Covid-19, minacce di lockdown e deliri di onnipotenza dello sceriffo De Luca fanno insorgere la Campania

Erano passate appena poche ore dalla diretta Facebook di Vincenzo De Luca quando sono esplose le proteste della Campania. Non erano piaciute, le parole del governatore, che ha raccomandato una chiusura totale in tutta Italia, annunciando, inoltre, anche, che indipendemente da quello che farà il governo, la Regione andrà in lockdown molto presto, a causa dell’aumento dei casi nel territorio. L’ultimo bollettino registra più di 2 mila positivi al Covid-19 in sole 24 ore.

Ai campani, però, non è andata giù la presa di posizione dello “sceriffo”, ecco perché una cinquantina di persone ha bloccato con auto e moto gli ingressi autostradali dell’A3 Napoli-Pompei-Salerno all’altezza di Portici. A Napoli erano scattate in maniera spontanea alcune iniziative di protesta dei ristoratori sul lungomare ma anche al centro storico, con un flashmob davanti all’Università L’Orientale. Poi sono diventati migliaia i contesatori, che in auto, a piedi, in scooter hanno cominciato a sfilare invadendo tutta la città: dal Centro direzionale, al rettifilo, piazza Matteotti, municipio, Plebiscito e fino sotto la regione a Santa Lucia.

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Ma manifestazioni si sono svolte in diverse città della Campania e anche nel regno dello sceriffo in provincia di Salerno fra cui Nocera. A un certo punto, come del resto era prevedibile, nei cortei originariamente organizzati da bar, ristoratori, pizzeria, per dire «no», ma in maniera assolutamente pacifica, si sono infiltrati estremisti ed esponenti dei centri sociali con regolare incendio di cassonnetti e la polizia, in assetto antisommossa, si è vista costretta a lanciare lacrimogeni e caricare i manifestanti, per disperdere i cortei e riprendere in mano una situazione che più volte è sembrata sul punto di esplodere.

Si sono vissuti momenti decisamente difficili che hanno riportato alla mente episodi degli anni piombo, che speravamo di non essere costretti a dover rivedere. E che soprattutto pensavamo fossero stati definitivamente cancellati dalla nostra memoria e dalla storia dell’Italia repubblicana.

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E’ fuori discussione che la situazione è difficile. Ma attenti signori, di questo passo potrebbe addirittura degenerare. Non è minacciando “arresti domiciliari” generalizzati da parte delle istituzioni o proteste violente e di massa da parte i cittadini che si risolvono i problemi. Lo ‘sceriffo’ non creda che la maggioranza bulgara che lo ho riconfermato a Santa Lucia, lo autorizzi ad assumere posizioni isteriche figlie di deliri di onnipotenza. Ma i cittadini, da parte loro, non pensino che scendere i piazza, danneggiare e «dar di piglio alla violenza» sconsiderata aiuti le città e loro stessi a risvegliarsi da un incubo, ingigantito e montato ad arte per sfruttarne le conseguenze, ma che, purtroppo, esiste e va gestito.

E De Luca sa benissimo che il consenso trionfale che lo ha premiato, è figlio della sua capacità di promozionarsi come il salvatore della Patria dall’invasore coronavirusiano. Riconoscimento che – come dimostrano i fatti di oggi – assolutamente, immeritato! E «chi ha orecchie per intendere, intenda».

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