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Fase 3 e regionali aprono tensioni fra Conte e la sua maggioranza, ma anche nel Centrodestra

Alta tensione nel centrosinistra e nel centrodestra. La Fase 3, da un lato, e, dall’altro, le regionali e il rapporto con il governo stesso mettono a dura prova gli equilibri all’interno delle due coalizioni, facendo emergere divisioni e differenti visioni a conferma di un quadro politico instabile e dove diventa sempre più difficile trovare un punto di unità.

Scontro Conte-Franceschini su Stati generali dell’Economia

Nella maggioranza a creare tensione l’avvio della Fase 3 e soprattutto la convocazione degli Stati Generali dell’Economia, su cui il Pd nel corso di un vertice di maggioranza svoltosi ieri sera a Palazzo Chigi avrebbe espresso più di qualche riserva. Le cronache parlano di un duro scontro tra Conte e Franceschini, di parole grosse che sarebbero volate.

A parte il colore c’è la sostanza e cioè divergenze tra il Partito democratico e il premier nella gestione della fase post emergenza. Da settimane da largo del Nazareno ricordano al presidente del Consiglio che è necessario cambiare registro, mettere fine alla politica degli annunci e delle conferenze stampa e passare a un piano più concreto. Insomma, bisogna rispondere alla crisi economica che ci attende dietro l’angolo e far arrivare quei soldi promessi e per cui il Parlamento ha votato due scostamenti di bilancio.

Il timore, neanche troppo infondato, è di trovarsi da un momento all’altro con lo scoppio della tensione sociale di cui chiaramente i primi a raccoglierne i frutti sarebbero le opposizioni. Ecco, perché dal Pd non hanno gradito l’annuncio della convocazione degli Stati Generali dell’Economia che per molti suona come l’ennesima task force, l’ennesima occasione per parlare, fare annunci e promesse spostando nel tempo la soluzione dei problemi e quindi le risposte.

Pd accusa Conte di mancata condivisione

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Ma oggetto di critica sarebbe stato anche il fatto che il premier non abbia condiviso con nessuno prima della conferenza stampa di mercoledì questa iniziativa. Annunciata senza avvisare gli alleati e soprattutto senza che ci sia stata la giusta riflessione interna. Franceschini avrebbe ribadito che un appuntamento simile va costruito altrimenti, ha puntualizzato il ministro Bellanova, diventa soltanto un titolo. Da qui l’invito a mettere da parte le polemiche e lavorare subito sui contenuti.

Qui però emerge il secondo nodo e cioè l’eccessivo protagonismo e autonomia del presidente del Consiglio. Un tema che già settimane fa era affiorato in occasione della questione dei Dpcm su cui non solo l’opposizione ma anche lo stesso Pd avevano sollevato obiezioni, puntando il dito su un’eccessiva autoreferenzialità del premier senza un’azione di preventivo raccordo con la maggioranza e più in generale con il Parlamento.

Ecco, la vicenda degli Stati Generali non concordati ha quindi riportato a galla quello che sembrava un tema superato. Alla fine, il punto di caduta è stato trovato con lo slittamento di qualche giorno degli Stati Generali, che non saranno più lunedì come avrebbe voluto Conte ma probabilmente mercoledì. E soprattutto con un maggior coinvolgimento del ministro dell’Economia, Gualtieri, che non a caso è targato Pd, visto il profilo economico dell’appuntamento.

Nel frattempo, già questa sera, dovrebbe arrivare il famoso rapporto della task force guidata da Vittorio Colao, su cui però ci sarebbe un piccolo giallo. Infatti, sembra che Palazzo Chigi abbia già deciso di riporlo nel cassetto e di non utilizzarlo ai fini della futura Fase 3. Una bizzarria, se non un’assurdità, visto che la costituzione di quest’organo fu voluta da Conte proprio per gestire la fase della ricostruzione. Senza considerare, inoltre, l’impegno che le figure che hanno fatto parte della task force hanno messo per elaborare il rapporto.

Un destino però che è sembrato segnato proprio nel momento in cui il presidente del Consiglio annunciò la convocazione degli Stati Generali. Infatti, come si sarebbe potuto conciliare il lavoro della task force di Colao con quello che uscirà dagli Stati Generali?

Salvini punta il dito contro Berlusconi su Mes e aiuto al governo

Silvio Berlusconi

Fin qui la maggioranza. Ma se questa piange il centrodestra non ride. Protagonista Matteo Salvini che nel suo tour campano ha mosso alquanto le acque nella sua coalizione. Dopo due giorni di amorosi sensi di Silvio Berlusconi verso la maggioranza di governo, la lettera al Corriere della Sera e l’intervista a La Stampa, il leader della Lega ha deciso di passare al contrattacco.

