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Francesco Caggiani, da Pomarico non per raccontare l’eroismo ma per diventare eroe

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Pomarico è un piccolo paese della Basilicata. Circa 4000 abitanti ma una storia antichissima. Il primo insediamento è del V secolo a. C. mentre l’attuale è nato nel IX secolo dopo che i saraceni distrussero il paese più antico. Una storia antica ma mai al centro del mondo. Su wikipedia, cioè dove tutti cercano informazioni, non è riportato nessun personaggio famoso eppure almeno uno ci sarebbe.

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Giovanni Ermete Gaetaqui la sua storia – aveva buon gioco, e straordinario talento, nel cantare l’eroismo. Da Pomarico, invece, partì un giovane ragazzo non per raccontare l’eroismo ma per diventare eroe. Oggi chi lo ricorda?

Francesco Caggiani era nato nel 1895. Il nonno era stato capitano delle guardie nobili della Casa Borbonica mentre il bisnonno aveva partecipato ai moti carbonari. Una famiglia di notai. Nonostante, quindi, una famiglia importante, dentro di lui c’era qualcosa di più di un futuro agiato e, magari, felice. Forse solo il senso del dovere oppure quel termine che appare così spesso nelle sue lettere: Patria. Non solo come sinonimo d’Italia ma soprattutto come impegno.

Francesco Caggiani
Francesco Caggiani (Foto tratte da Wikipedia)

A 19 anni è volontario. Fortemente interventista il 24 maggio è al fronte per combattere l’Austria-Ungheria. Scrive a casa: «Non state sempre in pensiero per me e vivete tranquillo. Io credo che ciascuno ha il suo destino nella vita, perciò se il mio sarà quello che non desiderate, lasciate fare e siate forte… Io faccio strettamente il mio dovere e non pretendo, per questo, né cerco alcuna ricompensa».

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Combatte per l’Italia. Forse per un’idea d’Italia. Ma combatte. Tanti come lui partono volontari. Magari sono spinti dalle letture. Il libro Cuore di Edmondo De Amicis, con la storia di quel Giovanni Minoli che si farà uccidere facendo la vedetta a 12 anni durante la seconda guerra d’indipendenza, oppure le storie, inventate ma più vere del vero, di Emilio Salgari – ed è curioso che i due autori non si amassero -.  Sono storie di cui Francesco Caggiani è appassionato. Le cita spesso. Sono la sua formazione.

A proposito del libro Cuore: nel 1981 la Nippon Animation ne trarrà un omonimo cartone animato a puntate che avrà molto successo. La sigla italiana ha all’interno questi versi: «La vedetta in alto sale / grande premio al suo valore / fiori getta l’ufficiale / copre tutto un tricolore». Versi che oggi sarebbero impensabili.

Ma cento anni fa le storie, vere o inventate, erano educative e così i bambini che giocavano a fare il Corsaro Nero poi andavano volontari anche se sapevano, perfettamente, che in guerra sarebbero potuti morire davvero.

Francesco Caggiani combatte con valore: «Durante l’azione svoltasi il 4 agosto 1916, caduti tutti gli ufficiali della Compagnia, ne assumeva il comando trascinandola vittoriosamente all’assalto». Per quest’azione riceve la Medaglia d’Oro dell’Ordine di Danilo I. Un’onorificenza concessa dal Re del Montenegro a chi si distingueva per valore e zelo.

Ma quel 4 agosto del 1916 non avrebbe neppure dovuto combattere. Un anno prima si era ammalato di polmonite e pleurite e, dopo un ricovero di un mese, era stato mandato per 60 giorni in licenza a casa. Ma prima della scadenza chiese di tornare in servizio. La malattia però era considerata invalidante e così poteva, senza nascondersi o fuggire, essere assegnato a lavori non in prima linea. Ma no. Non va bene per Francesco Caggiani.

Prima viene assegnato all’addestramento delle reclute poi – «Io faccio strettamente il mio dovere e non pretendo, per questo, né cerco alcuna ricompensa» – insiste e a giugno del 1916 torna al fronte. E così il 4 agosto si merita la Medaglia d’Oro. Ma la guerra è lunga, non finisce. Francesco, figlio della borghesia borbonica ma patriota, continua a fare il proprio dovere.

La Patria, il dovere, l’amore per la propria famiglia – «E tu, credimi pure che nei momenti più estremi il mio pensiero è rivolto a te assieme alla famiglia e, pensando che voi altri soffrite moralmente mi rattristo di più e poi mi riprendo solo quando rifletto che ognuno ha il suo destino» – e chissà quanta paura da ricacciare giù per andare «più avanti ancora». E così questo figlio della Basilicata compie il proprio dovere e si merita un’altra medaglia. È il 26 ottobre. Curiosamente lo stesso giorno avrebbe dovuto ricevere la Medaglia d’Oro ma i combattimenti non rispettano le cerimonie e bisogna combattere.

Novavilla è un paesino oggi in Slovenia. Là vicino il nostro esercito attacca, attacca e attacca ancora. Il 26 ottobre Francesco Caggiani non riceve la sua medaglia d’oro ma, insieme a un fiore di sangue che gli si apre in petto, ne guadagna un’altra d’argento: «Durante un’azione, caduti tutti gli ufficiali della propria Compagnia, assumeva il comando del reparto e con mirabile slancio e ardimento, sotto l’intenso fuoco nemico, lo conduceva vittoriosamente all’assalto. In altra circostanza, mentre in trincea coraggiosamente si esponeva per rincuorare i dipendenti, veniva colpito a morte da proiettile avversario».  Novavilla (Nova Vas), 26 ottobre 1916, quota 208 sul Carso.

Il sangue versato farà fiorire la vittoria dalla terra ma le vite spezzate non la vedranno. Eppure Francesco Caggiani, di cui, tranne i familiari, solo pochi oggi ne conoscono il nome, merita un pensiero e un ricordo perché fu figlio del Meridione e costruttore di un’Italia unita.

Questo articolo è ispirato dal racconto storico «Siate forti, lasciate fare» di Andrea Moi contenuto in ‘Eroi – 22 storie dalla Grande Guerra’.

*Emanuele Merlino, divulgatore storico, scrittore e autore teatrale. Il suo fumetto “Foiba Rossa”, di cui è ideatore e sceneggiatore, è ausilio didattico per la Regione Veneto. Consulente al Senato e per Rai Storia. Il suo lavoro sulla Grande Guerra è Patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ presidente del Comitato 10 Febbraio

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