Conte oggi in Parlamento sul Consiglio europeo. Ma il Recovery bond è in alto mare

Alle 15 e poi alle 17.30. Prima al Senato e poi alla Camera dei deputati. Il tutto in rigorosa diretta tv. Agendina completa oggi per Giuseppe Conte che sarà chiamato ad informare senatori e deputati di quello che intende fare l’Italia al Consiglio europeo del 23 aprile, cioè dopodomani.

Informativa che tecnicamente significa niente voto al termine. Un sospiro di sollievo per la maggioranza visto che diversamente con le comunicazioni la maggioranza si sarebbe trovata a dover approvare un mandato a Conte, e considerando che il M5S è contro il MES e il Pd a favore trovare una quadra sarebbe stata impresa ardua. Una situazione delicata che avrebbe potuto vedere la maggioranza spaccarsi con l’ipotesi di un intervento in soccorso del premier da parte di qualche spezzone del centrodestra. In questi giorni, infatti, in tanti avevano puntato gli occhi su Forza Italia, complice anche l’intervista abbastanza morbida a Conte su Il Giornale. E anche le dichiarazioni concilianti di Berlusconi avevano dato adito a qualche sospetto.

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Berlusconi: non sosterremo Conte

Questo spiega l’intervento serale di ieri a Quarta Repubblica dove proprio Berlusconi ha chiarito che «noi abbiamo messo sul tavolo molte nostre proposte con spirito costruttivo anche se questo governo Conte o delle quattro sinistre non è il nostro e non lo sosterremo. Ma non è il tempo per parlare di queste cose».

Smentite a parte comunque non servirà alcun aiuto dato che sia al Senato e sia alla Camera non ci sarà voto. Questo non riduce l’attesa su cosa dirà Conte, il quale probabilmente ribadirà l’impegno sugli eurobond, sulla necessità di un impegno comune dell’Ue e forse anche un accenno all’ipotesi di un MES light.

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Intanto in Europa sui Recovery bond continua la grande incertezza, al punto che fonti Ue spiegano che un accordo definitivo sul Fondo per la ripresa sia ancora lontano. Una prima discussione tra gli ambasciatori dei 27 Stati membri ieri non è giunta a nulla di concreto. Si è parlato di cifre che andrebbero da 1.000 e 1.500 miliardi di euro, ma mancherebbe consenso sulla mutualizzazione del debito, sull’ammontare complessivo delle risorse a disposizione del Fondo per la ripresa e sul tipo di strumento finanziario a cui ricorrere.

La questione è sempre la stessa: alcuni Paesi insistono per integrare il Fondo per la ripresa nel bilancio Ue, mentre altri ritengono più adeguata la possibilità di ricorrere a uno strumento finanziario separato. Come sempre sono i Paesi nordici, in prima fila Germania e Olanda, ad essere contrari all’ipotesi della mutualizzazione del debito.

Elezioni amministrative rinviate in autunno

Tornando in Italia, ieri, il Consiglio dei ministri ha deciso con decreto di fissare le regionali in autunno con l’ipotesi di un election day che includa anche il referendum sul taglio dei parlamentari. Una scelta che ha rispedito al mittente le richieste di Liguria, Veneto, Campania e Puglia che insistevano sul voto a luglio. Quindi tutto rinviato ad una finestra elettorale che va dal 15 settembre al 15 dicembre.

La motivazione è stata l’assenza di condizioni di sicurezza, perché se anche oggi i dati registrano per la prima volta il calo dei contagi la posizione del governo rimane cauta. Infatti, l’Esecutivo sarebbe orientato verso una riapertura differenziata per zone del Paese, su cui c’è anche l’ok di Italia Viva, mentre le Regioni settentrionali sarebbero orientate per una data nazionale. E in questo dibattito si sta facendo largo l’ipotesi di consentire agli studenti almeno l’esame orale in classe, lasciando il ritorno effettivo in classe a settembre.

Sull’App Immuni deciderà il Parlamento

E sempre nell’ambito della gestione della Fase 2 sull’app ‘Immuni’, quella che dovrebbe consentire il tracciamento delle persone e quindi anche il controllo del contagio, si dovrebbe essere giunti a un punto di sintesi. Sarà, infatti, il Parlamento con una legge a consentirne l’utilizzo. Una scelta quasi obbligata dopo che il commissario Domenico Arcuri aveva avvertito delle possibili limitazioni ai cittadini che non avessero scaricato la App. Decisivo in tal senso l’opposizione del Pd, contrario all’introduzione dell’App con l’ennesimo Dpcm.

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