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Sanremo diventa Rock. Vincono i Måneskin. Fedez, Michielin e Ermal Meta sul podio

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Ci voleva una pandemia mondiale per far trionfare il rock a Sanremo. I Måneskin con ‘Zitti e buoni’ sono i vincitori della 71esima edizione del Festival della canzone italiana. Al secondo posto si piazzano Fedez e Francesca Michielin con ‘Chiamami per nome’. Il superfavorito Ermal Meta si accontenta del terzo posto con ‘Un milione di cose da dirti’.

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Il meccanismo del televoto come di consueto ha rimescolato le carte e ha prodotto una classifica in cui hanno avuto la meglio i gusti dei veri fruitori di musica e dei social. Il primo posto, in ogni caso, va in controtendenza. Siamo abituati e, forse anche rassegnati, ad assistere allo strapotere della trap con tanto di autotune. Il rock sembrava agonizzante e invece questi quattro ragazzi romani hanno avuto il merito e il coraggio di portarlo sul palco più tradizionalista d’Italia con una canzone per niente ‘furba’.

Anche i social hanno avuto il loro ruolo fondamentale nel determinare la classifica finale: la regina Chiara Ferragni ha spinto milioni di followers a votare per il marito e, questo spostamento massiccio di voti ha prodotto un ottimo risultato.

Grandissimo risultato anche per Colapesce e Dimartino, con la loro ‘Musica leggerissima’ hanno sfiorato il piazzamento e vinto il premio Lucio Dalla della stampa. Due artisti, sconosciuti ai più, hanno il merito di aver sfornato quello che è già un tormentone.  Willie Peyote è la piacevole sorpresa di questa strana edizione: vince il premio della critica con il suo brano indie-pop ‘Mai dire mai (la locura)’.

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Amadeus ha vinto. E’ riuscito tenere in piedi uno show per cinque serate convivendo con protocolli rigidi, forfet per Covid e soprattutto senza un pubblico in sala. Aldilà della lungaggine, degli scivoloni, di scelte condivisibili o meno, ce l’ha fatta: l’Italia in divano per una settimana ha parlato di canzoni e look, e per un momento i bollettini dei contagi non hanno straripato nelle case.

Fiorello ha confermato di essere un gigante, un ‘One Man Show’. Ache il padrone di casa ha ammesso che l’amico fraterno ha rappresentato la luce di questa così strana edizione e lo ha premiato con il ‘Premio Città di Sanremo’.

Bellissima, professionale, simpatica, fresca: l’incursione all’Ariston di Serena Rossi ha avuto un solo difetto: è stata troppo fugace. L’attrice-cantante napoletana, in pochi minuti ha dimostrato che quel palco può essere il suo come protagonista assoluta. Ce lo auguriamo.

Ultimo quadro per Achille Lauro: sarebbe stato più bello averlo in gara a competere con tutti gli altri. L’omaggio a Little Tony da parte di Fiorello in giacca rossa. con frange e bandana al collo, e il momento amarcord con Zarrillo-VallesiFogli e con Umberto Tozzi ci riportano ai Festival del Pippo nazionale e accontentano quella parte di pubblico che «il vero Sanremo è quello di Pippo Baudo».

Ornella Vanoni a 86 anni ha inciso un nuovo album: se non è un miracolo lei, i miracoli non esistono. Si esibisce con eleganza accompagnata al piano da Francesco Gabbani e propone una carrellata dei suoi eterni successi.

Anche lo sport approda a Sanremo nella serata conclusiva: Tomba e Federica Pellegrini che promuovono la votazione per il logo di Cortina 2026 per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi. Ibra conclude la sua esperienza sanremese, ironizzando ancora una volta su di sè e proponendo un monologo in cui esalta l’Italia e il festival.

Una grandissima Giovanna Bottari, forse con troppa enfasi, racconta la sua esperienza di giornalista. Dardust calca il palco troppo tardi per attirare la popolare attenzione prima della proclamazione dei vincitori. W Sanremo sempre e w il rock!

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