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Draghi in Parlamento per il Consiglio Ue. Possibile proroga zona rossa dopo Pasqua, ma le scuole potrebbero riaprire

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L’appuntamento è per questa mattina alle ore 9 in Senato, quando il premier Draghi prenderà la parola per illustrare i lavori del prossimo Consiglio europeo al quale parteciperà, giovedì e venerdì, in video conferenza. Rispetto alla scorsa volta, quando non si presentò in Aula, Mario Draghi parlerà davanti al Senato e alla Camera per chiarire quale sarà la posizione italiana sui temi in agenda alla riunione europea.

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Al primo punto i vaccini che continuano a rimanere anche in Europa la priorità. E non poteva essere altrimenti alla luce del flop del piano varato dalla presidente della Commissione Ue. Sarà probabilmente anche l’occasione per discutere su eventuali azioni contro AstraZeneca, che ha fornito a oggi meno della metà delle dosi previste dai contratti, e sul blocco delle esportazioni.

Al Consiglio europeo parteciperà anche il presidente Usa, Joe Biden, precisamente giovedì sera per affrontare il tema della “futura cooperazione Ue-Usa”. Lo ha spiegato il portavoce del presidente del Consiglio europeo, Barend Leyts. Su Twitter, il presidente Charles Michel ha spiegato di aver invitato Biden alla riunione del Consiglio europeo di questa settimana «per condividere le sue opinioni sulla nostra futura cooperazione in quanto è ora di ricostruire la nostra alleanza transatlantica».

Intanto, in Italia proprio ieri è giunto un milione di dosi di vaccino Pfizer, con l’indicazione di dare «priorità alle persone più vulnerabili», poi inviate alle Regioni, il tutto nella logica di un maggior coordinamento tra Stato centrale e Autonomie locali. Draghi, infatti, è tornato a chiedere il massimo sforzo alle Regioni nella campagna vaccinale dicendosi, peraltro, pronto ad aiutare le singole realtà locali. E questo perché, come continua a spiegare il premier, soltanto attraverso le vaccinazioni è possibile creare le condizioni per far ripartire l’Italia.

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Ed a proposito di ripartenza inizia a farsi largo una doppia ipotesi: da un lato la possibilità di una mini proroga delle misure attualmente in vigore dopo Pasqua, e precisamente fino all’11 aprile; dall’altro che anche nelle zone rosse le scuole, infanzia e primaria, possano tornare a riaprire i cancelli. Si tratta, comunque, per ora soltanto di ipotesi e soprattutto per quanto riguarda la proroga delle misure fino all’11 aprile.

Roberto Speranza

Lo ha chiarito lo stesso ministro Speranza: «Nessuna decisione è stata assunta in questo momento» e molto dipenderà dai numeri della pandemia, a cominciare dall’indice di contagio. La speranza è che dopo Pasqua la situazione epidemiologica sia migliorata, proprio grazie alle rigide misure, ma anche con una campagna di vaccinazione sempre più fitta.

Come detto, se ne parlerà più avanti. Invece, per quanto riguarda un allentamento delle chiusure per le scuole sembra esserci una sempre maggiore condivisione. Giorgia Meloni è stata tra le prime a chiedere la riapertura esigendo al governo «di recuperare il tempo perso e di lavorare senza sosta per consentire che la scuola riapra il prima possibile e in sicurezza». Ed a sua volta lo stesso ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha assicurato che il governo «lavora giorno e notte per poter riaprire» quanto prima, in condizioni di sicurezza, «a partire dai più piccoli che devono essere i primi a poter tornare».

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Enrico Letta

Anche in questo caso si vedrà più avanti e probabilmente già dopo Pasqua. Non attenderà molto tempo, invece, Enrico Letta per l’elezione dei nuovi capigruppo di Camera e Senato. Già in questa settimana dovrebbero sedere due donne al vertice dei gruppi parlamentari del Pd. Il condizionale è legato al Senato dove Andrea Marcucci non ha seguito il suo omologo alla Camera, Graziano Delrio, nelle dimissioni.

Il vertice tra Letta e Marcucci e la successiva riunione dei senatori non hanno prodotto il passo indietro, ma soltanto 24 ore di riflessione da parte dell’attuale capogruppo sul se ricandidarsi o meno nel ruolo di presidente. La partita, comunque, si chiuderà domani quando alle 8.30 è stata convocata nuovamente la riunione del gruppo proprio per l’elezione del presidente.

Letta poi incontrerà Giuseppe Conte, il quale è ancora alle prese con il difficile riassetto del Movimento Cinque Stelle e, soprattutto, con la delicata questione del rapporto con Rousseau. Anche in questo caso però sembra di capire che servirà tempo. Il primo incontro tra i due servirà per rinsaldare l’alleanza tra Pd e M5S in vista della tornata elettorale delle amministrative del prossimo autunno, alla quale Letta guarda con grande attenzione e come passo fondamentale per rafforzare la sua leadership interna.

Sul fronte del centrodestra, almeno per il momento, non sembra muoversi nulla. Qui probabilmente servirà molto più tempo per definire il quadro delle candidature. La divisione tra Lega-Forza Italia e Fratelli d’Italia sul governo Draghi ha inevitabilmente reso più complicate le comunicazioni, anche se Giorgia Meloni ieri al Tg5 ha assicurato che «alla fine il rischio divisione non ci sia: noi stiamo insieme per scelta, perché le nostre idee sono compatibili e perché gli italiani ci vogliono al governo insieme. Considero questa una parentesi e non polemizzo con gli alleati. Spero che neanche loro polemizzino con me. Alla fine di questa parentesi, sono convinta che quando tornerà la democrazia, se gli italiani lo vorranno, daremo a questa nazione un governo solido e capace».

Ma, appunto, ci vorrà tempo e forse anche un po’ di buona volontà.

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