Campionati europei, le giuste ragioni del pubblico che fischia agli «inginocchiati»

L’errore si ripete secondo la più classica delle semplificazioni data in pasto ai media e spendibile per tutti

Così come coloro che si dichiarano contrari al DDL Zan (compresi molti omosessuali) sarebbero dei cattivissimi omofobi senza cuore, anche quei giocatori che non s’inginocchiano alla memoria di Floyd sarebbero dei perfidi suprematisti, dei razzisti subumani indegni figli dell’imperialismo occidentale. Senza leggere il testo nel primo caso, senza ricostruzione e valutazione dei fatti, razzisti tout court, nel secondo. Semplicità per menti semplici e semicolti planetari.

Ebbene ricordiamo che l’assassinio di Floyd ha ingenerato altre uccisioni, violenze, devastazioni, saccheggi, furti, ed innumerevoli azioni vandaliche contro comuni cittadini, passanti innocenti e commercianti indifesi in diverse città americane da parte di quei Black lives Matter che inneggiano al suprematismo nero. Una rivolta iniziata negli Usa che ha contaminato l’Europa ed ha strumentalizzato la morte di Floyd per scatenare una vera e propria furia iconoclasta.

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Una violenza che attraverso l’ingiusta morte di Floyd ricerca una pretestuosa quanto impossibile giustificazione morale secondo cui sarebbe normale trasformare la responsabilità del singolo poliziotto nell’aberrante colpevolizzazione passata e presente dell’uomo bianco occidentale, con la pretesa di distruggere tutto quello che potrebbe offendere una determinata categoria o minoranza.

Gli storici ricordano che l’applicazione al passato dei valori etici del presente, porta a non attribuire un senso alla storia; la conseguenza è quella di una semplificazione estremamente pericolosa che di fatto si è accompagnata ad azioni violente di natura fondamentalista. La civiltà occidentale è in lotta contro una parte di se stessa che vorrebbe cancellare memoria e identità, e anche alcuni italiani non hanno resistito a partecipare alla grande abbuffata della strumentale speculazione politica, riempiendo piazze (stranamente e improvvisamente esenti da quelle restrittive regole anti Covid, per l’occasione mai menzionate dalla stampa di governo) colme di manifestanti e giornalisti della stampa mainstream.

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Nulla di paragonabile rispetto alle reazioni per le barbari uccisioni di Pamela e Desirée; eppure chiunque si sarebbe giustamente indignato se, nel voler chiedere giustizia per Pamela e Desirée, gruppi di violenti avessero commesso innumerevoli atti vandalici, malmenando innocenti e inneggiando al suprematismo bianco.

Ma, come detto, per l’occidente che si odia e legittima il movimento BLM, la responsabilità personale coincide con la solita imputabilità universale e storica dei bianchi che diventa funzionale a una plateale forma di auto-razzismo; pertanto chi si rifiuta di inginocchiarsi a tale narrazione mistificatrice viene accusato di razzismo e negazionismo secondo il più classico schema sanzionatorio del politicamente corretto.

Appare evidente che un attacco come quello del movimento Black lives matter abbia agito contro l’identità, le radici e la storia dell’occidente

Appare evidente che un attacco come quello del movimento Black lives matter non abbia agito contro gli Usa o l’Europa ma contro l’identità, le radici e la storia dell’occidente e raccoglie tutte le forze globaliste costantemente avverse all’identità e ai valori fondamentali che sostanziano la nostra civiltà: Antifa, associazioni LGBT, parte del radicalismo femminista, personaggi hollywoodiani, media, associazioni afroamericane, un caleidoscopio di fini intellettuali uniti nella sceneggiata della genuflessione mediatica e compenetrati, secondo copione, nella parte da recitare sul palcoscenico del teatrino allestito dall’internazionale radical chic per rafforzare una propaganda anti americana, che dapprima era d’obbligo associare all’amministrazione di Donald Trump (con Obama non sarebbe accaduto, sebbene casi come quello di Floyd se ne vedessero anche  in numero maggiore e le statistiche parlano chiaro) mentre oggi si rivela funzionale alle cancel culture ed al dissolvimento nel vuoto globalista.

Interi gruppi inginocchiati in mondovisione e ubbidienti al volere dei signori mondialisti-apolidi che dividono i popoli mettendoli gli uni contro gli altri e che aizzano il caos per i propri interessi. Loro si inginocchiano all’eterna omologazione culturale che vuol spegnere la nostra identità sull’altare di un eterno presente senza radici e senza cultura, si inginocchiano a uno dei leader di Black Lives Matter di nome Shaun King, che suggeriva di distruggere i simboli religiosi come le statue di Gesù poiché rappresenterebbero una forma di supremazia bianca e di propaganda razzista. A tutto questo c’è ancora chi resta in piedi. Applausi

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