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Conte getta la maschera: «il Consiglio europeo non sarà risolutivo». E dall’Ue non arriverà alcun aiuto

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Non risolutivo. Delle quasi due ore di informativa (Senato+Camera) del premier Conte al Parlamento forse è questa la parola chiave, che dà il senso di tutto il suo intervento e può già anticipare quale sarà il risultato che l’Italia porterà a casa domani dal Consiglio europeo.

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Chi pensava che giovedì si sarebbe deciso il futuro dell’Europa, che questo sarebbe stato il giorno in cui l’Unione europea avrebbe scelto la strada tra il declino e la rinascita, dovrà ricredersi. E dire che a questo aveva contributo proprio il presidente del Consiglio che da settimane sta caricando di significati il Consiglio europeo. Faremo da soli, chiederemo la revisione dei meccanismi del bilancio europeo, porremo il nostro veto al bilancio; e ancora dichiarazioni contro l’Olanda splendido paradiso fiscale, e perfino contro la Germania responsabile di frenare l’Ue con il suo surplus commerciale.

Conte: sul Mes la mia posizione è di assoluta cautela

Di tutto questo nell’informativa del premier Conte al Parlamento non c’è traccia. Anzi c’è la conferma che l’Italia sul MES andrà a vedere le carte perchè, e sono parole del presidente del Consiglio, «la mia posizione è di assoluta cautela». E che in fin dei conti «alcuni di questi Paesi (i famosi 8 Paesi che hanno sottoscritto a suo tempo la lettera dell’Italia all’Ue) hanno dichiarato da subito di essere interessati al Mes ma senza le rigide condizionalità e solo relativamente all’utilizzo del finanziamento per far fronte alle spese sanitarie» e «rifiutare la nuova linea di credito vorrebbe dire fare un torto a questi Paesi ma resto convinto che all’Italia serva altro«.

Da Conte brusca frenata. A rischio la maggioranza

E’ evidente la brusca frenata che ha impresso Conte, il quale probabilmente ha capito che se in Italia poteva atteggiarsi a fare il Churchill, in Europa l’atteggiamento da tenere deve essere diverso. Soprattutto se poi alle spalle si ha una maggioranza sbrindellata, dove il Pd proprio sul MES e sugli eurobond ha lasciato solo Conte e il M5S continua la sua liquefazione al punto che l’eurodeputato pentastellato Pedicini ha affermato che «il rischio di nostra scissione al Pe è reale». Senza dimenticare il ritorno dall’esilio di Di Battista che ha rimescolato pesantemente gli equilibri tra l’ala dura e quella governista.

Come il MES anche Conte è in versione light

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Ecco quindi il Conte versione light, un po’ come quel MES che da indigesto dopo giovedì diverrà commestibile. Nel frattempo, il premier in Aula ha delineato la road map e cioè chiedere il via libera ai Recovery bond, l’ultima spiaggia per evitare di dover ammettere di aver fallito in Europa. Conte però chiarisce che dovrà essere «immediatamente disponibile. E, se pure verrà a ricadere sul nuovo quadro finanziario pluriennale, dovrà essere messo subito a disposizione di tutti i Paesi interessati (tecnicamente è possibile farlo), attraverso un meccanismo di garanzia che ne anticipi l’applicazione (il cosiddetto bridge)».

Precisazione di non poco conto, che nasconde il vero problema e potremmo dire il ‘trappolone’ teso all’Italia. Infatti, per essere immediatamente disponibili i Recovery bond devono appoggiarsi sull’attuale bilancio, ma qui c’è la netta opposizione di Germania e Olanda. Quindi, l’altra soluzione sarebbe quella indicata da Conte e cioè il prossimo bilancio, ma questo significa che i soldi arriveranno alla fine del 2020 visto che sarà necessario creare la burocrazia necessaria ad erogare questi fondi. In pratica queste risorse arriveranno quando le imprese saranno gambe all’aria.

