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Enea, il Sud, l’Italia. Arrivati a Castro, perla del Salento, i troiani gridarono: «Italia, Italia!»

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L’intervento di Emanuele Merlino, divulgatore storico, scrittore e autore teatrale. Il suo fumetto “Foiba Rossa”, di cui è ideatore e sceneggiatore, è ausilio didattico per la Regione Veneto. Consulente al Senato e per Rai Storia. Il suo lavoro sulla Grande Guerra è Patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ presidente del Comitato 10 Febbraio. La sua riflessione senza astio per provare a capire ciò che unisce e ciò che divide il Nord e Sud di questo Paese. Fateci sapere la vostra opinione sull’argomento

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Cosa rende unita una Nazione? Burocraticamente si potrebbe rispondere che sono i confini e la condivisione di uno stesso governo e un insieme di leggi. Ma questo basta? O serve altro? Solidarietà, rispetto delle differenze, progettualità e la volontà, o meglio ancora l’istinto, di riconoscersi in una storia comune. Questo riconoscimento non si trova soltanto nei libri di storia ma è anche nella letteratura, nella cultura in generale, nelle suggestioni e nel mito. E per  questo per raccontare il legame che il Sud Italia ha con il resto della penisola non si può non partire dal nome che ci unisce: Italia.

«La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri; un certo tempo il loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali; succedendo ad Italo Morgete, furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi Morgeti e Siculi; e Itali furono quelli che erano Enotri».

Già nel V secolo a.C. Antioco di Siracusa, citato da Dionigi di Alicarnasso, parlava dell’Italia. Un termine che col tempo passò dal definire la Calabria a tutto il sud per poi raggiungere e superare le alpi.

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Infatti nel primo secolo a.C. il geografo greco Strabone scriveva: «Alle radici delle Alpi è il principio di quella regione che ora chiamasi Italia: perocché gli antichi dissero Italia soltanto l’Enotria, dallo stretto della Sicilia sino al golfo di Taranto ed al Posidoniate; ma prevalse poscia nel nome, e stendendosi fino alle radici delle Alpi, comprese la Ligustica che va lungo il mare dai confini tirreni al fiume Varo, ed anche l’Istria fino a Pola»

Ma il termine aveva  ormai acquisito anche un connotazione politica visto che circa 50 anni prima Roma dovette combattere contro quella che si autodefinì ‘Lega Italica’ e che ebbe la propria capitale prima in Abruzzo, a Corfino, e poi a Isernia.

Interessante notare come il termine non fosse solo descrittivo ma anche la rivendicazione di una comune appartenenza. Infatti una delle monete della Lega Italica aveva inciso la parola ‘Italia’ e la moneta cos’altro è se non la convenzione attraverso la quale diamo valore materiale alle cose? E quindi l’Italia rappresentava non solo un’idea ma anche una realtà.

Ma è di quel periodo che l’appartenenza si lega all’epica. Non una semplice leggenda ma un mito fondativo: l’Eneide.

Nel periodo intorno al 1250 o tra il 1194 e il 1184 a.C. si combatté la guerra di Troia. Raccontata da Omero nell’Iliade e nell’Odissea è una storia che fa parte del mito e della letteratura mondiale ma che ha un fondo di verità testimoniato, tra l’altro, dal ritrovamento delle rovine della città in Asia Minore.

Ed è da Troia che fugge Enea la cui storia è, appunto, raccontata nell’Eneide scritta da Virgilio tra il 29 e il 19 a.C. Tralasciando le considerazioni sulla veridicità o meno di tutto quello che vi possiamo leggere sono altre le considerazioni importanti da fare.

Avea l’Aurora già vermiglia e rancia
scolorite le stelle, allor che lunge
scoprimmo, e non ben chiari, i monti in prima,
poscia i liti d’Italia. Italia. Acate
gridò primieramente. Italia! Italia!
da ciascun legno ritornando allegri
tutti la salutammo.
Eneide Libro III 818

Il primo approdo di Enea in Italia è a Castro, la Perla del Salento, attirato da una grande statua di Minerva – nel 2015, nel cuore della città, sono stati trovati i resti di una statua alta circa 4 metri datata IV secolo a.C -. E quando i troiani vedono la terra gridano «Italia! Italia!».

Un viaggio, quello di Enea, che non ha solo la destinazione ma anche molte altre tappe in Italia: Castro è la prima ma poi la Sicilia

«Giace de la Sicania al golfo avanti un’isoletta che a Plemmirio ondoso è posta incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia. A quest’isola è fama che per vie sotto al mare il greco Alfeo vien da Dòride intatto, infin d’Arcadia per bocca d’Aretusa a mescolarsi con l’onde di Sicilia. E qui del loco venerammo i gran numi; indi varcammo del paludoso Eloro i campi opimi. Rademmo di Pachino i sassi alpestri, scoprimmo Camarina, e ‘l fato udimmo, che mal per lei fôra il suo stagno asciutto. La pianura passammo de’ Geloi, di cui Gela è la terra, e Gela il fiume. Molto da lunge il gran monte Agragante vedemmo, e le sue torri e le sue spiagge che di razze fur già madri famose».

Poi  Cuma in Campania – «Giunto in Italia, allor che ne la spiaggia / Sarai di Cuma, il sacro averno lago /Visita, e quelle selve e quella rupe, Ove la vecchia vergine sibilla /Profetizza il futuro, e ’n su le foglie / Ripone i fati»

Per poi arrivare a Gaeta, nel basso Lazio, e, infine, alla foce del Tevere.

Quello che va sottolineato è l’uso di Italia come definizione geografica in un libro che era la voce dell’Impero e che è diventato nel tempo una lettura obbligata. Non solo per gli intellettuali ma per gli studenti.

Il viaggio di Enea non è verso un luogo qualsiasi ma specificatamente verso la «patria Italia». Un destino che deve compiersi attraverso la fondazione di una nuova Troia in una terra unita che è, appunto, l’Italia. Ed è attraverso la storia e il mito che il senso di nazione può nascere e svilupparsi.

Enea fugge da Troia portando con sé i suoi Dei, che sono i valori, la spiritualità, il padre, Anchise, sulle spalle, perché il passato non possiamo abbandonarlo, lo portiamo con noi, ci condiziona ma non ci obbliga nelle scelte perché, come Enea, al fianco abbiamo un figlio, Ascanio, che rappresenta il futuro e che dobbiamo guidare in quello che sarà il suo presente.

E questo passato che ci unisce non è soltanto mito e appartenenza ma anche volano di cultura e quindi di turismo e ricchezza. Ed è per questo che è nata l’associazione ‘Rotta di Enea’: per far riconoscere il viaggio di Enea come «Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa» di cui fanno parte le città protagoniste del viaggio narrato nell’Eneide.

Un’opportunità turistica capace di far incontrare nazioni e continenti diversi – Asia, Europa e Africa – attraverso una storia che non solo parla d’Italia ma che ne è fondamento. E che è la prima tappa di un viaggio, fatto di storie, personaggi, letteratura e politica, alla ricerca dei legami fra il Sud e il resto della penisola.

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