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Covid-19, così De Luca ha messo la ciliegina sul panettone natalizio

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Non contento delle restrizioni anti Covid-19 di Conte in vista del Natale, il governatore De Luca ha messo la ciliegina sul panettone del Natale nero. La Campania – come noto – da oggi avrebbe dovuto ‘ingiallire’ e quindi vedersi allegerite – seppure per pochi giorni – le restrizioni.

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De Luca, però, ha deciso di mettersi di traverso, ha mischiato le carte e con un’ordinanza regionale ha deciso di prolungare la zona arancione fino al 24 quando entreranno in vigore le misure previste dal decreto Natale.

Inutile dire che Napoli è in agitazione, esercenti di bar e ristoranti sono in fermento. Fidando nella riapertura, avevano provveduto ad attrezzarsi e ad adeguarsi alle disposizioni anti-covid, ma ora si sono visti piovere addosso questa levata di scudi dello sceriffo. E naturalmente, cercano di evitare questo nuovo e pesantissimo colpo che ne mette ulteriormente in discussione la sopravvivenza.

Insomma, se l’Italia sta male, la Campania e Napoli con le iniziative dello sceriffo sono messe ancora peggio. Perché oltre quelle nazionali, devono sopportare anche quelle del governatore, che non sono certamente più leggere. E non è davvero facile.

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Purtroppo, il poker d’assi Conte, Speranza (dov’è finito?), Gualtieri – con la collaborazione del ministro Boccia, di Arcuri (ha trovato i soldi per le siringhe più costose e il tempo per il piano vaccini, ma per quello vaccinazioni? Boh! Intanto partecipiamo con l’Europa all’avvio simbolico del 27), del Cts, di virologi, infettivologi ed esperti vari ed eventuali (tanto esperti, da non essersi accorti che non avevamo il piano antipandemico) – a ottobre ci dissero chiudiamo per salvare il Natale, a Natale che lo fanno per evitare la terza ondata, speriamo ci dicano presto che chiudono per andarsene a quel paese! Da gennaio non fa che darci i numeri di contagiati, decessi e terapie intensive.

Ci colorano e scolorano, aprono e chiudono, ci impongono orari di uscite e di rientri, lockdwon e coprifuoco, senza mai spiegarci il come e il perché delle loro scelte. E il governatore De Luca provvede a mettere la ciliegina sulla torta, decidendo che la zona arancione e le restrizioni più dure in Campania cominciano da oggi. Viene da chiedersi, è peggio il virus o questi signori?

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L’economia affonda? «No problem». Ci pensano loro. Solo che invece di aiutare con misure concrete le aziende – come gli altri Paesi – distribuiscono – anche col decreto di Natale – ristori (645 milioni, per bar e ristoranti un caffè per tutti), elemosine e bonus, invitandoci a spendere, ma se lo facciamo, anche nelle ore prestabilite, negli esercizi appositamente aperti e rispettando le misure di sicurezza e i dip indicateci, ci accusano di irresponsabilità, perché ci affolliamo, provocando assembramenti, fanno macchina indietro e ci puniscono.

Le festività natalizie più significative, infatti, le trascorreremo agli arresti domiciliari, lontani dagli affetti più cari. Fatto è che per fermare la diffusione dei contagi ed evitare che noi ci si accorga che hanno blaterato tanto e fatto poco, scaricano su di noi anche le loro colpe e ci impongono di pagare il fio dei loro errori: non aver implementato i trasporti, messo in sicurezza le scuole e rafforzato le terapie intensive. «Ciò che mi disturba del coccodrillo – diceva Bacone – non è che mi mangi la gamba, ma che ci pianga sopra». E di sentirmi dire – aggiungo io – che è sempre colpa mia.

A conti fatti, insomma, più che cabaret, quello della politica italliana, in questo momento, è un burlesque che sta mettendo in ridicolo l’Italia e le sue Istituzioni, Quirinale compreso, che sembra non accorgersi di nulla. Dall’alto del Colle osserva in silenzio il Paese vittima di un esecutivo guidato da un signore che nessuno ha eletto, comunica di notte ed emula il marchese del Grillo «io so io e voi non siete un c…o».

Purtroppo, siamo messi davvero male!

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