Il governo rilancia il Policlinico di Caserta: obiettivo polo d’eccellenza

Vent’anni di attese: non un edificio qualsiasi, ma un hub moderno

Il Policlinico di Caserta attualmente è ‘soltanto’ un cantiere aperto alla periferia est della città, restando una delle grandi sfide irrisolte della sanità e dell’università del Mezzogiorno. Una vicenda lunga oltre vent’anni, segnata da stop, fallimenti e rallentamenti, che oggi però entra in una fase nuova, caratterizzata da una chiara volontà politica del governo Meloni di chiudere definitivamente il passato e dare finalmente avvio a un polo d’eccellenza sanitaria e universitaria.

L’opera nasce a metà degli anni Novanta con l’obiettivo di dotare l’allora Seconda Università di Napoli, oggi Università della Campania «Luigi Vanvitelli», di un proprio ospedale universitario. Dopo la firma dell’accordo di programma nel 1995 e la posa della prima pietra tra il 2004 e il 2005, il progetto avrebbe dovuto procedere spedito. Così non è stato.

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La crisi della società appaltatrice Condotte d’Acqua, culminata nell’amministrazione straordinaria, ha di fatto congelato il cantiere per anni, trasformando quello che doveva essere un simbolo di sviluppo in un esempio di incompiuta. Il subentro di Webuild nel 2021 e l’aggiornamento del progetto alle nuove normative antisismiche, sanitarie e tecnologiche hanno segnato una prima inversione di rotta, ma è con l’attuale esecutivo che la vicenda ha imboccato un sentiero più deciso.

I finanziamenti del governo e la ripresa dei lavori

Nell’agosto del 2023 il governo ha stanziato 40 milioni di euro per consentire la riapertura effettiva del cantiere, un intervento che ha rappresentato un segnale politico chiaro: il Policlinico di Caserta non è più un problema da rinviare, ma una priorità da portare a termine. A febbraio 2026 i lavori si trovano in una fase cruciale di ripresa, dopo alcuni rallentamenti legati a vertenze occupazionali e difficoltà logistiche. L’obiettivo condiviso dalle istituzioni è rendere operativo il polo didattico entro la primavera del 2027, spostando in avanti un cronoprogramma che in passato aveva già subito diverse revisioni.

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Parallelamente, l’ala ospedaliera, progettata per circa 350 posti letto su una superficie di circa 50 mila metri quadrati, è destinata a diventare una struttura di eccellenza al servizio non solo di Caserta ma dell’intera Campania. In questa fase, mentre l’assistenza sanitaria e la didattica universitaria continuano a fare riferimento all’Azienda Ospedaliera «Sant’Anna e San Sebastiano», il nuovo Policlinico assume sempre più il valore di un investimento strategico. Non si tratta soltanto di completare un edificio, ma di costruire un hub moderno capace di integrare ricerca, formazione e assistenza sanitaria di alto livello.

Il rilancio dell’opera

A ribadire questo cambio di passo è anche l’azione parlamentare portata avanti sul territorio. «La situazione del Policlinico di Caserta sta a cuore a me come parlamentare e come cittadino», ha dichiarato Marco Cerreto, deputato campano di Fratelli d’Italia, ricordando le interrogazioni rivolte ai ministri dell’università e della ricerca e della salute, gli ordini del giorno votati all’unanimità e, da ultimo, l’impegno inserito nella finanziaria 2026 per individuare risorse adeguate al completamento dell’opera.

Un lavoro che si inserisce in una più ampia strategia di attenzione del governo verso le grandi infrastrutture sanitarie e universitarie del Sud. Accanto all’impegno dell’esecutivo, viene riconosciuto anche il ruolo della stazione appaltante, l’Università Luigi Vanvitelli, che sotto la guida del rettore Francesco Nicoletti ha lavorato per armonizzare i rapporti con la ditta appaltatrice e i subappaltatori, creando le condizioni per una programmazione più stabile e credibile. Dopo anni di incertezze, il Policlinico di Caserta torna quindi al centro dell’agenda istituzionale.

La linea del governo Meloni è quella di superare definitivamente la stagione delle incompiute, trasformando un simbolo di ritardi in un esempio di rilancio. L’obiettivo dichiarato è chiudere una vicenda troppo a lungo sospesa e restituire al territorio un polo d’eccellenza capace di rafforzare la sanità pubblica, l’università e lo sviluppo complessivo della Campania.

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