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Conte alla campagna d’Europa, ma a differenza dei Benetton i ‘Frugals’ non gli lasceranno tutta la scena

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Per Conte i nodi della maggioranza sono tutt’altro che superati

Il premier Giuseppe Conte alla Camera dei deputati

Incassato l’accordo nella notte su Autostrade per l’Italia e poche ore dopo superato senza patemi il voto del Parlamento sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo di fine settimana, il premier Giuseppe Conte può dedicarsi a questo appuntamento con tutta la tranquillità necessaria.

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Anzi Conte prima passerà all’incasso di Palazzo Madama che nel primo pomeriggio darà il via libera definitivo al decreto Rilancio, che diverrà legge. Non poteva chiedere di meglio Giuseppe Conte in vista del Consiglio Ue del 17 e 18 luglio, anche se naturalmente non è oro tutto quello che luccica. Anzi i nodi nella maggioranza sono tutt’altro che superati, e le smagliature, tante, sono sempre più profonde.

Luigi Di Maio: promessa mantenuta su Autostrade per l’Italia

A partire proprio da Autostrade per l’Italia. Il giorno dopo il M5S è corso a parlare di vittoria storica. Luigi Di Maio parla di «promessa mantenuta», di un «CdM dedicato alle famiglie delle vittime del Ponte» ammonendo però che «la revoca non è esclusa».

Parole che fanno il paio con quelle di Conte che commenta di «un altro dossier ricondotto alla ragione» e di un qualcosa di «assolutamente inedito nella storia politica italiana. Il Governo ha affermato un principio, in passato calpestato: le infrastrutture pubbliche sono un bene pubblico prezioso, che deve essere gestito in modo responsabile, garantendo la piena sicurezza dei cittadini e un servizio efficiente».

Giorgia Meloni: governo ha evitato revoca ad Aspi «con il favore delle tenebre»

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Giorgia MeloniTrionfalismi che nascondono il mezzo passo falso su Aspi, perché a vedere bene il bicchiere di questa vicenda è mezzo vuoto piuttosto che mezzo pieno. In primo luogo perché la tanto sbandierata revoca non c’è stata, visto che i Benetton continueranno a rimanere nell’azienda. Anzi Giorgia Meloni ricorre alla classica immagine del ‘tarallucci e vino’ per spiegare che «il contratto capestro stipulato a fine anni ’90 rimane tale, sulle infrastrutture strategiche continuano a banchettare le oligarchie di casa nostra e gli stranieri. In pratica, hanno evitato la revoca ad Autostrade, con il favore delle tenebre».

E i dati della Borsa danno ragione alla leader di Fratelli d’Italia visto che il titolo Atlantia ha chiuso con un aumento del 25 per cento, dopo che il giorno prima era arrivato a -15 per cento. Curioso che si brindi alla fine dell’era Benetton in Autostrade ma poi il titolo guadagni, a conferma che probabilmente le cose non stanno proprio come hanno raccontato dal governo.

Piuttosto quello che sembra è che si sia deciso di spedire la palla in avanti, evitare di decidere sulla revoca che, invece, una volta attuata avrebbe prodotto cause milionarie virando su un accordo che, se rispettato, dovrebbe nel tempo portare a un ridimensionamento della famiglia Benetton. Ma come spiega sempre Giorgia Meloni «da qui a un anno è facile che il governo non sia nemmeno più lo stesso e con il Partito democratico a controllare il ministero delle Infrastrutture e Trasporti i Benetton possono dormire su due guanciali».

Salvini: voglio capire chi ha venduto e comprato azioni, un CdM fa girare mld…

Matteo Salvini Mondragone
Matteo Salvini

E da parte sua Matteo Salvini proprio sul balzo del titolo di Atlantia in Borsa sibila: «Il titolo di Atlantia guadagna il 25 per cento del suo valore in Aula. ‘Qualcuno oggi l’affarone l’ha fatto. Poi saremo curiosi di vedere chi ha venduto e comprato le azioni in questi giorni. Perchè con una dichiarazione e un Cdm di fanno girare miliardi euro. Questo è l’economia vera… Non so se lo Stato ci guadagna, ma sicuramente oggi qualcuno ci ha guadagnato…».

