Oggi Fico al Quirinale ma da Conte ai ministeri è tutto bloccato. Intanto il Paese è fermo da due mesi

L’appuntamento è per oggi pomeriggio quando Roberto Fico salirà al Quirinale per riferire del suo mandato esplorativo. Al momento non ci sono ancora orari precisi ma l’unica cosa certa, fin a un certo punto, è che l’ultima riunione del tavolo della maggioranza sul programma inizierà alle 9 e si concluderà alle 13. Poi toccherà tirare le somme.

Sembrano essere questi al momento gli unici punti fermi, anche se già il capogruppo dei senatori del Pd, Andrea Marcucci, ha avvisato che il presidente Fico «ci ha anche detto come eventualità, che se avessimo bisogno di più tempo, se ne farebbe carico». Insomma, si naviga a vista nella più totale incertezza e confusione che fin dall’inizio hanno contraddistinto questa crisi.

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Il nodo, quello sul nome di chi dovrà guidare l’Esecutivo, ancora non è stato sciolto e Italia Viva continua a tenere su questo punto le carte coperte. Anzi copertissime. La sensazione è che sul nome di Conte pesi ancora un veto da parte dei renziani e che le questioni programmatiche siano in realtà un paravento per nascondere il vero obiettivo, e cioè la spartizione dei ministeri.

Infatti, ora dopo ora sembra sempre più chiaro che a latere del vertice sul programma ve ne sia un altro più segreto e di alto livello, probabilmente al quale prendono parte proprio gli stessi leader, per configurare la squadra di governo. E questo anche se i renziani abbiano sdegnosamente smentito che nella giornata di ieri ci sia stato un vertice tra i leader.

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Roberto Fico

L’impressione, però, è che tutto il clamore e l’attenzione sulle riunioni sul programma servano proprio per distrarre gli occhi dal vero nodo, che è quello delle poltrone da occupare e dividere tra i vari partiti. Ed è su questo punto, quindi non soltanto sul programma di governo, che si starebbe registrando l’impasse delle ultime ore che bloccherebbe il via libera al Conte ter.

Chiara la posizione di Italia Viva che chiede «forte discontinuità» nella compagine di governo il che significa in primo luogo la rimozione di Alfonso Bonafede dalla casella del ministero della Giustizia, alla quale addirittura viene data anche la stessa Maria Elena Boschi. E proprio l’ex ministra di Renzi alle riforme è l’altro grande scoglio, in bilico tra vari ministeri quali la Difesa, il Mise e infine, appunto, la Giustizia.

Roberto Gualtieri

Ma in bilico, sempre per i renziani, anche il ministero dell’Economia dove Roberto Gualtieri anche con tutto l’endorsement del capo di Confindustria sarebbe sgradito. Per non parlare della questione della delega dei Servizi che per Renzi continua ad essere nel mirino anche dopo la nomina di Benassi. In breve, sulle poltrone si sta misurando un durissimo braccio di ferro, più che sul programma di governo, che per Italia Viva suona più o meno così: se davvero dovrà esserci Conte a Palazzo Chigi non potrà essere un Conte bis-bis.

Come detto però tutto viene schermato dalle riunioni sul programma di governo, che ieri è andata avanti per tutta la giornata senza però giungere a una conclusione. Anche qui la Giustizia, leggasi prescrizione, rappresenta un punto di rottura tra renziani e resto della coalizione. Ma a dividere c’è anche il capitolo delle politiche del lavoro e precisamente il reddito di cittadinanza, che Italia Viva vorrebbe rivedere ridimensionandolo. Obiettivo chiaramente osteggiato dai Cinquestelle.

A bloccare tutto però c’è soprattutto la richiesta renziana di siglare al termine degli incontri un accordo scritto. Insomma, un programma con tanto di firme dei partiti in calce da consegnare a colui che sarà il premier. Richiesta però rigettata dagli altri partiti della maggioranza, che naturalmente fanno notare come quello che stanno portando avanti sia soltanto un lavoro interlocutorio e che la definizione del programma di governo spetterà chiaramente a chi sarà indicato come premier.

La delegazione di Italia Viva al Quirinale

La sensazione che se ne ricava a poche ore è quella ancora di grandissima incertezza e che quegli ostacoli registrati nel corso delle consultazioni al Quirinale non siano stati sciolti dal mandato esplorativo di Fico. Matteo Renzi continua a mantenere coperta la casella del premier e nel frattempo avanza altre pretese che di fatto rendono la trattativa sempre più complicata. Di contro M5S e Pd sembrano non intenzionati a cedere sul nome di Conte, continuando a rimanere sulla linea del ‘o Conte o niente’. Uno scenario che fa presupporre che Fico oggi sia costretto a un ultimo giro di consultazioni e forse anche a chiedere un extra time a Mattarella.

Bisognerà vedere il Capo dello Stato se lo concederà. Quello che è chiaro è che l’ipotesi delle urne continua a non essere sul tavolo, piuttosto il Quirinale sembra avere già pronta l’ipotesi del governo istituzionale, sul quale c’è già il via libera di Italia Viva e di Forza Italia. Il ritorno alle urne non è contemplato, c’è il Recovery Plan da approvare entro la fine di aprile e quindi fino ad allora nessun voto è possibile.

Il presidente Sergio Mattarella

Al massimo verso luglio potrebbe esserci la consultazione elettorale, ma è immaginabile un governo istituzionale, per giunta con a capo Mario Draghi, che nasce a febbraio per terminare dopo due mesi? E’ intorno a questi e tanti altri interrogativi che ruota tutta la crisi, che partita da un CdM notturno agli inizi di dicembre deve ancora trovare una soluzione. E intanto il Paese è bloccato e senza una guida. Un esempio su tutti? Il Ristori V, di cui ormai si sono perse le tracce. Mentre imprenditori, ristoratori, commercianti e categorie professionali hanno perso le speranze.

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