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La protesta contro il Dpcm di Conte si allarga in tutta Italia. Corsa per il dl Ristori oggi in Gazzetta Ufficiale

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Da un lato Palazzo Chigi, dove da ore si avvicendano interminabili riunioni per chiudere il decreto che oggi dovrebbe andare nel Consiglio dei ministri per dare ristoro alle categorie costrette alla serrata. Dall’altro la piazza, o sarebbe meglio dire le piazze, d’Italia che giorno dopo giorno si riempiono e protestano contro le misure decise da governo nel Dpcm di domenica scorsa.

Prima Napoli, poi Roma e adesso Torino, Milano e Trieste. A macchia d’olio la contestazione si va allargando. E se nella prima ondata si esaltava l’Unità nazionale ritrovata nella compostezza con cui si affrontava la pandemia, adesso l’Unità d’Italia la si celebra attraverso le contestazioni. È il segno che la pandemia ha cambiato verso, e che gli italiani, stremati sul piano economico ma anche morale dal primo lockdown, non hanno intenzione di accettare supinamente le decisioni del governo.

È lungo questo crinale che si gioca la complessa partita di questo momento e la vittoria dell’uno o dello altro fronte dipende da chi sarà più veloce: lo sarà Conte con le sue misure, o i manifestanti con la loro rabbia?

Questo il premier Conte sembra averlo capito, forse in ritardo, che non basta più andare sui social, governare con i like e le promesse. Ora sono necessari fatti, perché è questo che si attende la gente.

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Dario Franceschini Dl Scuola
Dario Franceschini

Il Pd e in particolare Franceschini, che viene da una lunga storia di partito, avevano avvisato Conte già alle soglie della stagione estiva, quando in un’infuocata riunione di maggioranza, dopo l’annuncio degli Stati Generali, lo aveva ammonito che era giunto il tempo di cambiare passo.

Si stava aprendo una nuova fase e che non era possibile gestirla come era stato fatto finora. Probabilmente se Conte l’avesse fatto prima, forse, adesso il governo non si ritroverebbe le contestazioni nelle principali città. Ed a poco vale come giustificazione il fatto che a creare disordini non siano i rappresentanti delle categorie colpite, ma piuttosto frange violente che da anni si divertono a mettere a ferro e fuoco le città.

Ultrà delle curve, centri sociali, esponenti di estrema destra e sinistra. Una miscela pericolosa che però proprio sul disagio e lo scontento delle categorie produttive colpite appiccano incendi che stanno progressivamente divampando in tutta Italia. Ieri a Torino dieci arresti e due poliziotti feriti, mentre a Milano la polizia è stata costretta a disperdere il corteo: bilancio quattro fermati. Un clima che ha subito riscontrato l’attenzione del Viminale dove è massima l’attenzione e la necessità di disinnescare sul nascere ogni situazione di possibile rischio ricorrendo alla massima fermezza nei confronti dei violenti.

Al Viminale, quindi, l’allerta per le tensioni sociali è salita alle stelle. E anche al Colle non si resta a guardare, tanto che oggi sarà riunito il Consiglio Supremo di Difesa e senza dubbio buona parte sarà dedicata proprio al clima che si sta creando nel Paese dopo il varo del Dpcm.

Renzi: «Chiederemo al presidente Conte di cambiare il Dpcm»

Matteo Renzi

Ma non è soltanto l’Italia che sta sfuggendo di mano a Conte, ma è anche in un certo qual modo la sua maggioranza. Non più accomodante e comprensiva come ai tempi della prima ondata. Matteo Renzi nella sua Enews ha chiaramente detto che questo Dpcm non gli piace e che Italia Viva chiederà che sia cambiato. Sotto accusa la chiusura della ristorazione alle 18: «E’ tecnicamente inspiegabile, sembra un provvedimento preso senza alcuna base scientifica». Ma anche la parte relativa ai luoghi di cultura e allo sport: «Va bene rinunciare a molte libertà per il virus. Ma chiudere i luoghi di cultura e di sport è, invece, un errore: è più facile contagiarsi sulla metropolitana che a teatro».

Conte giovedì in Parlamento sul Dpcm. Opposizioni chiedono voto parlamentare

E l’occasione del confronto sarà l’intervento del premier Conte giovedì in Parlamento (alla Camera alle 9.30 e il pomeriggio in Senato) dove le opposizioni a gran voce chiedono un voto parlamentare e non una semplice informativa. E in prospettiva di questo c’è il rischio di una spaccatura visto che a sua volta il Pd con Nicola Zingaretti si chiude a cerchio attorno al governo puntando il dito contro Italia Viva: «Non è serio chi siede al tavolo del governo e il giorno dopo fa opposizione. E’ in gioco la vita delle persone. Stare con i piedi in due staffe è eticamente intollerabile».

Gualtieri e Conte
Gualtieri e Conte

E lo scontro nella maggioranza è poi continuato a sera quando nel vertice sul dl ristori Italia Viva ha chiesto ai ministri Gualtieri e Patuanelli di verificare le evidenze scientifiche di ogni chiusura e rivedere le decisioni sulla base di dati certi e condivisi. Il senso della posizione dei renziani sarebbe che i 4 miliardi adesso destinati per sostenere il settore sarebbe dovuti servire per riaprire. Insomma, risorse che sarebbero dovute servire per ripartire.

Ma in questa maggioranza sempre più rissosa non fa mancare il proprio contributo il M5S. Fonti raccontano di divisioni e perplessità all’interno sulle ultime misure del Dpcm. Anche in questo caso a sollevare perplessità la chiusura della ristorazione alle 18. «Che senso ha» avrebbe ripetuto più di un parlamentare pentastellato.

Salvini studia ricorso al Tar contro il Dpcm. Meloni: «Unica attività sacrificabile che può essere chiusa in Italia oggi stesso è il governo Conte»

Chiaramente da qui a una crisi di governo ce ne passa ma gli scricchiolii non sono mai un presagio positivo. E di questo sembra rendersene conto il Centrodestra che attacca a testa bassa. Matteo Salvini sta studiando insieme ai sindaci della Lega la possibilità di ricorrere al Tar contro le misure decise da Conte nel Dpcm. Mentre Giorgia Meloni rileva come: «chiedono agli italiani di rispettare un Dpcm che non condividono e vogliono modificare. I ministri litigano e si insultano tra loro ma non si dimettono per non perdere la poltrona. L’unica attività sacrificabile che può essere chiusa in Italia oggi stesso è il Governo Conte».

Giovedì, perciò, non sarà facile per Conte. Assediato dalla sua stessa maggioranza, dall’opposizione e dalla piazza. Il dl ristori potrebbe essere una via d’uscita ma molto dipenderà se le risorse saranno sufficienti e se riuscirà davvero ad essere pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale. Ma tutto questo potrebbe non bastare, perché il problema adesso non sono tanto i fondi quanto piuttosto la gestione complessiva della pandemia. E questo non si può risolvere con un decreto legge.

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