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Conte sul Mes in bilico tra Pd e M5S. Intanto in Campania primo assaggio di campagna elettorale

Conferenza stampa per il decreto Rilancio
Conferenza stampa del premier Conte con ministri

Mentre a Roma Pd e M5S si scontrano sul Mes, mettendo sempre più in bilico il governo Conte, la Campania diventa protagonista. Infatti, in un lunedì in cui ancora molti si stavano riprendendo dal primo week end estivo, la politica elegge a sua capitale per un giorno proprio la Regione Campania.

La mattina Armando Cesaro, capogruppo regionale uscente di Forza Italia, annuncia il suo «passo di lato» e nel tardo pomeriggio Matteo Salvini a Mondragone per le contestazioni non riesce a tenere il comizio vicino al gazebo leghista.

La Campania come l’Ohio

E’ il segnale che la campagna elettorale sta entrando nel vivo e la Campania potrebbe diventare l’Ohio d’Italia visto che in caso di sconfitta al Centrosinistra, o sarebbe meglio dire alle forze di governo, rimarrebbe soltanto la Toscana. E si sa che 5 Regioni perse a 1 vinta potrebbe avere l’effetto di uno tsunami sul governo.

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Ecco perché la Campania è destinata a diventare campo di battaglia elettorale, anche perché i sondaggi dicono che De Luca è avanti di soli 6 punti percentuali. Molti di meno di quelli che si pensavano all’inizio e che quindi con una buona campagna elettorale tutto può succedere. E la vicenda di Mondragone, con il focolaio di malati di Covid-19, è un colpo molto pesante per De Luca che proprio sull’azione di contrasto all’epidemia ha fatto il suo punto di forza.

Armando Cesaro annuncia il ‘passo di lato’

Armando Cesaro
Armando Cesaro

Come detto, la mattina è iniziata con la conferenza stampa di Cesaro junior che annuncia la sua non candidatura. Una scelta sofferta per togliersi dal centro del ciclone delle polemiche che proprio la Lega e Salvini avevano inaugurato dopo l’ufficializzazione di Caldoro.

Liste pulite hanno chiesto i leghisti, facendo riferimento proprio a Cesaro che ha visto gli zii arrestati e il padre indagato. Per la cronaca proprio oggi è stato scarcerato e trasferito ai domiciliari uno degli zii di Armando.

E benchè non toccato da alcun avviso Cesaro junior preferisce per il passo di lato, spiegando che «Salvini fa il suo gioco, non mi vuole in campo perché pensa di racimolare qualche preferenza in più. Ha sbagliato però palazzo».

Chiaro il messaggio, adesso ci sarà la corsa per la scelta di un candidato su cui far convogliare i voti della famiglia Cesaro, e se poi questo dovesse risultato eletto o tra i primi come preferenze è evidente che tuttò ciò avrà un peso enorme sul piano politico. Specie se Caldoro dovesse diventare presidente della Regione.

Per ora, quindi, il primo round va a Salvini il quale naturalmente adesso dovrà prestare massima attenzione sulle liste, perché c’è da aspettarsi che da Forza Italia faranno valere il principio della pulizia dei candidati con grandissimo scrupolo e in maniera rigidissima.

I centri sociali fanno saltare comizio di Salvini a Mondragone

Salvini a MondragoneA sua volta Salvini deve anche ingoiare la durissima contestazione di ieri a Mondragone. Prima del suo comizio, che poi non si terrà per ragioni di ordine pubblico, diversi momenti di tensione con protagonisti centinaia di manifestanti dei Centri sociali anche con diverse cariche di alleggerimento da parte delle Forze dell’ordine. Alla fine il leader leghista decide di annullare il comizio.

Ciarambino (M5S) contro Salvini: no passerelle a Mondragone

Silenzio da parte degli esponenti del Centrosinistra, anzi la candidata alla presidenza della Regione Campania Valeria Ciarambino punta il dito contro Salvini accusando che «casi come quello di Mondragone vanno affrontati con il massimo della responsabilità. Farne scenario per una passerella elettorale da parte di personaggi che si sono sempre caratterizzati per aver vilipeso il popolo del Sud, equivale soltanto ad alimentare un clima di tensione già fin troppo elevato. Servono soluzioni, proposte, collaborazione ad ogni livello istituzionale».

Peggio il segretario del Pd, Nicola Zingaretti che su Facebook scrive: «Con tutto quello che è successo, come si fa a lucrare su casi simili? Per fortuna non governano questi irresponsabili. Con il Covid sarebbe stata una catastrofe, come in Brasile con Bolsonaro».

Zingaretti: 10 ragioni per dire sì al Mes

Zingaretti

In effetti più che a Bolsonaro Zingaretti dovrebbe prestare attenzione al governo Conte e alla maggioranza che si mostra sempre più divisa. Sul Mes, ad esempio. Proprio il leader Dem ieri sul Corriere della Sera ha vergato una lettera con 10 ragioni per spiegare perché il Mes va richiesto: «No alla danza immobile delle parole. Oggi possiamo avere le risorse per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità di assistenza e cura».

Chiaro, quindi, il messaggio del segretario del Pd che è anche governatore del Lazio: prendere i soldi del Mes e aggiustare la disastrata sanità regionale su cui molta responsabilità ce l’ha proprio il centrosinistra.

Patuanelli e Crimi: non al Mes, M5S resta contrario

Dal M5S però non ci sentono e stavolta in maniera plateale ribadiscono il no al Mes. Prima il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, «la posizione del M5S non cambia» e poi Vito Crimi «il Mes non è uno strumento idoneo e restiamo contrari», replicano a Zingaretti e al Pd.

Muro contro muro che rischia di portare a sbattere il governo. Per questo in tanti guardano al premier Conte nella speranza che riesca in una mediazione, che però già tutti giudicano impossibile. E infatti gli sguardi sono rivolti alla prossima settimana quando in Parlamento arriveranno le comunicazioni di Conte sul Consiglio europeo e del 17 e 18 luglio con annesso voto parlamentare.

Oggi riunione Conte-capidelegazione

Il premier Giuseppe Conte

E’ vero che non si parlerà di Mes ma i numeri stretti e possibili sgambetti dell’opposizione fanno temere il peggio. Intanto oggi a palazzo Chigi è prevista una riunione tra Conte i capidelegazione. Tema, il decreto Semplificazioni. Il presidente del Consiglio vuole risolvere gli ultimi nodi, che non sono pochi, per presentarlo giovedì nel Consiglio dei ministri.

C’è da giurarci che si parlerà anche dei tanti dossier aperti alfine di trovare un’intesa e rasserenare gli animi. Tra cui le regionali su cui il centrosinistra continua ad essere diviso, sperando che Conte si decida a spendere una parola per favorire l’unità delle forze di governo.

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