Europa, un altro ‘imprevisto’ dell’Unione: von der Leyen non sarà a Kiev, Michel sì

Nuove turbolenze sui tetti del Berlaymont, questa volta a causa dell’invito rivolto dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky alla presidente della commissione UE, Von der Leyen, per presenziare ai festeggiamenti previsti a Kiev, il prossimo 24 agosto, per il trentesimo anniversario dell’indipendenza, ma soprattutto per l’invito al vertice del giorno precedente che inaugura la piattaforma di Crimea, un meccanismo politico creato per sollecitare una risposta internazionale all’occupazione russa della piccola penisola.

Non spetta sicuramente a Zelensky convocare la presidente dell’Unione in funzione anti russa, innanzitutto perché l’Unione, autodefinitasi essa stessa geopolitica, non può sicuramente prendere posizione nelle complicate vicende politiche della regione, poi perché appare evidente che il presidente ucraino tenti di riconquistare i territori dissidenti, territori totalmente artificiali, creati da Krusciov ai tempi dei Soviet e lo faccia contando sulle divisioni interne dei Paesi dell’Unione europea.

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Ovviamente il sistema mediatico ha cercato di spostare l’attenzione sull’errore diplomatico costituito dalla lettera di risposta firmata da un oscuro funzionario – la prassi diplomatica vuole che alla lettera di un capo di Stato risponda l’equivalente autorità interessata- cercando così di minimizzare la portata politica dell’errore che resta sempre in linea con le figuracce che l’Esecutivo europeo sta collezionando negli ultimi tempi.

Paff…bum: dopo la gaffe di Borrel a Mosca e l’atteggiamento patetico di Michel ad Ankara, oggi un ulteriore smacco per Bruxelles: innanzitutto la risposta di Michel che ha comunicato di essere presente a Kiev, quindi la presa di distanze della Van der Leyen che invece a Kiev non ci sarà.

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Che siano andati in Turchia è già un errore politico nei confronti degli Stati membri, ma con il suo atteggiamento la von der Leyen, dimostra oggi di non voler ostacolare il tentativo della cancelliera Merkel di trovare un accordo con la Russia e di voler rappresentare soprattutto gli interessi del suo paese.

Se consideriamo che la parte occidentale dell’Ucraina ha costituito un’appendice dell’Impero austro ungarico prospero attorno alla grande città di Lvov, Lemberg ai tempi del kaiser Francesco Giuseppe, che quella orientale (Donbas e Crimea) è da sempre profondamente russa e che Putin non avrà certamente nulla da guadagnare in una eventuale guerra ma, obbligato, non potrebbe tirarsi indietro, a questo punto l’Europa servirebbe solo da campo di battaglia e quando gli euro entusiasti, i filo atlantici e gli anti-sovranisti lo avranno finalmente capito sarà, come sempre, troppo tardi.

Del resto la Germania alla testa dell’Unione significa confusione degli interessi tedeschi con quelli degli altri paesi membri come si è visto per la Brexit, per gli USA, per la Turchia. La Germania proprio come si conosce dal dopo Bismarck: maneggi nell’ombra e incapacità di interpretare un interesse che sia europeo.

Dopo De Gaulle e Adenauer, i soli e veri europei, è arrivata oggi una massa di gente che predica il verbo unionista ma che in effetti risponde solo ai loro veri padroni: le lobby bancarie e le potenze straniere, in questo caso gli Usa.

Le sconfortanti vicende di Mosca e di Ankara hanno sconfessato non solo i due rappresentanti dell’Unione, ma i Paesi membri nella loro totalità, senza peraltro che Borrel o Michel abbiano sentito il dovere di dimettersi e, peggio, senza che nessuno abbia sentito l’obbligo di richiederle.

Continua cosi il circo dell’assurdo proprio dei vertici di questa Unione. Il vero problema sono le sue divisioni interne, la mancanza di una linea comune e di una posizione unitaria che minano alla base le capacità di risposta dell’Unione stessa, che finisce così per essere umiliata a Mosca, come ad Ankara, a Kiev e sul piano internazionale. Però, che vergogna questa Europa caduta in mano di incompetenti tecnocrati che si prestano alle umiliazioni di dittatori da cortile.

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