L’ANALISI | Un Governo allo sbando e il Paese è a rischio

“Non c’è mai fine al peggio”. Le aziende chiudono (Ilva, Whirlpool, Embraco, ecc.) e a dicembre, l’Istat certifica che, un nuovo record di disoccupazione ci ha riportati indietro di 4 anni. Del resto, in un Paese il cui ceto politico è la dimostrazione plastica del sillogismo di Sciascia per cui gli uomini si dividono in: ‘uomini, mezz’uomini, ominicchi, ruffiani e quaquaracqua’, non potrebbe essere diversamente. Da quando, il Governo Pd e M5S si è reso conto di quanto sia dolce il potere ha lastricato le vie del Paradiso: di ambiguità, bugie, spot e mezze verità. A confermarlo il dopo regionali di domenica scorsa.

Dopo averle definite, quando temevano di poterle perdere – fino all’apertura delle urne – ininfluenti sulla prosecuzione del governo, subito dopo i conteggi, hanno cominciato a trasfigurare un faticosissimo pari, in una grande vittoria, che «conferma il loro “feeling” con gli italiani» e ne legittima il diritto ad ‘okkupare’ palazzo Chigi. Almeno fino al termine naturale della legislatura (2023). Poco importa se il M5S – partito, ‘in memoria’ delle politiche 2018, di maggioranza relativa in Parlamento – non abbia conquistato alcuno scranno fra i 75 in palio, e non sia andato – sommando insieme i consensi ottenuti in entrambe le regioni – oltre il 10% contro il 70,93% di marzo 2018; e Bonaccini, si sia presentato ai nastri di partenza, senza il simbolo del Pd. E, non conta nemmeno che ora siano ben 13 (+1) le regioni a guida centrodestra e solo 6 (-1) quelle a guida centrosinistra. L’unica, per il Pd, è che il governatore abbia strappato la riconferma, per decretare la sconfitta del centrodestra – anche se è arrivato al 46%, rispetto al 29.05% del 2014 e il 19% di marzo 2018 – e dare il via alle grandi manovre per blindare legislatura, governo e saldare agli scranni i propri dorati fondoschiena.

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Presentare il conto ai 5stelle,
per ripagare la “spontaneità” delle sardine sott’odio

E soprattutto, per presentare il conto ai 5stelle (in guerra fra loro e in via di dissoluzione), nella speranza che – per evitare di tornarsene a casa e rinunciare a stipendi, benefit e sogni di gloria – si pieghino al ricatto e cedano le armi, meglio: poltrone (ci sono ancora 300 nomine pubbliche in attesa di ‘padrone’) e potere. Anche perché, a loro volta, i dem devono pagare il dazio alla ‘spontaneità’ delle sardine (nessuno lo dice, ma è stata proprio una loro esponente, Elly Schlein, la più votata (22mila preferenza) al consiglio regionale emiliano-romagnolo) che hanno già battuto cassa e annunciato che ci saranno anche per le elezioni primaverili, a partire da quelle campane, dove il 14 e 15 marzo ‘reciteranno’ il loro congresso.

Conte annuncia l’avvio della ennesima ‘fase 2’ del Governo

Intanto, Giuseppi, per conservare palazzo Chigi, e il ministro Gualtieri, per vincere le suppletive romane per la surroga di Gentiloni, hanno lanciato l’ennesima (purtroppo, sanno contare solo fino a 2) ‘fase 2’ del Governo. Ma è troppo simile alle precedenti – porti aperti, sanatorie per gli immigrati e case agli occupanti abusivi degli alloggi popolari – per essere nuova e, per di più, è partita con la milionesima verifica di maggioranza, (per decidere di non decidere e rinviare, per non litigare), il piede sbagliato e rischia di fermarsi subito. Conte propone la realizzazione di una nuova «gioiosa macchina da guerra» contro (che novità!) quell’«odiatore seriale» di Salvini, ma ha fissato al 29 marzo prossimo la data per il referendum sul taglio dei parlamentari.

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Non si è chiesto, però quale autorevolezza istituzionale avrà un Capo dello Stato eletto, nel 2022 da 345 (il 30%) parlamentari abusivi dal 2020. A meno che non abbia pensato, pur senza dirlo, anche al voto anticipato. Il ministro dell’economia e finanze, invece, parte da dove aveva lasciato prima del voto. Per lui, la ‘nuova stagione’ dell’esecutivo, muove dal crollo di 20 punti dello spread post elettorale che ci consentirà di risparmiare «secondo i suoi tecnici» 400milioni di euro nel 2020 e 1miliardo nel 2021. Quanto può una simil-finta vittoria elettorale della sinistra! Tranquillizza i mercati finanziari, sulla tenuta del governo, fino al punto di bloccare per due anni le oscillazioni dei tassi dei nostri titoli pubblici. Se non ci fosse da piangere, per il costo (in arrivo una nuova stangata fiscale – contrabbandata per semplificazione delle procedure-, Iva e taglio delle pensioni, su ‘suggerimento’ dell’Fmi) che dovrà pagare il Paese, ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate. Ma ci faccia il piacere signor ministro!

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