Fonti Ue: certa la fumata nera sui Recovery bond

E proprio mentre parlava Conte alla Camera iniziavano a circolare sempre più insistenti le notizie di un accordo lontano sui Recovery bond e che danno ormai per «certa la fumata nera sul Fondo per la Ripresa e una risposta che con ogni probabilità non si avrà prima di giugno».

Timori che trovano conferma nella lettera inviata ai leaders europei dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in cui suggerisce «di lavorare per istituire tale fondo il più presto possibile, suggerendo di dare il compito alla Commissione europea di analizzare le precise necessità e di presentare una proposta commisurata con la sfida che affrontiamo. La proposta della Commissione dovrà chiarire il legame col bilancio pluriennale dell’Ue, che in qualsiasi caso sarà al centro del contributo dell’Ue alla ripresa e dovrà essere adeguato per affrontare l’attuale crisi e le sue conseguenze».

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Giorgia Meloni unica leader a intervenire in Parlamento

In Parlamento tra i leader a replicare alle dichiarazioni di Conte soltanto Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Stranamente sia Matteo Renzi che Matteo Salvini sono rimasti in silenzio, lasciando la scena a Maria Elena Boschi che ha confermato il via libera al Mes, e il secondo ad Alberto Bagnai il quale ha chiesto le dimissioni del premier. Da Forza Italia, invece, via libera al MES però «senza cambiali in bianco» avrebbe detto Silvio Berlusconi in una videoconferenza con i deputati europei.

«E’ necessario – ha spiegato il Cavaliere poi in una nota – un intervento rapido per evitare che gli Stati più deboli dal punto di vista finanziario paghino un prezzo più alto in termini di crescita e di competitività relativa. In questo senso sarebbe auspicabile una intesa tra i Paesi per la creazione dei recovery bond».

Meloni: da governo soltanto attenzione per poltrone

Come detto nessuno dei leader ha deciso di lasciare traccia nei resoconti parlamentari delle loro dichiarazioni in un momento così delicato per il Paese, ad eccezione di Giorgia Meloni la quale non ha risparmiato critiche a Conte e al governo. Sotto accusa per la mancata collaborazione ma soprattutto per l’attenzione alle ‘poltrone’: «E’ davvero incredibile, avete esautorato il Parlamento, avete rimandato le elezioni, avete sospeso le libertà personali, state tracciando gli spostamenti degli italiani. Non si può fare nulla per l’emergenza, però la spartizione partitocratica delle poltrone è identica a prima».

FdI lancia i Bot patriottici

Non solo accuse dalla Meloni ma anche una proposta che lei chiama «la linea del Piave al Consiglio europeo»: «L’emissione da parte dell’Italia dei ‘Bot patriottici’, proposti da Giulio Tremonti, cioè titoli di Stato a lunghissima scadenza, 50 anni o più, a basso rendimento ma non tassati e non tassabili neppure in futuro, circolabili, che possono divenire un interessante bene rifugio per gli italiani. E i Bot patriottici non collocati sul mercato siano acquistati dalla Bce, automaticamente, per tutto il tempo necessario a superare la crisi sociale e alla ricostruzione economica».

Mercoledì alla Camera e al Senato arriva il Def e lo scostamento di bilancio

Ora lo sguardo è a domani anche se ormai sembra sempre più chiaro che non arriverà nulla di «risolutivo», come ha detto Conte. Intanto, l’atteso Consiglio dei ministri fissato per venerdì, che avrebbe dovuto approvare il Def e la richiesta di scostamento di bilancio in vista del decreto Aprile, è slittato. Prima bisognerà approvare il Cura Italia alla Camera, che poi martedì al Senato farà l’ultimo e decisivo passaggio per diventare legge. Presumibilmente il Consiglio dei ministri sarà nel week end, al massimo lunedì visto che mercoledì è già stabilito il voto sia a Palazzo Madama e sia a Montecitorio del Def e dello scostamento.

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