Vertice del centrodestra tra Copasir e Amministrative. Letta insiste con la patrimoniale, Orlando ‘blocca’ il Sostegni bis

Torneranno a vedersi dopo settimane, forse mesi, di incomprensioni, stilettate e battute dal sapore acido. Mettendo da parte le strumentali, e un po’ ridicole, distinzioni tra centrodestra di governo e centrodestra al governo. Un vertice che servirà prima di tutto per allentare le tensioni piuttosto che fare nomi e individuare candidati, perché chi pensa che oggi pomeriggio dalla stanza in cui i maggiorenti del centrodestra si vedranno possano uscire finalmente i front runner che correranno nelle principali città italiane al voto si sbaglia di grosso.

Sono troppo spesse le polveri delle polemiche, e anche dei temi divisivi, che si sono posate in questi ultimi tempi per pensare che basti una veloce spolverata. Sarà comunque un incontro positivo, come lo sono tutte le occasioni in cui si ha la possibilità di parlare di persona e non attraverso giornali ed agenzie. Ma come detto non sarà facile perché i temi in campo sono diversi e tutti spinosi. A partire dal Copasir che a dispetto di quello che poteva sembrare è ben lontano dal trovare una via d’uscita.

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Infatti, la mossa delle dimissioni leghiste del presidente Volpi e dell’altro membro Arrigoni ha complicato tutto. Colpa della richiesta, per carità non del tutto fuori luogo, di seguire in maniera pedissequa il dettato della legge che comporterebbe le dimissioni di tutti i membri e un Comitato nuovo di zecca con ben 5 componenti tutti di Fratelli d’Italia, in quanto unica opposizione.

Un’eventualità, quella dell’azzeramento e delle nuove nomine, che di fatti ha bloccato tutto visto che nessun membro dinanzi alla concreta possibilità di non ritrovarsi nuovamente componente ha preferito tenersi stretta la poltrona. E così si è tornati al via, con la differenza che adesso la Lega tronfia, sbandiera la propria noncuranza per le poltrone senza però ammettere che in effetti la sua impuntatura sul rispetto della legge ha nei fatti ingessato ancora di più la situazione.

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Il tutto a dispetto della volontà sia dei presidenti di Camera e Senato, che degli stessi membri disponibili a mantenere l’assetto del plenum inalterato ma dando la presidenza all’opposizione. Il classico un colpo al cerchio e un colpo alla botte.

Certamente di queste se ne parlerà nel corso del vertice anche se FdI punta i piedi per tenere il dossier Copasir fuori dalla porta. «È un tema istituzionale, che riguarda il funzionamento delle Istituzioni e della stessa democrazia», si ripete dalle parti di via della Scrofa evitando in questo modo che Salvini di fare tutto un conto e cioè attraverso la soluzione della presidenza del Copasir alzare il prezzo e la posta sulle amministrative. Dividere i due tavoli, questo l’obiettivo di FdI che per la verità sarebbe anche legittimo e giusto visto che la presidenza del Copasir a un esponente del partito della Meloni non è una concessione di Salvini ma piuttosto un obbligo imposto da una legge.

A parte il Copasir il vertice è in salita anche sul fronte dei candidati delle amministrative. A parte Napoli, dove la candidatura a candidato sindaco di Catello Maresca sembra cosa fatta, nelle altre città è tutto in alto mare; a partire da Roma dove le voci sull’ex comandante generale dei carabinieri Nistri ha diviso anziché unito. Senza contare che l’uscita di scena di Bertolaso ha aumentato la confusione, così come su Milano il dietrofront di Albertini. Ci sarà da lavorare, e non sarà facile.

Ma se Atene piange, Sparte non ride. Infatti, anche il centrosinistra è alle prese con le sue difficoltà. Sfumata a Napoli la candidatura dell’ex rettore Manfredi si cerca un candidato. Nel M5S è tornato a circolare con insistenza il nome del presidente della Camera, Roberto Fico, anche se proprio l’incarico a Montecitorio sembra essere l’ostacolo maggiore visto che la sua uscita di scena porrebbe il problema di trovare un suo sostituto. Cosa non semplice soprattutto considerando che ormai il M5S, il gruppo di maggioranza alla Camera è ormai un vascello senza nocchiero, completamente alla deriva e balcanizzato.

L’altra ipotesi è quella di Luigi Di Maio, che proprio nelle ultime ore starebbe prendendo quota anche se pure in questo caso il rischio è quello di innescare un pericoloso gioco ad incastri all’interno del M5S nel momento di maggiore conflittualità e incertezza che sta vivendo il Movimento. Ecco perché la ricerca di un candidato unitario sarà ancora lunga. Unità che, invece, non ci sarà nelle altre città dove al massimo Pd e M5S si rivedranno al secondo turno.

Infine, il governo. Anche qui non si respira un bel clima. A dispetto dei sondaggi che danno in recupero nel gradimento degli italiani sia l’Esecutivo e sia lo stesso Draghi, i problemi non mancano. A partire dalla competizione interna tra Enrico Letta e Matteo Salvini, dove ormai non si contano più i botta e risposta. L’ultimo è legato alla proposta del segretario del Pd di tassare le successioni milionarie dell’1 per cento destinandolo ai più giovani. Proposta subito criticata da Salvini a cui è seguito anche lo stop del premier Draghi che ha parlato di iniziativa intempestiva.

Ciononostante, Letta continua ad andare avanti e ieri sera a “Che tempo che fa” ha confermato la sua proposta di tassazione inserendola all’interno di un progetto più ampio di riforme fiscali. Questo però non è l’unico problema visto che sempre dal Pd, precisamente dal ministro Andrea Orlando, è giunta un’altra iniziativa che rischia di mettersi di traverso al cammino del governo. Infatti, senza concordarla è stata inserita una norma nel dl Sostegni 2 dal ministero del Lavoro, appunto Orlando, che proroga fino all’estate il blocco dei licenziamenti. A darne notizia Il Sole 24 Ore al quale il ministro ha risposto chiarendo che oggi risponderà a «lievi sviste» dei media sulla vicenda.

Comunque sia è un fulmine a ciel sereno per il premier Draghi, che invece aveva annunciato che il blocco sarebbe terminato adesso a giugno e che quindi non sarebbe stato rinnovato, puntando piuttosto su altri ammortizzatori sociali. Ora questa novità oltre ad impattare economicamente sul provvedimento, lo ha di fatto bloccato nell’attesa di trovare una soluzione. Questo spiega il ritardo nella pubblicazione in Gazzetta, il decreto è stato approvato giovedì scorso dal Consigli dei ministri.

Insomma, dal centrodestra ai giallorossi, passando per il governo nessuno se la passa bene. Ma almeno qualcosa per sorridere c’è, la pandemia sembra subire un deciso rallentamento. Che sia la volta buona?

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