Covid-19. Il cammino accidentato di un anno, il 2020, che non dimenticheremo

Attraversandolo abbiamo acquisito la consapevolezza che la storia ha e segue un cammino accidentato fatto di cadute e riprese. Stare ancora oggi in piedi significa aver avuto la fortuna di non essere stato contagiato oppure di esserlo stato e di aver superato il covid.

Tuttavia l’impatto col virus è stato terribile per l’economia e per le generazioni più anziane perché prede delle varie paure. Ma il Covid-19 in maniera dirompente ed originale ha rovinato il nostro atlante: non ci ha permesso di vivere fuori di casa, fuori dal proprio comune, dalla propria regione o dalla propria nazione.

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Ritrovare l’angustia degli spazi ci ha fatto assaporare l’intimità fatta di relazioni costruite sulla vicinanza umana, fisica ed affettiva. Ed allora da qui dobbiamo trarre una conclusione: senza agibilità, senza libertà nel muoversi e circolare si giunge ad una dimensione da vivere con una maggiore immaginazione, apprezzando i sentimenti veri e positivi della solidarietà e del bisogno di condivisione.

In questo quadro si afferma ancora una volta l’uomo che deve scegliere responsabilmente di salvaguardare prima la vita e la buona salute rispetto alla tendenza bulimica del consumismo omologante. Al materiale acquisto succede l’immateriale carezza che fa dell’umanità un universo di sfumature, di gradazioni aggiornate, che di fronte alle chiusure di menti e spazi pubblici intende vivere e respirare con intelligenza la mutevolezza della storia che appartiene comunque all’uomo duttile che si muove in un imprevisto contesto con attenzione, intelligenza e capacità di reagire.

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Di fronte al virus la scienza, al netto delle speculazioni economiche, mediatiche e filosofiche, rimane la risposta migliore dell’uomo che la interpreta ancora come uno strumento, seppur sempre da verificare, a cui aggrapparsi con speranza. Così, impiegata come tecnica risolutiva, la scienza ci permette di rimanere in piedi e continuare il cammino per poter uscire dal vicolo cieco in cui siamo incappati, oltre ogni dietrologia.

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