Covid e dl Zan, sale lo scontro. Lega e FI chiedono aperture ma i ‘rigoristi’ frenano. Il Centrodestra blocca la legge sull’omofobia

Nuovo decreto Covid e legge Zan. Su questi due punti ieri, per ben due volte, si è registrato lo scontro all’interno della maggioranza tra Pd e M5S da un lato e Lega e Forza Italia dall’altro.

Tra aperturisti e rigoristi il premier Mario Draghi costretto a fare da mediatore. Allo studio c’è una norma che prevede la possibilità di introdurre provvedimenti in corso d’opera qualora si registrassero significativi miglioramenti sui dati relativi all’epidemia. Magari con delle ordinanze ad hoc per delle riaperture che possano, per esempio, coinvolgere i ristoranti a pranzo. Nessun automatismo ma nel nuovo decreto legge anti-Covid che oggi approderà sul tavolo del Consiglio dei ministri, programmato per le 17.30

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Una norma chiesta a gran voce da Lega e Forza Italia. «Stiamo facendo una battaglia a favore delle categorie danneggiate, dobbiamo portare dei risultati, altrimenti il rischio è che se la prendano anche con noi» è il pensiero che circola nel partito di Matteo Salvini. I ristoratori e le altre categorie che premono per una ripartenza sono sul piede di guerra. «Ministri della Lega, sindaci e governatori al lavoro perché sia possibile, già da aprile, ovviamente nelle città con la situazione sotto controllo, un ritorno al lavoro, allo sport, alla vita. E’ necessario correre su vaccini e cure domiciliari ma bisogna prepararsi al ritorno alla normalità», fanno sapere fonti della Lega.

Sulla norma c’è l’accordo nel governo. Anche il fronte dei ‘rigoristi’ non chiude. Fermo restando che i miglioramenti – spiega un esponente di governo – dovranno essere significativi, altrimenti non si riapre nulla. Nel decreto comunque non ci sarà alcun riferimento alle zone gialle, così come chiesto invece dai leghisti. Ma verrà comunque lanciato un segnale e in ogni caso dopo il 20 aprile. Al momento, in realtà, il fronte ‘rigorista’ non ritiene pronosticabile un allentamento delle misure. Non è prevista alcuna riunione della cabina di regia al momento prima del Consiglio dei ministri. Un’ulteriore prova che la mediazione è sul tavolo, oltre sarà difficile andare.

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E’ compatto il Centrodestra, invece, sul disegno di legge Zan per l’omofobia. Ieri doveva tenersi la capigruppo della commissione Giustizia del Senato, che avrebbe dovuto deciderne la calendarizzazione, ma è stata sconvocata e rinviata a data da definire.

Il motivo ufficiale è che la commissione deve continuare l’esame del decreto per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, previsto in Aula oggi. Ma la spinta è arrivata dall’ostruzionismo messo in atto da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che ha reso complicato l’iter parlamentare del provvedimento voluto da Pd e M5s, sostenuto da Italia Viva e Leu e già approvato dalla Camera quattro mesi fa.

Pd e M5s non sono sicuri di avere i numeri sufficienti per spuntare l’inserimento nel calendario dei lavori con una votazione in commissione. La senatrice dem Monica Cirinnà assicura che: «ll Pd chiederà assolutamente l’incardinamento» e sul rischio di spaccare la maggioranza su un tema etico spiega: «Non c’è patto di maggioranza sui provvedimenti d’aula, vale sui provvedimenti del governo, quindi economia o pandemia».

Nei corridoi però il leit motiv è diverso, si dice che sicuramente i tempi si allungheranno nella speranza di uscire dallo stallo e non si esclude che il ddl sull’omofobia arriverà direttamente sul tavolo della capigruppo dell’Assemblea di palazzo Madama nella speranza di trovare in quella sede un possibile accordo. Difficile però immaginare quale potrebbe essere il punto di incontro.

Le parole di Salvini di ieri a tal proposito sono di chiusura netta: «Non servono nuove norme, ma occorre applicare severamente quelle che esistono già». Sulla stessa linea FI, con Gasparri che dichiara infatti che «Non c’è nessuna necessità di varare in fretta e furia la legge Zan».

Ancora più incisivo il commento del senatore Alberto Balboni (FdI): «voteremo contro l’incardinamento del ddl Zan in commissione Giustizia per evitare che, con la scusa di difendere i più deboli, si approvi una legge che violerebbe gravemente la libertà di pensiero e di opinione della maggioranza degli italiani».

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