In Senato M5S accusa FdI di aver preso i soldi da Benetton, ma si tratta di una ‘bufala’. Si trattava di An

Ignazio La Russa

E in tema di soldi non si può non citare lo scivolone in Aula al Senato del capogruppo del M5S, Gianluca Perilli, che accusa FdI di aver preso soldi da Benetton (Salvini ha detto che abbiamo fatto un regalo ad Autostrade. Il regalo non lo abbiamo fatto noi ad Autostrade ma la famiglia Benetton alla Lega quando ha dato 150mila euro di donazioni. E non solo alla Lega anche a Fratelli d’Italia).

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Per poi confessare, dopo le vibranti protesta di Ignazio la Russa (E’ una calunnia clamorosa degna di denuncia penale. FdI non ha mai preso una lira nè in forma lecita e tanto meno illecita da Benetton) che si trattava di Alleanza Nazionale e non di Fratelli d’Italia, sventolando l’articolo de ‘Il Fatto Quotidiano’ da cui aveva ricavato la notizia.

Messo da parte il dossier Aspi Conte può guardare al Consiglio europeo per il Recovery Fund. Anche il passaggio parlamentare di ieri non ha riservato grandi sorprese. Al Senato da segnalare soltanto il voto di Italia Viva a favore della mozione di +Europa per il Mes, ma è stato l’unico sussulto in una giornata parlamentare senza emozioni.

Conte in Parlamento ha ribadito che «è cruciale che le decisioni del Consiglio Ue vengano prese entro luglio e non siano frutto di compromessi al ribasso» e dicendosi «molto fiducioso» sul confronto con l’Ue sul Recovery fund. Fiducia a parte la situazione rimane comunque delicata.

Eliseo: su Recovery Fund ‘non deludere la speranza’

I francesi in vista del Consiglio europeo fanno filtrano che «c’è una grande attesa democratica, mediatica per la risposta europea dopo lo storico accordo franco-tedesco di marzo per il finanziamento della ripresa. Quell’accordo ha dato la speranza, adesso non bisogna deluderla». E che «un accordo già sabato è possibile ed auspicabile».

Questa sera a Bruxelles incontro Conte-Macron. Ma Olanda chiede potere di controllo su piano riforme

Macron Ue unita contro il Coronvirus
Emmanuel Macron

E Giuseppe Conte guarda con grande attenzione alla Francia, tanto che questa sera incontrerà a Bruxelles il presidente francese Macron proprio per serrare le file di un’intesa. Ma come detto la strada non è facile. Anche ieri, ad esempio, l’Olanda ha ribadito attraverso il suo ministro degli Esteri che «qualsiasi strumento verrà individuato dovrà prevedere la possibilità che ciascun Stato membro si possa pronunciare» per dire se il piano di riforme presentato è sufficiente o meno.

In pratica una sorta di potere di veto o più semplicemente di controllo per evitare che ci sia un uso troppo discrezionale dei fondi. E a tal proposito circolano anche l’ipotesi di una riduzione dello stesso Recovery Fund, ed in particolare della parte dei sussidi, che da 750 miliardi potrebbe scendere a 500 o addirittura a 310 miliardi.

Scenari che evidenziano come sia tutto in movimento e che il confine che separa il successo dal fallimento sia molto stretto. Sicuramente come per Aspi anche per il Consiglio europeo tutto si chiuderà con una trattativa e il problema è capire se finirà come con Benetton, e cioè con la palla in tribuna, perché in quel caso sarà molto difficile per il governo presentarla come una vittoria.

Infatti, se i Benetton sono stati in silenzio di certo non lo saranno i ‘Paesi Frugali’ che avranno tutto l’interesse ad apparire agli occhi dei loro cittadini ed elettori i veri vincitori di questa contesa. Insomma, la scena non sarà tutta soltanto per Conte.

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