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Consultazioni, arriva il sì di Lega e M5S. Verso il Governo più pazzo del Mondo: tutti dentro, solo FdI all’opposizione

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Si è concluso il primo giro di consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato. Mario Draghi ha ottenuto gli ultimi due sì, quest’oggi, da parte di Lega e MoVimento 5 Stelle per un governo che, per ora, fa già segnare un piccolo record: all’opposizione ci sarà solo Fratelli d’Italia che alla Camera può contare su 33 eletti e al Senato 19.

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Tutto il resto degli eletti in Parlamento (596 alla Camera e 296 al Senato) voteranno – a meno di colpi di scena finali – a favore del nuovo Esecutivo. Una maggioranza più che Bulgara ma che non sarà facile da gestire visto le diverse anime presenti in campo. C’è chi chiede l’abrogazione del reddito di cittadinanza e chi ne chiede il rafforzamento. Chi vuole misure più forti contro l’immigrazione irregolare e chi chiede di alleggerirle. Chi chiede meno tasse e chi chiede la patrimoniale.

Senza contare che l’assenza di un’opposizione corposa – se non interna, in seno allo stesso Governo – ridurrà vistosamente il dialogo nelle Aule che contano.

«Quando e se si formerà un esecutivo noi ci saremo con lealtà. Lealtà che ha sempre caratterizzato la nostra azione, il nostro operato» ha affermato il capo del M5S, Vito Crimi secondo cui il nuovo governo dovrà avere «un’ambizione solidale, ambientalista, europeista. E partendo da quello che è stato già realizzato».

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«Abbiamo trovato da parte sua la consapevolezza di partire con l’umiltà di chi accoglie quanto fatto prima. Abbiamo ribadito la nostra volontà che non siano indebolite misure come il reddito di cittadinanza». C’è da domandarsi però perché Draghi, con il suo curriculum, debba dimostrarsi umile rispetto a Crimi. Mistero del grillismo. Inoltre come ci si regolerà se tra le forze di maggioranza siederanno molti critici della misura?

«Oggi abbiamo ribadito che serve – ed è un dato essenziale – una maggioranza politica solida, che possa sostenere un governo solidq. E serve superare quelle criticità che hanno portato alla fine del governo Conte II. Gli atti fatti da qualche forza politica sono comunque presenti nei nostri ricordi», afferma. Evidente frecciata a Italia Viva, vecchia e nuova compagna di viaggo nell’esecutivo Draghi.

«E’ importante – aggiunge Crimi – che l’attuazione del recovery Plan sia fatta non solo nell’interesse specifico dei progetti ma c’è il mondo che ci guarda e giudicherà se l’Italia è un Paese che è cambiato. E noi con le nostre caratteristiche valoriali verificheremo che l’attuazione di quei fondi sia fatta con onestà, traparenza e nell’interesse dei cittadini».

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Crimi, ha chiarito che, «questo è solo un primo incontro, ci aspettiamo una sintesi dal presidente incaricato per capire se sono state superate alcune criticità. Martedì ci siamo lasciati con l’impossibilità di ricucire con una piccola parte della maggioranza precedente. Abbiamo dato la nostra disponibilità e la riverificheremo quando ci confronteremo ulteriormente per comprendere il quadro».

Senza se e senza ma, la Lega di Matteo Salvini ci sarà, per la gioia del MoVimento che fino a ieri vedeva l’ex ministro degli Interni come il peggior nemico. «Noi non poniamo condizioni. Altri lo fanno, noi nessuna condizione né su persone né sulle idee. Il bene del paese deve superare l’interesse personale e partitico» ha detto Salvini al termine dell’incontro con Draghi. «Nessuna tassa, semmai una pace fiscale per aiutare i cittadini. Molto tempo lo abbiamo impiegato sullo sviluppo e crescita».

«E’ stata mezz’ora di confronto interessante e stimolante sui temi concreti sull’idea dell’Italia che per diversi aspetti coincide», ha detto il segretario della Lega aggiungendo: «Noi siamo a disposizione, siamo la prima forza politica del paese, siamo una forza che dove governa lo fa con ottimi risultati a differenza di altri crediamo non si può andare avanti a colpi di no». Difficile non pensare che possa trattarsi di una ‘dolce’ stilettata per la Meloni. A dimostrazione che il leghista la teme nella corsa per la leadership del Centrodestra (quando e se tornerà a unirsi).

«Ciascuno deve rinunciare ad un pezzo di priorità per fare un tratto di strada che, non sarà lungo, insieme. Sull’immigrazione l’Ue ci chiede di difendere le frontiere non penso dunque che sia questo un tema divisivo», ha quindi aggiunto Salvini. Ma come la prenderà l’ex ministro Bellanova e buona parte del Governo che ha abolito i decreti sicurezza tanto voluti dal leghista?

Insomma, un Governo – con una maggioranza bulgara – ma tanto incasinato da essere a un passo dalla follia.

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