«Berlusconi a volte non lo capisco. L’ho sentito dire sì al Mes, il fatto che usi la stessa lingua di Renzi e Prodi mi lascia dei dubbi» e «Ho letto di disponibilità ad altri governi, per la Lega prima questo esecutivo va a casa e prima si va a votare, meglio è. Per noi dopo Conte ci sono solo le elezioni».

Stilettate che non hanno raccolto reazioni del partito di via di San Lorenzo in Lucina, ma che evidenziano la divaricazione su temi di fondo che c’è nel centrodestra. Da un lato Salvini e Meloni pronti a un’opposizione a questa maggioranza, cullando il sogno di andare al voto, e dall’altro Forza Italia disponibile a mostrarsi come forza moderata e pronta a dialogare.

Posizioni che vanno lette alla luce dei sondaggi. Infatti, se Salvini ritorna a fare la voce grossa e a stare nelle piazze è perché spera così di invertire i sondaggi calanti degli ultimi mesi, mentre Forza Italia legge la recente ripresa nelle indagini demoscopiche come la conseguenza di un ritorno a un profilo moderato ed europeista.

Lega rimette in discussione candidature per le regionali

Ma le divaricazioni riguardano anche le scelte per le prossime regionali. Matteo Salvini è tornato a ribadire la necessità di rivedere quegli accordi nazionali siglati al momento della designazione di Lucia Borgonzoni come sfidante di Stefano Bonaccini alle regionali in Emilia Romagna. Il che significa niente Caldoro in Campania, niente Fitto in Puglia, niente Acquaroli nella Marche e niente Ceccardi in Toscana.

Meglio per il leader padano puntare su candidati civici ritenuti più vincenti e capaci di contendere la vittoria ai presidenti di Regione uscenti. Linea decisamente contrastata sia da FdI, che vedrebbe perdere due candidature quella di Fitto e di Acquaroli, e dalla stessa Forza Italia. Il nodo potrebbe essere sciolto la prossima settimana, come annunciato dallo stesso Salvini, quando si terrà un vertice del centrodestra per decidere le candidature.

Al di là del merito, sono molti i dubbi che accompagnano queste scelte di Salvini. Non ultimo il timore che soprattutto al Sud la Lega punterebbe non alla vittoria, soprattutto qualora la coalizione di centrodestra fosse guidata da esponenti di FdI o di Fi. Meglio andare da soli e misurarsi, piuttosto che prestare il fianco a un rafforzamento degli alleati come accaduto in Calabria con l’elezione della forzista Jole Santelli.

Ecco, allora spiegate le continue polemiche, gli stop and go a pochi mesi dalle elezioni (si vota il 20 settembre) e che servono soltanto a rafforzare gli uscenti che da tempo, complice anche l’emergenza del Covid-19, sono in prima linea e in campagna elettorale.

I presepiai annullano incontro con Salvini

Un gioco rischioso, quello di Matteo Salvini il quale dovrebbe fare tesoro di un evento accaduto proprio ieri sera a Napoli e cioè la decisione de Le botteghe di San Gregorio Armenodi annullare l’incontro che si sarebbe dovuto tenere a conclusione del tour del leader leghista.

Una scelta dettata dalla «troppa strumentalizzazione» e dalle «pressioni mediatiche esagerate» con «una politicizzazione di questo incontro che non ci aspettavamo». «Ci hanno imputato di essere leghisti. Abbiamo quindi deciso che non incontreremo più nessun partito, ci confronteremo solo e soltanto con le istituzioni. Anche se il governatore De Luca, settimane dopo la nostra protesta, non ha ancora voluto incontrarci».

Meloni Bce Germania
Giorgia Meloni

Ecco, è la prima volta che accade. Se un’azienda così identitaria per Napoli, simbolo della napoletanità nel mondo volta le spalle a Salvini, anche se si giustifica affermando di voler parlare soltanto con le Istituzioni, dimostra che quel percorso di legittimazione della Lega come interlocutore nazionale, specie al Sud, è ancora tutto da costruire. Chissà se al posto di Salvini ci fosse stata Giorgia Meloni o Silvio Berlusconi si sarebbero registrate le stesse reazioni.

Rimarremo con il dubbio, ma quello che è certo è che questo episodio dovrebbe consigliare maggiore prudenza a Salvini.

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