle fabbriche e delle aziende si potrebbe arrivare a fine mese, visto che si attende che sindacati e Confindustria trovino la definitiva quadra, in particolare sul pagamento dei tamponi.

Per non parlare, poi, dell’obbligo vaccinale. Ieri Giuseppe Conte ne ha parlato apertamente da Chioggia dicendosi favorevole ma «alla luce dei dati epidemiologici e delle condizioni che ci saranno». Posizione ribadita in serata anche da Luigi Di Maio, «se la comunità scientifica italiana dirà che serve si dovrà fare», e dal ministro della Salute Speranza: «Se i dati renderanno necessario l’obbligo non avremo paura ma serve ancora qualche settimana di approfondimento».

Su questo Salvini ha già detto chiaramente di no, spiegando che nel caso ci fosse un obbligo «dovrebbe anche contemporaneamente prevedere risarcimenti per eventuali danni causati dall’obbligo. Non può esistere una costrizione col fatto che io ti firmo la liberatoria».

Un terreno minato, quindi, per Draghi ma molto dipenderà anche dall’incontro tra i due, che da Chigi spiegano dovrebbe avvenire a breve. E come accaduto in altre occasioni potrebbe rivelarsi risolutivo sciogliendo i nodi che restano sul campo. Quello che è certo, e l’esperienza di questi mesi lo conferma, Mario Draghi non ha intenzioni di fare concessioni. Salvini e la Lega di lotta sono avvisati.

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