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160 anni di storia. Il Gran Caffè Gambrinus nato con i Borbone e diventato icona dell’Italia Unita

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Caffè Gambrinus
Il Gran Caffè Gambrinus in una foto storica (Immagini tratte dalla pagina Fb Gran Caffè Gambrinus)

«Il Gran caffè d’Italia ha fatto concorrenza al Gambrinus». Anche il grande Eduardo De Filippo nella sua immensa attività di scrittore, autore e attore teatrale non ha mancato di rendere omaggio al Caffè Gambrinus. In una delle sue opere più significative e drammatiche come Napoli Milionaria dedica un passaggio veloce a quella che per i napoletani è un’icona della napoletanità, un vero e proprio monumento che chi arriva in città deve visitare. Immaginare Napoli senza il Gambrinus è un pò come pensare a Napoli senza il Vesuvio.

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Il Gambrinus, che deve il suo nome dal mitologico re delle Fiandre inventore della birra Joannus Primus, nasce il 12 maggio del 1860 dall’iniziativa dall’imprenditore Vincenzo Apuzzo che decide a due passi da quello che un tempo era Largo di Palazzo, diventato poi con l’Unità d’Italia piazza Plebiscito, di mettere su un ‘Gran Caffè’ che diventasse punto di riferimento per tutta Napoli attraverso l’opera dei pasticcieri, gelatai e baristi di cui decise di avvalersi. E infatti il successo fu enorme visto che nel giro di pochi anni il Gambrinus fu insignito del riconoscimento di “Fornitore della Real Casa”.

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Da allora sono trascorsi 160 anni ma il Gambrinus ha mantenuto intatto tutto il suo fascino, attraversando epoche diversissime. Aprendo i battenti quando ancora l’Unità d’Italia era da farsi e sul trono c’era Francesco II di Borbone e la regina Mafia Sofia di Baviera. Ha visto l’arrivo di Garibaldi, la nascita del Regno d’Italia, l’avvento del Fascismo e quello della Repubblica. Cadute e resurrezioni, drammi e devastazioni, epidemie, come quest’ultima, ma il Gambrinus ha avuto il merito e la forza di esserne sempre testimone e punto di riferimento per la rinascita.

Il Gambrinus che vediamo oggi è quello di fine Ottocento, quando verso gli anni 80 del XIX secolo il caffè viene rilevato da Mario Vacca, dando inizio a importanti lavori che renderanno il Gambrinus il gioiello che noi tutt’oggi possiamo. Grazie alle sapienti mano dei migliori artisti impressionisti napoletani dell’epoca Napoli ottiene il suo caffè letterario, appunto il ‘Gran Caffè Gambrinus’. Come a Parigi o a Londra anche alle pendici del Vesuvio la Belle Époque ha il suo punto di riferimento e di aggregazione, attirando artisti, letterati, uomini politici e dello spettacolo che passeranno ore su quei tavolini.

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Il meglio della Napoli di quegli anni si ritrova in quei locali, che diventano scenario di importanti episodi e vicende della storia della città e d’Italia. Lì era solito fermarsi il noto avvocato e futuro primo presidente della Repubblica, Enrico De Nicola. Ma lì era possibile incontrare anche Arturo Labriola, economista e leader del sindacalismo rivoluzionario in Italia, e Luigi Miraglia che sarà proprio sindaco di Napoli agli inizi del Novecento.

Insomma, il Gambrinus è il cuore di Napoli. Anche di quella intellettuale e culturale. Su quei tavoli donna Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio fonderanno il loro giornale, ‘Il Mattino’. Ci sono poi poeti come Ferdinando Russo, Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio e addirittura Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti e Oscar Wilde. I grandi attori del momento come Eduardo Scarpetta e gli intellettuali come Benedetto Croce e Jean-Paul Sartre. Grandi firme, quindi, che arricchiscono e danno lustro al Caffè.

Il declino giunge nel 1938 quando viene chiuso perché considerato covo di antifascisti. I locali saranno dati al Banco di Napoli fino al 1970 quando il ‘Gran Caffè Gambrinus’ rinasce grazie all’imprenditore Michele Sergio che prima rileva la parte che affaccia su via Chiaia e poi quella su piazza Trieste e Trento. Dopo un complesso e importante lavoro di restauro il Gambrinus viene ridato alla città di Napoli.

Oggi il Gran Caffè Gambrinus è tappa obbligata per turisti ma continua ad essere al centro della storia della città, ospitando capi di Stato e di governo. La storia di un successo che rimane intatto nel tempo e che può essere considerato a pieno titolo tra i dieci più importanti Caffè storici d’Italia.

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