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Emergenza Fondi europei per il Sud. La Lega gli volta le spalle e si riscopre ‘nordista’

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E’ possibile che i Fondi europei 2020/27
per l’Italia aumentino. Ma finiranno al Nord

Emergenza fondi europei per il Sud Italia. Il Piano di Sviluppo Pluriennale dell’Ue per il periodo 2020-2027 prevede che, laddove ci sia un aumento degli stanziamenti, le risorse vadano a beneficio delle regioni settentrionali e non di quelle meridionali. Una doccia gelata per il Mezzogiorno che spesso ha beneficiato di questi fondi. Anche se deve essere chiaro: non è che si prevedono tagli agli attuali fondi, ma soltanto che non ne arriveranno di più.

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Un controsenso, visto che proprio le regioni a ridosso del fiume Po sono quelle che godono degli standard economici migliori. E allora perchè questa sperequazione? Colpa della crisi degli ultimi anni che ha impoverito nel complesso l’Italia, facendo sì, che non più il Mezzogiorno, ma l’intera Penisola diventasse territorio favorito per l’accesso ai Fondi europei. Accesso che avviene attraverso un complesso sistema di calcolo, che oltre a vari parametri prevede anche un ‘indice di prosperità relativa’. E sarebbe proprio questo ad aver fatto fuori le regioni meridionali dall’accesso alle risorse.

Lo ha spiegato bene il ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola, che qualche settimana fa in audizione davanti alle Commissione congiunte di Finanze e Politiche Ue del Senato disse: «Per noi è difficilmente accettabile la riduzione del coefficiente di prosperità relativa per le regioni meno sviluppate nei Paesi a medio reddito». Questo indice, «è stato ridotto in modo eccessivo e immotivatamente. Il risultato è che, nonostante l’Italia ottenga un leggero aumento delle risorse rispetto al QFP, esso beneficia quasi esclusivamente le regioni più sviluppate». «Una situazione paradossale», continua lo stesso Amendola, «in base alla quale le regioni italiane meno sviluppate ricevono un sostegno inferiore rispetto all’attuale QFP, nonostante il grave impoverimento che hanno subito in questi anni, quasi 10 punti percentuali, dal 71,9% al 62,3% del PIL della media UE».

E allora cosa si fa? Sempre in quell’occasione lo stesso ministro Amendola propose di andare in Europa e chiedere una correzione, «una semplice modifica al rialzo di questo coefficiente per il gruppo di Paesi intermedio. Questo consentirebbe un guadagno significativo per le nostre regioni meno sviluppate (circa 1,5 mld di euro a prezzi 2018 nei sette anni) con effetti relativamente limitati sugli altri Paesi UE».

Risoluzione di FdI per evitare la sperequazione dei Fondi europei

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Intanto però il Parlamento non è rimasto a guardare e grazie al gruppo al Senato di Fratelli d’Italia in occasione delle comunicazioni del premier in vista del Consiglio Europeo del 20 febbraio, è stata approvata una loro risoluzione in cui si chiede al Governo di risolvere questa sperequazione nell’accesso ai fondi delle regioni del Sud. Un voto all’unanimità, tranne i senatori della Lega di Salvini.

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Un successo importante anche se tutto rimane nelle mani del governo a cui spetterà trovare un accordo in Ue favorevole per il Sud. Risalta però il dato politico della Lega che non ha messo il suo sigillo alla risoluzione. Infatti, se dal Pd, dal M5S e perfino da Leu nessuno si è tirato indietro, i leghisti hanno deciso di non sostenere l’iniziativa di FdI sui Fondi europei. Un controsenso, se non addirittura un gesto inspiegabile, sia perchè la Lega è alleata di FdI e sia perchè ormai il partito di Salvini dovrebbe avere una vocazione nazionale e quindi farsi portavoce dei problemi del sottosviluppo del Sud. Evitando di guardare soltanto al Nord. Senza contare che questa votazione è avvenuta proprio il giorno dopo la visita dello stesso Salvini a Napoli.

E invece la Lega ha preferito voltarsi dall’altro lato. Il sospetto serpeggiato tra i drappeggi senatoriali è che la Lega abbia voluto prendere le distanze da un provvedimento troppo pro-Sud e che sarebbe stato difficile da spiegare, ma soprattutto da digerire, ai suoi elettori del Nord, i quali ancora rappresentano il ‘core business’ del partito. Ricostruzione che Roberto Calderoli, ha smentito spiegando che «non c’entra niente il contenuto. Non abbiamo votato le risoluzioni di Fratelli d’Italia perché secondo noi non erano ammissibili per regolamento».

Spiegazione plausibile, ma resta il fatto che davanti a un’occasione concreta di aiutare il Sud la nuova Lega si è tirata indietro. Della serie se il buongiorno si vede dal mattino. E questo mattino appare molto nebbioso. Proprio come quelli che si vedono nelle valli delle regioni del Nord.

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