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È stato bello vincere a Wembley, ma la paura della disoccupazione resta altissima soprattutto al Sud

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Il trionfo del doppiopesismo: le onoreficenze per i calciatori. Tennis e atletica leggera snobbati. E tornano i banchi a rotelle

Dopo 53 anni l’Italia rivince il secondo titolo europeo di calcio. Quella under 23 di atletica leggera, con 13 medaglie è prima ai campionati europei di Tallinn in Estonia e a 144 anni dalla nascita del torneo di tennis di Wimbledon, Berrettini, porta per la prima volta l’Italia in finale.

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Per congratularsi, Mattarella – che venerdì ha attribuito onorificenze di Stato ai 26 giocatori, a tecnici e staff della nazionale (ma perché solo a quelli del calcio?) – e Draghi hanno ricevuto gli atleti, al Quirinale e a Palazzo Chigi. Giornali e Tv, hanno inneggiato all’«Italia migliore», alla «ripartenza del Paese» e alla ritrovata «Unità d’Italia».

L’uomo del Colle ha stigmatizzato l’antisportività degli inglesi e l’ex uomo Bce, ha esaltato il «sistema Italia», annunciandone il «ritorno al centro del mondo» per il «dopo Covid» e «il calcio che ci rilancia al centro dell’Ue». E non sono mancate «le lacrime dei campioni e dell’ex ministra Fornero». Anche stavolta, insomma, istituzioni e politica hanno cercato di approfittare dei successi sportivi per guadagnare consensi.

Eppure, se fosse stato per loro al massimo avremmo vinto un bel torneo di scopone con i nostri congiunti più stretti e anche l’attività agonistica, calcio compreso – come palestre, piscine, imprese, esercizi commerciali, teatri, cinema, discoteche, aziende manifatturiere e tantissimi posti di lavoro – sarebbe finita in cavalleria.

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Ma passata la festa, la quotidianità e i problemi degli italiani ci hanno riportati tutti alla realtà. Ricordando che, magari è vero, come sostiene il ministro Franco, che il Pil 2021 italiano, crescerà del 5% e il titolo europeo di calcio, contribuirà per lo 0,7%, che i primi 25 miliardi del Pnrr arriveranno, tra fine luglio e inizio agosto, ma è ancora tutto da verificare.

Negli ultimi tre mesi persi 70mila posti di lavoro

Intanto, però, la crisi socio-sanitaria – ed economica ha colpito milioni di lavoratori e solo negli ultimi tre mesi sono andati persi oltre 70mila posti di lavoro e una recente ricerca del Censis fa sapere che 4,4 milioni di persone, «hanno paura di perdere il posto e ritrovarsi disoccupati».

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E continuare nella campagna allarmistica dei “campioni” del Cts – ancora non s’accorgono che la gente, gli chiede cure e non continui «al lupo, al lupo», interminabili ed insanabili contraddizioni, ansiogene comunicazioni sui vaccini, per cui, non ha più fiducia, non li ascolta più e non si vaccina – non migliora la situazione. Anzi!

Disoccupati ma costretti a pagare il caro bollette

Purtroppo, tra chiusure e riduzioni d’organico nei comparti di metallurgia e tessile, nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e, naturalmente ricettività e ristorazione – una delle principali filiere della nostra economia ormai al collasso – il costo che saremo chiamati a pagare rischia di essere altissimo e i posti di lavoro in pericolo davvero tantissimi. E anche quelli che si ritroveranno disoccupati, dovranno pagare il caro bollette di 200 euro all’anno.

Provate a immaginare cosa hanno provato i lavoratori della Whirlpool e della Giraservice di Napoli che – dopo aver festeggiato per i trionfi sportivi ed essere stati “informati” della ripartenza del Paese – hanno avuto la notizia di essere ormai a un passo dalla perdita del posto di lavoro. Della festa, anche loro sono stati parte, ma dalla ripresa rischiano di restare fuori.

Tanto più che alla fine della festa hanno dovuto prendere nota che i primi pensieri post-festivi dell’«allegra brigata» di governo non sono stati per loro e il futuro delle loro famiglie, né per il Sud o le iniziative anticovid per farla finita con la Dad e mettere le scuole in condizione di riaprire a settembre in presenza ed in tranquillità e, neanche per i trasporti pubblici locali, ma per il ddl Zan – sopravvissuto al Senato per un voto e le troppe assenze del centrodestra e che ora Letta vorrebbe scaricare – e la spartizione dei posti nel cda della Rai, con la fame di poltrone di Fi e la paura di Salvini di essere scavalcato dalla Meloni, che mettono a rischio l’alleanza con FdI e, quindi, l’unità del centrodestra.

E la sapete l’ultima? Nel «sostegni bis» Draghi & c. hanno previsto una spesa di 6milioni per l’acquisto dei banchi a rotelle. Ma non erano stati un fallimento?

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