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Green pass, CdA Rai, ddl Zan e riforma della giustizia: centrodestra, centrosinistra e governo sotto pressione

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Martedì riunione della cabina di regia, entro fine mese un decreto per il Green pass in Italia

Si è chiusa una settimana complicata dove tutte le forze politiche sono state sotto pressione e finanche il governo lo è stato, alla luce della recrudescenza della variante delta del Covid-19 e della necessità di gestirla nel migliore dei modi. E questo perché il ritorno al passato, a formule già sperimentate, vedi lockdown o coprifuoco, appare impossibile.

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Questo significa che bisogna guardare avanti ed adattare gli strumenti di contrasto alla pandemia ai mutati scenari. Uno su tutti il vaccino, anzi sarebbe meglio dire i vaccini che prima non c’erano e che adesso ci sono e che vanno chiaramente tenuti in considerazione nell’ambito di quelle che saranno le scelte per contrastare l’ondata di varianti.

A Palazzo Chigi c’è grande consapevolezza su questo tema e che soprattutto non bisogna farsi trovare impreparati. Già martedì dovrebbe esserci una riunione della cabina di regia e le ipotesi più accreditate sono che entro fine mese sarà varato il decreto per introdurre anche in Italia il Green pass. Non si tratta dello stesso in uso in Francia ma qualcosa di simile che dovrebbe servire soprattutto a garantire sicurezza laddove potranno esserci eventi con il rischio di assembramenti.

Ad esempio, le prime notizie di cluster dovute alla nazionale, un pub a Roma con 91 positivi dopo aver seguito Italia-Belgio, impongono di agire in fretta. Probabilmente questa certificazione non servirà per bar o ristoranti, ma piuttosto per grandi eventi dove è possibile lo svilupparsi di cluster.

La revisione dei parametri di monitoraggio per l’attribuzione delle fasce

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Accanto a questo si starebbe poi lavorando anche ad una revisione dei parametri di monitoraggio che sovrintendono all’attribuzione di fasce di colore alle singole Regioni. I parametri, questa la critica mossa da numerosi governatori, è che sono vecchi e soprattutto legati a una fase antecedente alla diffusione del vaccino. La richiesta sarebbe di non basarsi più sul parametro dei positivi quanto piuttosto su quello delle ospedalizzazioni, visto che la variante Delta è molto contagiosa ma che grazie alle vaccinazioni si sta dimostrando poco letale.

Insomma, l’obiettivo è evitare la beffa di ritrovarsi in zona arancione o addirittura rossa per l’alto numero di contagiati ma senza avere le terapie intensive in saturazione. Sul cambio dei parametri di riferimento ci starebbe riflettendo lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, consapevole che con il procedere delle vaccinazioni l’azione di contrasto al virus deve entrare in una nuova fase: «In una fase caratterizzata da un livello importante di vaccinazione è ragionevole che nei cambi di colore e nelle conseguenti misure di contenimento pesi di più il tasso di ospedalizzazione rispetto agli altri indicatori». Comunque il tutto si deciderà nella cabina di regia che dovrebbe tenersi all’inizio della prossima settimana.

Nel frattempo, sul piano politico le tensioni non accennano a stemperarsi. Nel centrodestra, ad esempio, il giorno dopo il grande schiaffo sul CdA della Rai con l’esclusione di Fratelli d’Italia la temperatura rimane altissima, come testimoniato dall’assenza di Giorgia Meloni a Milano alla presentazione del candidato sindaco del centrodestra; e pure dall’alterco tra Ignazio La Russa e Licia Ronzulli. Un duro battibecco originato dal presunto tentativo della forzista di rimuovere il posto assegnato alla Meloni in prima fila.

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Cda Rai, Meloni: «Questo ha delle conseguenze enormi per la democrazia italiana»

Comunque sia la tensione rimane palpabile e la questione CdA un nervo scoperto, come si evince dalle parole di Giorgia Meloni ieri a Latina per la presentazione del suo libro: «Questo ha delle conseguenze enormi per la democrazia italiana. Si ha idea se all’opposizione ci fosse stato il Partito democratico e fosse stato escluso dal Cda della Rai? Avremmo avuto i caschi blu dell’0nu. E invece accade a Fratelli d’Italia e va bene a tutti. Penso che le regole si rispettino sempre se si è in maggioranza o all’opposizione. Sono basita del fatto che nessuno dica una parola su questo tema».

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Dal canto suo Matteo Salvini tenta di stemperare la polemica assicurando che la vicenda «si chiuderà con la soddisfazione per tutti. Ci sarà spazio per tutti, tutti avranno voce». Non è dato sapere però come in concreto si chiuderà questa vicenda. Con la presidenza della Vigilanza Rai? Oppure con nomine alla direzione dei tg e di qualche rete? Chissà, quello che è certo è che la situazione rimane particolarmente tesa.

Tensioni che, a sua volta, si registrano anche nel centrosinistra. A partire dal Pd dove il tema del ddl Zan continua a tenere banco. Martedì riprenderà la discussione generale in Senato, ma subito dovrà essere accantonata per dare la precedenza ai decreti del governo in scadenza: primo fra tutti il decreto Sostegni bis che già mercoledì sarà approvato blindato con la fiducia dai senatori.

Ddl Zan a settembre per far sopire le tensioni

Poi a ruota altri due decreti, quello semplificazioni e quello sulla cyber-security. Possibile, perciò, che il ddl Zan scivoli a settembre e questo per dare anche il tempo che le tensioni si sopiscano e sia possibile trovare una via d’uscita. Che al momento non c’è visto che il Nazareno continua ad insistere ad approvare il ddl così com’è. Intanto, tra i senatori dem ed i renziani serpeggiano malumori e soprattutto la convinzione che sarebbe meglio evitare lo scontro ed accordarsi su alcune modifiche al testo. Ecco, lo slittamento a dopo l’estate potrebbe stemperare il clima ed evitare il muro contro muro.

Tensioni che, infine, sono definitivamente alle spalle tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte che hanno raggiunto l’intesa sul nuovo statuto. Ora rimane da fissare la data del voto degli iscritti per investire ufficialmente del nuovo incarico di presidente l’ex premier. Nel frattempo, però, già lunedì Conte dovrebbe vedere Mario Draghi.

Si tratta del primo incontro tra i due dopo l’arrivo a Palazzo Chigi di Mr Bce e che servirà soprattutto per trovare una quadra sulla riforma della giustizia, tema che sta a cuore ad entrambi. Per Draghi in quanto necessario al Pnrr ed ai soldi del Recovery, per Conte perché tra i temi identitari del M5S. Da questo incontro si misureranno anche le reali volontà di Conte rispetto al futuro del governo e cioè se l’ex premier lavorerà per indebolirlo o piuttosto per sostenerlo con convinzione.

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